
(Credits: Epa/Mohamed Messara)
Proseguono i bombardamenti in Libia da parte di Francia, Gran Bretagna e Usa. L’operazione “Odissea all’alba” ha colpito il bunker di Gheddafi a Tripoli. La coalizione non ha creduto al cessate il fuoco dichiarato unilateralmente dal Colonnello. Esultano i ribelli a Bengasi, ma la Lega Araba critica l’attacco.
Otto tornado italiani sono partiti ieri dalla base aerea di Trapani in direzione Libia. Il loro compito è di inviduare e neutralizzare i radar delle forze armate di Muammar Gheddafi. Ma il presidente Giorgio Napolitano specifica che l’Italia “non è in guerra” contro la Libia. L’operazione militare per l’istituzione di una “no-fly zone” in Libia è iniziata sabato scorso alle 17.45. Caccia francesi hanno sganciato le prime bombe e a seguire sono arrivati i missili da parte dei sottomarini e delle contraerei di Usa e Gran Bretagna. Cento in totale. Nella notte colpito il bunker di Gheddafi a Tripoli, ma non si hanno notizie del Colonnello.
Gheddafi ha prima minacciato la coalizione, lanciando anatemi contro gli “aggressori occidentali”, ma domenica ha ripiegato sul “cessate il fuco” unilaterale. Una dichiarazione che Parigi, Londra e Washington hanno preso come l’ennesimo bluff del Colonnello, decidendo di proseguire con l’operazione “Odissea all’alba”. Intanto, la Lega Araba protesta, temendo l’uccisione di troppi civili. Mohamed Moussa, il segretario generale della Lega, ha sottolineato che l’intervento militare in Libia deve “proteggere i civili e non ucciderli“.

(Credits: Epa/Manu Brabo)
Da Washington l’Ammiraglio Mike Mullen, a capo del commando della coalizione, ha dichiarato in un’intervista su Fox News che l’intento della coalizione è di “proteggere i civili” e che nel mirino delle truppe alleate c’è solo l’esercito di Gheddafi, notevolmente “indebolito” dalle operazioni militari iniziate sabato scorso. “Abbiamo colpito molti obiettivi - ha detto l’Ammiraglio Mullen - e ci siamo concentrati sulla difesa aerea, oltre ad attaccare alcune forze di terra nei pressi di Bengasi”.

(Credits: Epa/Ecpad)
Ancora non è certo il numero delle vittime tra i civili. Voci danno a ottomila i morti tra i ribelli, ma non è arrivata alcuna conferma. Intanto, proprio a Bengasi i rivoltosi festeggiano la distruzione dei carriarmati di Gheddafi, che avevano già circondato la città e che sono stati colpiti dalle bombe dei cacciabombardieri della coalizione. La linea degli alleati è molto chiara: “Gheddafi non è un target“. Non si mirerebbe, dunque, a uccidere il Colonnello, quanto a indebolirne la sua “potenza di fuoco” per proteggere i ribelli dell’Est. Per adesso, comunque, Gheddafi è ancora “un uomo invisibile“.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e sud del Caucaso.
- Lunedì 21 Marzo 2011


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