
(Credits: Ap Foto/The Yomiuri Shimbun)
Tokyo, oggi, ha un nuovo problema da risolvere, quello dell’acqua radioattiva, che rischia di diventare eccessivamente pericolosa soprattutto per i bambini. I limiti di sicurezza sono stati superati, e le autorità hanno sconsigliato alle famiglie di far bere ai loro figli l’acqua del rubinetto, anche se per gli adulti quest’acqua parzialmente contaminata non crea alcun tipo di problema, hanno rassicurato le autorità di Tokyo. Il pericolo dell’acqua contaminata, vale la pena ricordarlo, è quello di facilitare la formazione di tumori alla tiroide. Quindi meglio estendere il divieto anche a donne incinte o in fase di allattamento.
Per precauzione, sono stati sospesi il consumo e l’esportazione di undici tipi di vegetali -tra cui spinaci, broccoli e cavolfiori, latte e prezzemolo. Il problema delle radiazioni esiste, ma sembra che, anche in questo caso, i giapponesi sappiano affrontarlo meglio di chiunque altro. Un po’ perché sanno di poter contare su personale altamente qualificato e hanno fiducia nel fatto che i tecnici chiamati a gestire l’emergenza faranno tutto il possibile per evitare che sia perso il controllo della situazione. E un po’ perché, nonostante la paura, riescono ancora ad analizzare i dati sulle precedenti catastrofi nucleari in maniera oggettiva.
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I giapponesi ricordano, ad esempio, che a Chernobyl, nonostante siano state esposte alle radiazioni ben 17 milioni di persone, “solo” 2.000 si sono successivamente ammalate di tumore alla tiroide per colpa di latte e cibo contaminato. Ancora, i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki sono stati 87.000, e quando sono state analizzate le cause della morte dei 40.000 già deceduti prima del 1992, è stato scoperto che solo 690 decessi potevano essere collegati a problemi di radiazioni. Tutto questo nonostante l’Europa continui a parlare di una possibile “apocalisse” e molti governi occidentali abbiano dichiarato di essersi attrezzati per far fronte a un “drastico peggioramento” della situazione.
Dal punto di vista delle dirette conseguenze del terremoto, invece, che per i nipponici resta il problema più urgente visti i disastri che lo stesso ha causato, quansi nessuno ha riportato la denuncia pubblicata da un quotidiano locale di Sendai, una cittadina vicina all’epicentro, di “quaranta episodi di saccheggi e furti” verificatesi nei giorni successivi alla catastrofe, anche laddove gli edifici non sono del tutto crollati e i negozi sono stati lasciati, pieni ma disabitati, “a disposizione” dei passanti. Ancora una volta, solo i giapponesi non sono stupiti da un numero nettamente inferiore a quello dei furti giornalieri registrato, in condizioni normali, in qualsiasi paese del mondo (solo in Italia i furti nelle abitazione sono in media 378 al giorno). “Se fossero stati commessi reati si sarebbe generato il panico, mentre il nostro obiettivo in momenti così delicati è quello di mantenere l’ordine e al calma”, ha spiegato un editorialista nipponico, aggiungendo che già le code, pur ordinate, davanti a negozi e supermercati evidenziano una condizione di disagio che andrebbe risolta.
Infine, fa piacere a molti notare che sono proprio i giovani, gli studenti, ad essere particolarmente attivi nella raccolta di fondi per aiutare le vittime del terremoto: il loro coinvolgimento unito al desiderio di aiutare i connazionali in difficoltà dimostra a chi li ha sempre accusati di non aver ereditato i veri valori giapponesi di stoicismo e altruismo perché viziati dalla modernità che, pur non avendo vissuto gli orrori delle guerre mondiali, le nuove generazioni restano comunque “giapponesi” sotto ogni punto di vista.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Mercoledì 23 Marzo 2011


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