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Libia, oggi vertice a Londra ma l’Italia è nell’angolo

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  • Tags: Angela Merkel, Barack Obama, Bengasi, Libia, Londra, Muammar Gheddafi, Nato, Recep-Tayyip-Erdogan, rivolte islam, siria, Sirte, world news
  • 5 commenti
(Credits: Ap Foto)

(Credits: Ap Foto)

Anna Mazzone

Oggi a Londra si terrà il summit per decidere cosa fare nella fase due dell’intervento in Libia. Domani, invece, sarà ufficiale il passaggio del testimone alla Nato, che si occuperà di gestire le operazioni successive.

Mentre Barack Obama sottolinea ancora una volta che la missione libica “non è una guerra”,  e che ha raggiunto i suoi risultati e ora è il momento di cedere il passo agli alleati del Vecchio Continente, la coalizione europea si appresta a definire i dettagli del passaggio di consegne alla Nato, ma non senza qualche polemica, soprattutto sul fronte italiano.

I big del mondo (40 Paesi  più l’Onu, l’Unione Africana e la Lega Araba)  e d’Europa si sono dati appuntamento oggi nella capitale britannica e Gran Bretagna, Francia e Germania si sono già parlati in una video conferenza “privata”, per fissare i punti dell’ordine del giorno, ma il telefono dell’Italia non è squillato. Uno “schiaffo ingiustificato“, lo definisce Franco Venturini sul Corriere della Sera, a fronte dell’impegno in prima linea dell’Italia sulla questione dei profughi e la concreta partecipazione all’intervento militare. Roma ha concesso le sue basi e ha inviato i suoi caccia; Angela Merkel si è astenuta all’Onu ed è rimasta ben lontana dalle coste libiche. Eppure, il telefono della Cancelliera ieri ha squillato.

Intanto, Muammar Gheddafi ha fatto recapitare il suo messaggio ai rappresentanti dell’Unione: “Siete come Hitler“, ha detto il Colonnello. Quello che si discuterà oggi a Londra andrà anche oltre la stretta contingenza del caso libico. Sarà un incontro di alleati vecchi e nuovi, che intendono tutti ridisegnare il proprio ruolo all’interno del consesso europeo e sullo scacchiere internazionale. Due (Sarkozy e Merkel) escono con le orecchie basse dall’ultima tornata elettorale nei loro Paesi, che li ha visti pesantemente sconfitti. David Cameron, invece, gioca a fare Tony Blair e sogna un nuovo ruolo per il Regno in tutto il Nord Africa.

(Credits: Epa/Mohamed Messara)

(Credits: Epa/Mohamed Messara)

Ma a Londra ci sarà anche la Turchia, che vuole accreditarsi come insostituibile mediatore nell’area. Recep Tayyip Erdogan sta brillantemente gestendo la crisi con la Siria per evitare ulteriore spargimento di sangue e, allo stesso tempo, favorire l’uscita di scena del dittatore Assad. Ankara ha annunciato che prenderà il controllo dell’aeroporto di Bengasi e che, attraverso un ponte navale che passa per l’isola di Creta, fornirà alla città -simbolo dei ribelli anti-Gheddafi materiale sanitario e beni di prima necessità. Una colossale operazione umanitaria, organizzata e gestita solo dai turchi. Non c’è che dire, per Erdogan è un gran bel colpo sul palcoscenico internazionale.

E dal campo arrivano notizie discordanti. Se ieri i media internazionali titolavano sulla “conquista di Sirte” da parte dei ribelli, oggi invece arriva la notizia che si trattava di una “bufala” e che i rivoltosi starebbero marciando verso la città natale del Colonnello, ma sarebbero ancora molto distanti dal centro abitato.

—

Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e sud del Caucaso.

  • anna.mazzone
  • Martedì 29 Marzo 2011

Vedi anche:

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Commenti

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Il 29 Marzo 2011 alle 12:22 yahuwah ha scritto:

Ribelli o TERRORISTI ?
Possibile che in Italia l’informazione NON ESISTE?

WASHINGTON — In 2007, when American combat casualties were spiking in the bloodbath of the Iraq War, an 18-year-old laborer traveled from his home in eastern Libya through Egypt and Syria to join an al Qaeda terrorist cell in Iraq. He gave his name to al Qaeda operatives as Ashraf Ahmad Abu-Bakr al-Hasri. Occupation, he wrote: “Martyr.’’

Abu-Bakr was one of hundreds of foreign fighters who flocked into the killing zones of Iraq to wage war against the “infidels.” They came from Saudi Arabia, Syria, Oman, Algeria and other Islamic states. But on a per capita basis, no country sent more young fighters into Iraq to kill Americans than Libya — and almost all of them came from eastern Libya, the center of the anti-Gaddafi rebellion that the United States and others now have vowed to protect, according to internal al Qaeda documents uncovered by U.S. intelligence.

The informal alliance with violent Islamist extremist elements is a coming-home of sorts for the United States, which initially fought on the same side as the Libyan fighters in Afghanistan in the 1980s, battling the Soviet Union.

According to a cache of al Qaeda documents captured in 2007 by U.S. special operations commandos in Sinjar, Iraq, hundreds of foreign fighters, many of them untrained young Islamic volunteers, poured into Iraq in 2006 and 2007. The documents, called the Sinjar documents, were collected, translated and analyzed at the West Point Counter Terrorism Center. Almost one in five foreign fighters arriving in Iraq came from eastern Libya, many from the city of Darnah. Others came from Surt and Misurata to the west.

On a per capita basis, that’s more than twice as many than came from any other Arabic-speaking country, amounting to what the counter terrorism center called a Libyan “surge” of young men eager to kill Americans.

During 2006 and 2007, a total of 1,468 Americans were killed in combat and 12,524 were badly wounded, according to Pentagon records.

Today, there is little doubt that eastern Libya, like other parts of the Arab world, is experiencing a genuine burst of anti-totalitarian fervor, expressed in demands for political freedom and economic reforms. But there also is a dark history to eastern Libya, which is the home of the Islamic Libyan Fighting Group, an anti-Gaddafi organization officially designated by the State Department as a terrorist organization.

Story continues below
AdvertisementThe group was founded by Libyan mujahideen returning in the mid-1990s from Afghanistan, where they had gone to fight the Soviets’ Red Army. Building on a radical Islamist credo, they organized to fight the secular corruption of the Gaddafi regime. In 1996 they nearly succeeded in assassinating Gaddafi by attacking his motorcade with either a bomb or a rocket-propelled grenade which missed its target. The attack led to a severe crackdown by the regime. Many were imprisoned or disappeared, but the CIA still regards the group as one of the many franchises of al Qaeda, including al Qaeda in the Arabian Peninsula, which operates in Yemen, and al Qaeda in the Islamic Maghreb, which is active in Algeria and elsewhere in North Africa.

Eastern Libya has been described by U.S. diplomats as a breeding ground for Islamist extremism. In diplomatic cables released by Wikileaks, the region’s young men were said to have “nothing to lose” by resorting to violence. Sermons in the local mosques are “laced with phraseology urging worshippers to support jihad,” one diplomat reported.

U.S. officials declined to discuss the make-up of the anti-Gaddafi forces in eastern Libya, and U.S. intelligence agencies declined to comment publicly. To be sure, extremist elements make up only a portion of the resistance to Gaddafi and have been present in every popular uprising in the region stretching from the Iranian revolution to the Egyptian people’s overthrow of Hosni Mubarak. But others caution that in the chaotic jockeying for power that will ensue, whether or not Gaddafi is forced from power, eastern Libya’s extremist groups will emerge.

“Lingering civil conflict in Libya (certain to happen if Gaddafi clings to power) would create ample ground for radicalization and extremist recruitment,” Yasser al-Shimy, an Egyptian diplomat who defected during the last days of the Mubarak regime, wrote recently. Protracted civil conflict “usually induces radicalization and chaos. In other words, Libya might turn into a giant Somalia: a failed state on Egypt’s borders with radical groups taking advantage of the mayhem,” al-Shimy wrote in the blog, Best Defense. Or as Secretary of State Hillary Clinton said Friday about the immediate future of Libya: “We don’t know what the outcome will be.”
http://www.huffingtonpost.com/.....37894.html

Il 29 Marzo 2011 alle 12:54 indigesto ha scritto:

L’Italia, gentile Professoressa, cerca un ruolo che le garndi Potenze non sono disposte a concederle. Tuttalpiù la vedono come “valvola di sicurezza” (della loro sicurezza, ben s’intende!)dell’immigrazione selvaggia, in atto da tempo, dei paesi africani. Chissà che per il futuro non prevedano l’africanizzazione del nostro meridione e che le ventilate secessioni non facciano proprio parte di questo progetto. La politica estera dell’UE la dettano Francia, Inghilterra e, marginalmente, Germania. Chi si era illuso che, al momento buono, non ricomparissero brutalmente i loro interessi è servito! L’Italia non ha mai imparato ad essere nazione, nè tantomeno può provarci in queste condizioni. E’ già nata con molti fattori negativi, che si sono aggravati nel tempo. Questo, le grandi potenze, che l’hanno voluta unita (ma sempre per i loro interessi), lo sanno!

Il 29 Marzo 2011 alle 19:47 anna.one ha scritto:

Il telefono dell’Italia non é squillato?

Ma il ministro degli esteri Franco Frattini non é a Londra per proporre un accordo che include un cease-fire, esilio dorato per Colonel Crazy e un framework per discussioni tra ribelli e leaders tribali?

Il 29 Marzo 2011 alle 20:25 anna.one ha scritto:

hmmm The freezing of the Rhine..

http://gatesofvienna.blogspot......rhine.html

Il 30 Marzo 2011 alle 5:55 anna.one ha scritto:

Il caro indigesto si chiede spesso ma chi c’é dietro questo humongous casino? I mullahs lo sanno e credono sia il segno che il 12esimo imam uscirà presto dal pozzo, il ..coming del Mahdi is upon us! Prepariamoci perché le armi dell’Islam saranno da lui guidate alla vittoria su tutti i kuffar!!!! Figuriamoci poi se potrà usare qualche nuke…
Guardare il video per credere!

http://atimetobetray.com/blog/.....the-video/

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