
(Credits: Epa/Asahi Shimbun)
Il Giappone è in difficoltà: nell’area attorno a Fukushima le ultime rilevazioni della Tepco, la società che si occupa della gestione delle centrali nucleari, parlano di un tasso di iodio radioattivo 10.000 volte superiore al limite legale registrato in mare. Un tasso che in poche ore è cresciuto alla velocità della luce, visto che appena cinque giorni fa superava i limiti tollerabili di “solo” 1.250 volte, e ieri di 4.385.
Il premier Naoto Kan ha cercato di rassicurare la popolazione promettendo che la centrale di Fukushima verrà smantellata e che al più presto saranno rivisti i piani di costruzione di nuove centrali. Nel frattempo, i 300 tecnici, ingegneri, militari e vigili del fuoco impegnati ormai da settimane nelle operazioni di messa in sicurezza degli impianti non abbandonano la rispettiva postazione di lavoro, pur iniziando a temere che dopo essere rimasti esposti così a lungo alle radiazioni la loro salute potrebbe essere seriamente compromessa.
Nel frattempo, anche se le autorità continuano a ribadire che “i giapponesi non correranno alcun rischio di contaminazione se continueranno a seguire scrupolosamente i consigli del governo” e gli esperti rassicurano la popolazione che le falde acquifere sotto le centrali non verranno contaminate e che la carne della zona non è più pericolosa, la paura aumenta. E, per precauzione, tutti i cittadini allontanati dalle zone considerate più a rischio potrebbero non poter tornare a casa, per lo meno nel medio periodo. Ad altre 136mila persone che attualmente vivono in un raggio di trenta chilometri dalle centrali atomiche è stato raccomandato di rimanere in casa se proprio non possono trasferirsi altrove.
Sale anche il bilancio delle vittime: quelle confermate sono circa 11.500, ma ancora più preoccupante è il numero dei dispersi, stimato oggi in 16.500 unità, visto che a tre settimane del terremoto la probabilità di trarre in salvo altri sopravvissuti si è drasticamente ridotta. Allo stesso tempo, nessuno vuole smettere di cercare, e 24.000 soldati sono partiti oggi per una missione di tre giorni per cercare di recuperare quanto meno i cadaveri di chi è rimasto bloccato nelle zone che lo tsunami dell’11 marzo ha reso inaccessibili alle squadre di soccorso. Anche se l’accesso all’area in cui è stato registrato il più alto livello di radiazioni, e dove si teme possano essere rimaste sepolte un migliaio di persone, rimarrà ancora a lungo bloccato.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Venerdì 1 Aprile 2011


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Commenti
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Il 2 Aprile 2011 alle 9:40 mfattoretto ha scritto:
Se solo si fosse pensato all’energia verde e alla Certificazione Energetica ora non avrebbero questo problema.
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