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Il diario quotidiano (con video) del reporter di guerra Fausto Biloslavo.
Tripoli, 3 aprile 2011
Tripoli, 31 marzo 2011
Sirte, 28 marzo 2011
Tripoli, 25 marzo 2011
Vittime civili dei bombardamenti?
TRIPOLI 23 marzo
Quinto giorno di guerra. Al posto di blocco delle guardie popolare, i civili armati da Gheddafi per difendere la capitale, mettono a palla il “zanga zanga”. E’ l’ultimo tormentone musicale della guerra, che va di moda a Tripoli. I miliziani armati di kalashnikov che presidiano Abu Slim, uno dei quartieri più grandi e poveri della capitale usano il zanga zanga anche come suoneria dei telefonini. Da non confondere con il bunga bunga è una specie di rap che prende spunto dalle terribili parole pronunciate dal colonnello Gheddafi alla vigilia dell’attacco alleato. “Io con altri milioni ripuliremo la Libia dai ratti (i ribelli nda) - aveva urlato Gheddafi sbattendo i pugni sul podio e agitandoli in aria - Centimetro per centimetro, casa per casa, stanza per stanza, vicolo per vicolo”. Zanga significa vicolo e la voce burbera del colonnello è stata ripresa, mixata e trasformata in una melodia rap di grande successo. I suoi fan l’hanno imparata a memoria e ce la cantano in coro.
TRIPOLI, 23 marzo 2011
Lo zanga zanga rap filo Gheddafi
Il ribelle prigioniero: «In Inghilterra raccoglievo fondi per i terroristi»
TRIPOLI , 15 marzo - “Il nostro obbiettivo era di rovesciare il regime in Libia” ammette Salah Mohammed Abu Oba. Dallo sguardo si capisce che ha paura. Indossa un paio di jeans e la giacca di una tuta nera con cappuccio. Porta la barba lunga ed in faccia non ha segni di maltrattamenti. Però si capisce lontano un miglio che deve aver passato momenti terribili nelle mani della polizia segreta di Gheddafi. Lo hanno preso ad Al Zawia, la città ribelle alle porte di Tripoli, che per prima è stata riconquistata dal regime. Salah fa parte del Gruppo islamico combattente, una fazione armata fondamentalista che ha aderito ad al Qaida. Lo fanno vedere davanti alle telecamere per dimostrare la tesi del colonnello: i ribelli sono in mano ai terroristi. Per questo motivo il suo racconto va preso con la dovuta cautela. “Ho aderito al gruppo armato nel 1997 nello Yemen. Poi sono andato in Inghilterra chiedendo asilo politico” racconta il presunto terrorista. Classe 1967 viveva a Manchester con la moglie e quattro figli. Il suo compito era quello di raccogliere fondi grazie alle organizzazioni caritatevoli islamiche e le moschee. “Solo a Manchester i membri del Gruppo combattente, che conoscevo, erano una trentina” spiega il prigioniero di Gheddafi, che in Inghilterra ottenuto la citadinanza. Nel 2010 torna in Libia grazie all’amnistia fortemente voluta da Seif el Islam, figlio di Gheddafi. Quando scoppia la rivolta occupa la piazza principale di Al Zawia e garantisce la logistica dei rivoltosi. “Facevo arrivare medicine, mappe, cibo e soprattutto aiutavo i combattenti, che arrivavano dall’Inghilterra a raggiungere la Libia attraverso la Tunisia” racconta con la voce ogni tanto tremante. Lo hanno preso nella piazza di Al Zawia a rivolta soppressa e sembra che voglia pentirsi sperando di farla franca. Nella roccaforte di Bengasi era in contatto con Jamil Abu Shala, un pezzo grosso del Gruppo combattente libico. Di guerriglieri stranieri ne ha sentito parlare, ma visto solo uno di cittadinanza egiziana. Conferma che non tutti i ribelli sono legati a gruppi estremisti e giura “che i numeri dei morti ad Al Zawia (200-300 in un giorno nda), compresa la storia dei bombardamenti aerei erano un’invenzione”.
Gli altri capitoli del diario di Biloslavo
- Domenica 3 Aprile 2011


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Il 4 Aprile 2011 alle 21:47 Libia: ma la Nato può vincere la guerra senza gli Usa? – L’ANALISI | Italia in Guerra ? ha scritto:
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