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Stati Uniti: tribunale militare per la mente dell’11 settembre

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  • Tags: 11-settembre, Barack Obama, Guantanamo, Khalid-Sheikh-Mohammed, new-york, obamamania, tribunale militare
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Khalid Sheikh Mohammed (Credits: LaPresse/Ap)

Khalid Sheikh Mohammed (Credits: LaPresse/Ap)

Michele Zurleni

Era attesa, ma non per questo è meno significativa: la retromarcia dell’amministrazione Obama sul processo civile a Khalid Sheikh Mohammed, la mente dell’attentato alle Torri Gemelle, la decisione di farlo giudicare da una corte militare, mettono (con tutta probabilità) una pietra (tombale) sul tentativo di Obama di cambiare rotta nella lotta al Terrore rispetto al suo predecessore, George W. Bush.

L’annuncio dell’Attorney General Eric Holder si è trasformato in una sorta di (auto)sconfessione, di resa (incondizionata) dell’Amministrazione. Il braccio di destro di Osama Bin Laden, l’uomo che organizzò l’11 settembre sarà processato da uno dei tribunali militari che furono istituiti da Bush e non da una corte civile come aveva chiesto Barack Obama.

La Casa Bianca e il Dipartimento della Giustizia si sono dovuti arrendere per una ragione: la decisione del Congresso di bloccare i fondi per il trasferimento dei 5 detenuti incriminati per l’11 settembre (attualmente a Guantanamo) nelle carceri federali per il processo. Troppo alti i costi per la sicurezza, ha detto il Congresso; troppo difficile la gestione (politica) di un gruppo di terroristi il cui destino giudiziario (la sentenza davanti a un tribunale civile) non era per nulla scontata.

Il blocco dei fondi da parte di Capitol Hill è stato il fattore che ha provocato il collasso della macchina costruita da Obama per “distruggere” l’architettura anti-terrorismo messa in piedi dalla precedente amministrazione.

Ma non solo. L’ipotesi di far giudicare Khalid Sheikh Mohammed da un tribunale di New York si era rivelata difficile già in partenza. Nella città le cui ferite dell’11 settembre sono ancora aperte, nessuno lo voleva.

Mesi fa, dopo l’annuncio di Holder di voler trasferire gli imputati in un supercarcere alle porte di New York, le angosce, il terrore, i fantasmi della strage delle Torri Gemelle si era risvegliate e avevano provocato una forte opposizione alla decisione dell’amministrazione Obama.

Tanto forte che l’iter del trasferimento venne sospeso da Holder. Un altro fatto che ha contribuito a rendere più prudente l’amministrazione è stata l’assoluzione per tutti i capi d’imputazione (280, tranne uno) nel processo civile a carico di Ahmed Ghailani, uno dei detenuti di Guantanamo, accusato di avere avuto un ruolo negli attentati contro le ambasciate Usa in Africa nel 1998.

Dopo quella sentenza, nel novembre del 2010, il Congresso ha subito votato la legge per il blocco dei fondi per il trasferimento dei prigionieri da Guantanamo negli Stati Uniti.

“Non abbiamo altra scelta che far giudicare Khalid Sheikh Mohammed da una corte militare perché quelle norme ci impediscono di allestire un processo civile e i parenti delle vittime dell’11 settembre da troppo tempo aspettano giustizia” - ha detto il Segretario alla Giustizia Eric Holder nella conferenza stampa convocata nel pomeriggio.

Il tribunale militare dovrà vagliare le 81 pagine di accuse contro la mente dell’attentato alle Torri Gemelle. Per Barack Obama un’ attesa, scontata, imposta, ma non per questo meno clamorosa retromarcia sui metodi da adottare nella guerra ai terroristi di Al Qaeda.

—

Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori

  • michele.zurleni
  • Martedì 5 Aprile 2011

Vedi anche:

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