
I semi di girasole di Ai Weiwei (Credits: EPA/ANDY RAIN)
A quattro giorni dall’improvvisa scomparsa, arrivano finalmente nuove notizie sulla detenzione dell’artista dissidente Ai Weiwei, che l’Occidente ha conosciuto soprattutto grazie all’installazione composta da quindici milioni di semi di girasole in porcellana realizzati a mano esposta lo scorso ottobre alla Tate Modern di Londra.
Nonostante Ai Weiwei sia stata una delle menti che ha contribuito alla progettazione dello stadio olimpico di Pechino -pur essendosi poi scontrato con le autorità accusandole di voler sfruttare i giochi a fini propagandistici, i semi esposti in Inghilterra che ricordano gli anni del comunismo e simboleggiano le carestie patite dal popolo hanno indispettito il Partito, che da quel momento ha capito che, come il padre Ai Qing, già esiliato dal regime alla fine degli anni ‘50 a causa del suo dissenso, l’artista, rientrato in patria nel 1993, avrebbe potuto creare parecchi problemi al regime. Del resto, il suo blog, nonostante le continue censure, è stato letto in media da 10.000 utenti al giorno fino a quando la polizia informatica non ha deciso, a maggio 2009, di bloccarlo definitivamente.
Oggi la portavoce del ministero degli Esteri Hong Lei ha chiarito che l’artista, arrestato all’aeroporto di Pechino da dove stava per spostarsi a Hong Kong, è sospettato di aver commesso “crimini economici“, e ha raccomandato ai paesi stranieri di non interferire nelle questioni interne della Repubblica popolare chiedendo chiarimenti su questo arresto.
E’ possibile che l’accusa sia stata formulata apposta per evitare che la detenzione di Ai Weiwei fosse associata a problemi di rispetto dei diritti umani o di libertà di espressione, in un momento in cui Pechino si sente particolarente vulnerabile. Non solo per le tensioni create dai gelsomini cinesi, ma anche per le rivelazioni sui soprusi commessi dalle autorità durante la detenzione di un altro dissidente, Zhao Lianhai, padre di uno dei 300.000 neonanti che si sono ammalati per aver bevuto il latte alla melamina, che ha raccontato al South China Morning Post di essere stato forzato a inalare le polvere di latte alla melamina per due giorni consecutivi come punizione per il suo sciopero della fame. Dimostrando, ancora una volta, che per i dissidenti cinesi non è cambiato nulla.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Giovedì 7 Aprile 2011


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Commenti
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Il 8 Aprile 2011 alle 13:52 indigesto ha scritto:
E cosa potrà mai cambiare, gentile Professoressa! Il relativo benessere finirà per dare una mano a questo regime. Se non cambierà nulla nel palazzo, attendersi cambiamenti dal popolo è pura illusione.
Il 8 Aprile 2011 alle 21:41 e.fumagalli ha scritto:
Fonti meglio informate dicono che su 400 milioni di internauti, solo un centinaio hanno aderito alla rivoluzione dei gelsomini, subissati da milioni che li accusano di disfattismo. Con quei 15 milioni di semi di girasole di porcellana, quante bocche ha sfamato il benestante architetto. Zheng Bijian dice cose interessanti sostenendo che prima di tutto è necessario distribuire benessere e in Cina ne hanno ancora da fare, poi si parlerà di libertà. Comunque con una crescita del 10,5% contro lo zero o recessione nostra, meglio qualche fanatico in galera che milioni di nostri non sapere come finire il mese. Ad Asti i cinesi aprono una fabbrica mentre le nostre chiudono e altri bombardano.
http://www.ilsole24ore.com/art.....2207.shtml
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