
Il ministro della Difesa afgano Abdul Rahim Wardak (Credits: Epa)
Il presidente afghano Hamid Karzai aveva ufficializzato il 22 marzo l’inizio della transizione delle responsabilità della sicurezza tra le truppe alleate e quelle di Kabul per il prossimo luglio, ma nel governo, ora, c’è chi mostra scetticismo circa il successo dell’operazione. Per il ministro dell’Interno, il generale Besmellah Mohammadi, esercito e polizia afghani non sono ancora pronti ad assumersi da soli la responsabilità della sicurezza sul territorio nazionale.
Parlando alla Camera dei deputati, il ministro ha sostenuto che ”tutti siamo d’accordo sul piano di transizione”, ma che le forze di sicurezza afghane attualmente non hanno né la capacità né l’abilità di assumere senza l’appoggio della Coalizione internazionale la responsabilità di contrastare gli insorti.
”Ritengo che il trasferimento delle responsabilità della sicurezza dovrebbe cominciare non prima di tre anni” cioè nel 2014, quando i piani della Nato e di Kabul prevedono la fine del processo di transizione e il ritiro delle truppe alleate“, ha dichiarato Mohammadi.
I timori di Mohammadi sono condivisi anche dal ministro della Difesa, Abdul Rahim Wardak. ”Ho avvertito la comunità internazionale che i gruppi anti-governativi e i loro sostenitori potrebbero deliberatamente darci una falsa sensazione di vittoria per accelerare la partenza delle truppe della Nato e dopo tornare a combattere con tutte le loro forze”.
A luglio, è previsto il passaggio di consegne in aree relativamente tranquille e a bassa presenza di insorti: le province di Kabul (a eccezione del distretto di Surobi presidiato dalle truppe francesi), Panshir e Bamyan e i centri urbani di Herat (ovest), Lashkar Gah (sud), Mazar-i-Sharif (nord) e Mehtarlam (est). Un programma che coinvolge anche il contingente italiano, che sta raggiungendo 4.200 effettivi con l’afflusso dei reparti paracadutisti della Brigata Folgore che da alcuni giorni ha rilevato gli alpini nell’Afghanistan Occidentale.
Una riduzione delle forze italiane nell’area di Herat potrebbe, peraltro, consentire di rafforzare la presenza di truppe da combattimento nelle aree più calde del settore, in Gulistan e a Bala Murghab.
Nei prossimi mesi si dovrà quindi verificare la “tenuta” delle forze afghane, 155 mila militari destinati a salire entro l’anno a 171.600 affiancati da 134 mila agenti di polizia impegnati al fianco di 140 mila militari alleati contro un’armata talebana stimata in 25/30 mila combattenti.
In vista del ritiro alleato nel 2014 (dopo il quale è prevista comunque la permanenza di istruttori occidentali) alcuni Paesi, come Germania e Spagna, hanno annunciato che già dall’anno prossimo inizieranno a ridurre i propri contingenti. Un atteggiamento stigmatizzato nelle scorse settimane dal Segretario alla difesa statunitense, Robert Gates, secondo il quale “si parla troppo di ritiri e troppo poco di come finire il lavoro nel modo giusto“. In fondo il comando alleato guidato dal generale David Petraeus prevede per la primavera-estate “combattimenti più duri e pesanti”.
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- Venerdì 8 Aprile 2011

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Commenti
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Il 9 Aprile 2011 alle 18:22 anna.one ha scritto:
American e Italian Provincial Reconstruction Base.
http://gigapan.org/gigapans/73.....ts/204667/
Non credo che ci ritireremo nel 2014…
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