
Ollanta Humala parla ai sostenitori (AP Photo/Martin Mejia)
Anche se i risultati del voto saranno ufficializzati solo tra una settimana a causa di un sistema elettorale antidiluviano, al ballottaggio del 5 giugno per le elezioni presidenziali in Perù andranno sicuramente l’ex tenente colonnello dell’esercito Ollanta Humala, candidato della sinistra nazionalista, e Keiko Fujimori.
Populista di destra, Keiko è figlia di Alberto Fujimori, l’ex presidente oggi in carcere per corruzione e violazioni dei diritti umani. Tra una settimana saranno comunque confermati i dati degli exit poll con Humala ben oltre il 30%, Keiko attorno al 23% e tutti gli altri candidati sotto il 20%. A cominciare da Pedro Pablo Kutczynski.
Nonostante una bella rimonta nell’ultimo mese, Kutczynski, già ministro dell’Economia dell’ex presidente Alejandro Toledo - anche lui candidato e con il quale ha rifiutato l’alleanza - ha de facto tolto la possibilità di arrivare al secondo turno sia a se stesso che a Toledo. PPK, così lo chiamano tutti in Perù, non ha ancora ammesso la sconfitta ma sarà costretto a farlo, seppur a malincuore, a breve.
Sconfitta senza precedenti, invece, per l’APRA, il partito iscritto all’Internazionale socialista del presidente uscente Alain García, che dovrebbe portare a casa la miseria di 4 seggi sui 130 a disposizione in parlamento ma che, secondo informazioni raccolte da Panorama.it, potrebbe appoggiare Humala al secondo turno.
E dalle prime dichiarazioni sia di Alejandro Toledo, fermo attorno al 15%, che dei consiglieri di Humala è molto probabile che l’ex presidente (2001-2006), stimato economista di Harvard, decida di allearsi con Ollanta al secondo turno. “La priorità è il modello e la ridistribuzione a tutti i peruviani delle ricchezze” ha infatti dichiarato ieri notte Toledo, facendo propendere gli analisti per l’ipotesi di un’alleanza con un Humala sempre più simile a Lula, grazie ai suoi consiglieri speciali brasiliani senza i quali non proferisce verbo, che al presidente venezuelano Hugo Chávez.

Keiko Fujimori (Credits: Congreso de Perù by Flickr)
A rafforzare l’ipotesi di un’alleanza Humala-Toledo in grado di sconfiggere la Fujimori al secondo turno è la composizione del nuovo Parlamento. Gana Perù e Perù Posible, i partiti dei due, insieme porterebbero a casa ben 68 seggi in base ai dati parziali e, dunque, la maggioranza assoluta in parlamento.
Certo è molto probabile che chi ieri ha votato per l’ex sindaco democristiano di Lima Luis Castañeda o per PKK, al secondo turno scelga la Fujimori. Ma potrebbe non bastare e, paradossalmente, a quel punto potrebbe essere decisivo per la vittoria della figlia di Fujimori l’appoggio di un APRA ridotto ai minimi termini, senza un candidato per la presidenza e assolutamente silente al primo turno.
Difficile impresa per Keiko anche perché proprio ieri Garcia, il deus ex machina dell’Apra, ha parlato di “cambiamento del modello” sulla falsariga di Toledo e di Humala. Un cambiamento soft sul modello brasiliano quello che predica oggi l’Ollanta seconda versione e made in Brasil, e non quello rivoluzionario filochavista. Anche per questo, a differenza di cinque anni fa quando al ballottaggio fu sconfitto dallo stesso García dopo aver vinto il primo turno, questa volta Humala potrebbe farcela a diventare presidente.
—
Paolo Manzo, giornalista free-lance, vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Parla 6 lingue, laurea alla Bocconi, master all’ICE e scrive, tra gli altri, per CartaCapital, Le Monde Magazine, The News, La Stampa e Il Secolo XIX. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri.
- Lunedì 11 Aprile 2011

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Il 14 Aprile 2011 alle 6:34 anna.one ha scritto:
Danno vincente Humala, gli esperti, questo é un “Foro de São Paulo” evento politico!
Chissà se ascolterà mommy e metterà al muro tutti i gays.
É chiaro che hanno ragione quelli che dicono che il marxismo é come una specie di herpes per Latin America, non va mai via del tutto, ci sono troppi tesserati, membri dei Gruppi dei Perpetuamente Diseredati e storicamente ignoranti in economia che sopravvivono i massacri politici che si verificano con una regolarità cronometrica e che danno la colpa al capitalismo per tutti i loro mali.
Il Perù ha benificato dall’aumento dei prezzi del rame, oro e argento (grazie China!), Humala accumulerà quanto puo’ e dirà che le miniere appartengono ai peruviani, alla Chavez. Non ci saranno mai sufficienti capitali per costruire la loro Utopia Socialista e finiranno come il “paradiso cubano” e quello venezuelano, ma la colpa sarà sempre e comunque degli evil imperialisti yankees… Ho-Chi-Com-Fumin insegna!
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