
(Credits: Ap Foto/ Air Photo Service)
Fukushima come Chernobyl. Il Giappone ha portato a 7 il livello di rischio radiazioni della centrale nucleare, dove la situazione continua ad essere di massima allerta, tra nuovi incendi e scosse sismiche che rallentano le operazioni di messa in sicurezza.
La notizia arriva da Tokyo. Il livello di pericolo della centrale di Fukushima Daiichi è salito da 5 a 7, quello più alto, pari solo alla catastrofe di Chernobyl nel 1986. Il precedente livello 5 sulla “Scala Internazionale di incidenti nucleari” fissata dall’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale giapponese (sotto il controllo del ministero dell’Economia e del Commercio) corrispondeva all’incidente di Three Miles Island negli Stati Uniti, del lontano 1979.
Fukushima sembra un inferno senza fine. Le nuove scosse di terremoto hanno innescato altri incendi, difficili da domare. E ogni volta che dalla centrale si vede fuoriuscire del fumo il panico assale gli osservatori increduli.

(Credits: Epa/ Asahi Shimbun)
Insomma, la paura torna a diffondersi per gli effetti devastanti di una contaminazione massiccia. Per il momento, come scrive la Bbc, “non risultano morti dovuti alle perdite radioattive e (nonostanteil livello 7) non sembrano esserci rischi per la salute degli esseri umani”. Le radiazioni di Chernobyl sono state comunque dieci volte più forti.
Raggiunto da Panorama.it, il professor Hisashi Ninokata, docente di Ingegneria Nucleare presso il Tokyo Institute of Technology e tra i membri dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale del Giappone, conferma che, pur nell’estrema gravità del momento, “la situazione di Fukushima non è paragonabile a quella di Chernobyl“, perché in Giappone “non è avvenuta alcuna fusione nucleare del nocciolo, come invece accadde in Ucraina nel 1986″. Ma la paura resta, così come le dure critiche a come Tokyo ha gestito la crisi. Gli Stati Uniti si sono detti profondamente frustrati dalle “informazioni sul disastro nucleare” che arrivano dall’impero del Sol Levante.

(Credits: Epa/Dai Kurokawa)
A un mese esatto dal terremoto e dallo tsunami che hanno sconvolto il Paese mettendolo in ginocchio, il partito Democratico (Dpj) che guida il governo è in caduta libera nei sondaggi. E la spirale in discesa della formazione politica del premier Naoto Kan non sembra volersi arrestare. Il disastro dell’11 marzo ha peggiorato la posizione dei Democratici, accusati di aver gestito la crisi nel peggiore dei modi e di aver coperto la Tepco (la compagnia che si occupa della gestione e della manutenzione della centrale di Fukushima Daiichi), responsabile di negligenze e gravi omissioni.
Intanto, l’Asahi Shimbun dà notizia che “gli eroi” di Fukushima, intenti a lavorare per spegnere gli incendi nella centrale, sapendo che con un’altissima probabilità verranno contaminati dalle radiazioni, non sono 50 - come si pensava inizialmente - ma 700. Un esercito di volontari che stanno disperatamente lottando contro il tempo, ormai da più di un mese.
—
Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso
- Martedì 12 Aprile 2011


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Commenti
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Il 13 Aprile 2011 alle 6:37 anna.one ha scritto:
Sembra che dobbiamo preoccuparci per un altro disastro, questa volta man made.
Funzionari della Saudi Arabia e Kuwait hanno messo in guardia gli Stati Uniti che se l’Iran attiva il suo primo reattore nucleare a Bushehr a maggio come previsto, c’è una buona probabilità che farà saltare in aria l’intera regione del Golfo che subirà un disastro nucleare su scala Fukushima ed esporrà milioni alla contaminazione radioattiva.
La questione è stata sollevata con urgenza nei recenti colloqui US-Saudi Arabia il 4 aprile con il Segretario alla Difesa americano Robert Gates e di nuovo lunedi 11 aprile con il National Security consigliere di BHO, Tom Donilon.
Le visite ufficiali ad alto livello degli US a Riyadh attestano la feroce discordia tra il re saudita Abdullah e l’amministrazione, non solo riguardo l’Iran e la sua attività nucleare, ma l’intera gamma della politica americana nel Medio Oriente.
Quando ha incontrato il segretario alla difesa Gates, il re ha accusato la White House di ignorare le prove che l’intelligence saudi ha passato alla CIA, che dimostrano come Tehran e Hezbollah stanno attivamente fomentando i disordini in Bahrain, al fine di innescare disturbi paralleli nelle regioni orientali del petrolio saudi tra i due milioni di sciiti che vi abitano. Abdullah ha denunciato senza mezzi termini che non importa quali prove ha messo davanti ad Obama, egli si rifiuta di muoversi dal suo corso di impegno nei confronti dell’Iran.
Il re ha dichiarato con rabbia che l’atteggiamento lassista americano verso le aspirazioni nucleari della Repubblica islamica pone l’esistenza stessa della Arabia e le nazioni del Golfo Persico in pericolo.
Anche gli iraniani, Abdullah ha detto a Gates, sono spaventati di attivare il reattore nucleare per la preoccupazione per la propria gente.
Il 13 Aprile 2011 alle 14:41 indigesto ha scritto:
Ormai degli incidenti a catena in Giappone si fa un gran dire dimenticando le cause originarie che li hanno scatenati: vetustà degli impianti, che dovevano essere già chiusi per aver completato la loro vita economica e l’inadeguatezza delle apprecchiature di emergenza per il raffreddamento del nocciolo, di vecchia concezione. Il tutto in presenza di un evento di eccezionale gravità, terremoto e tzunami, non previsto nei termini in cui si è verificato.
Dunque si va verso il sensazionalismo, che tanta presa deve aver fatto anche sul Re saudita, che dice di temere gli impianti nucleari dell’Iran, ma che in effetti ne teme l’armamento atomico. Il grottesco sta sulla pressione che opera sugli USA, come se questi non avessero abbastanza gatte da pelare, soprattutto ora che Francia e Granbretagna gliene hanno procurata un’altra in Libia.
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