
Laurent Gbagbo e la moglie Simone al Golf Hotel di Abidjan (Credits: AP Photo/Aristide Bodegla)
Si chiude così il lungo braccio di ferro Gbagbo-Ouattara in Costa d’Avorio. Con l‘arrresto dell’ex Presidente ivoriano. Con l’immagine di uno spaesato Gbagbo e della moglie Simone in una camera del Golf Hotel ad Abidjian.
Due giorni fa, le forze fedeli a Ouattara, con l’appoggio delle forze francesi, sono penetrate, dopo intensi scontri, nella residenza-bunker di Gbagbo e lo hanno arrestato. Un’improvvisa accelerazione delle operazioni militari repubblicane (FRCI) che hanno raggiunto il loro scopo grazie al ruolo giocato dalle forze Onu e francesi. Senza di loro, francamente, è difficile immaginare che gli uomini di Ouattara sarebbero arrivati a prendere Gbagbo.
Così fin da domenica, le forze della missione Onuci e gli elicotteri francesi hanno aperto il fuoco contro la residenza di Gbagbo, preparando l’assalto delle FRCI. ”Sono gli elicotteri dell’Onuci che hanno cominciato a bombardare, poi la Francia, come ci è stato chiesto, è giunta in sostegno”, ha dichiarato ieri il ministro degli Esteri francese Alain Juppé.
Resta il mistero sul presunto ingresso delle truppe della Licorne dentro il bunker di Gbagbo. Restano i dubbi su come si sia mossa la Francia. I portavoce di Gbagbo in Europa sostengono che vi sia stato un intervento diretto fin dentro la residenza. I francesi smentiscono con forza.
Critica la posizione di molti Paesi africani sull’atteggiamento “necolonialista” dei francesi. La Costa d’Avorio è ricca, e il cacao (ma non solo) fa gola a molti. La Francia, intanto, per bocca del primo ministro Francois Fillon ha affermato che “non c’è alcuna ragione perché la missione militare Licorne si trattenga a lungo termine”. E ha promesso aiuti per 400 milioni di euro.
Insomma un governo, quello di Ouattara, che nasce sotto il segno francese. Militarmente (vedremo quanto nei prossimi giorni si farà luce su questo aspetto) ed economicamente. Storicamente, i francesi hanno forti interessi nel Paese africano. In passato, in particolare, tra il gruppo Bolloré (logistica) e Laurent Gbagbo per il porto di Abidjian. E tra il gruppo Bouygues (settore acqua ed elettricità) e Ouattara, quando questi era primo ministro negli anni ‘90.
Ora, per Ouattara, comincia la sfida più difficile, quella della riconciliazione nazionale. Immediati i suoi appelli all’unità del Paese. Immediati gli appelli alla pace. Ma restano le ombre sui massacri compiuti a ovest in territori controllati dalle forze a lui fedeli.
Altro punto fondamentale: come andranno a convivere i due schieramenti armati, l’uno fedele a Gbagbo, l’altro a Ouattara in un futuro esercito nazionale ivoriano?
L’Unione Europea ha esortato Ouattara a “dare vita a un esecutivo con un’ampia base di rappresentanza che possa riflettere tutte le regioni e le opinioni politiche dello Stato”. Questo è il punto cruciale: riuscirà il presidente regolarmente eletto a tenere insieme non solo le due fazioni, ma le tante anime (etnico-religiose) che compongono la Costa d’Avorio?
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Giampaolo Musumeci, fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Independent, Die Zeit. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Mercoledì 13 Aprile 2011


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Commenti
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Il 13 Aprile 2011 alle 22:44 pasalaam ha scritto:
Francamente, non ho ancora capito chi deve proteggere chi e da che cosa.
Stando alle frammentarie notizie sparpagliate nell’etere, sembrerebbe che Gbagbo non avesse poi perso in modo tanto netto. Questo detto, mi sembra che la Francia stia creando un’altro problema che ci coinvolgerà tutti. Tempo fà coccolarono l’ayatollah, lo spedirono in Persia e si é visto il risultato. Prima di allora si occuparono dell’Indocina, sessant’anni di guerre e di miseria. Dalle Comore li salvò solo Denard. Adesso vogliono far vincere Ouattara che oltre a non essere molto più popolare di Gbagbo, é pure fervente mussulmano.
Vedo un avvenire molto incasinato: per la popolazione e parecchi problemi per i paesi confinanti.
La sola cosa certa é che frà poco ce li ritroveremo a battere cassa.
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