
(Credits: Epa/Dennis Brack)
Hosni Mubarak e i suoi due figli, Alaa e Gamal, sono stati arrestati con l’accusa di corruzione e abuso di potere in occasione delle manifestazioni del Cairo che hanno rovesciato il potere trentennale dell’ “ultimo Faraone” d’Egitto.
Mubarak sarà tenuto agli arresti domiciliari per 15 giorni. La televisione Nile dà notizia che durante l’interrogatorio di ieri da parte dei magistrati della procura generale egiziana, l’ex presidente ha avuto un malore, probabilmente un attacco cardiaco, ed è stato portato all’ospedale. Da lì, però, ha potuto proseguire l’interrogatorio che si è concluso con la richiesta della procura di mettere agli arresti lui e i suoi figli, incluso Gamal, il più giovane nonché indicato come suo successore prima dell’esplosione delle manifestazioni contro il raìs.
Gamal Mubarak, 47 anni, è da più parti ritenuto “l’architetto” del programma di privatizzazioni e liberalizzazioni economiche in Egitto, che ha portato nelle casse del Paese miliardi su miliardi di investimenti stranieri, ma ha anche aumentato in modo spaventoso il gap tra ricchi e poveri, alimentando un profondo malessere sociale nelle classi più deboli.
E’ la prima volta che un ex capo di Stato del mondo arabo viene messo agli arresti dai giudici del suo stesso Paese. Hosni Mubarak, 82 anni e malato da tempo, da settimane si trova a Sharm el Sheikh, dove si è rifugiato durante le proteste di piazza che l’hanno “detronizzato” e da dove qualche giorno fa, in una breve telefonata ad Al Arabiya, ha voluto sottolineare la sua totale innocenza di fronte alle accuse di corruzione e violenza che gli vengono addebitati.

(Credits: Ap Foto/Amr Nabil)
“Né io né la mia famiglia abbiamo conti all’Estero“, ha dichiarato il raìs, cercando di sgombrare i dubbi su possibili appropriamenti indebiti di risorse pubbliche durante il suo lungo mandato e dicendosi felice dell’indagine sugli asset economici di famiglia che - secondo l’ex presidente - chiariranno in maniera definitiva la sua posizione. Il raìs ha anche respinto al mittente l’accusa di avere ordinato l’uccisione dei manifestanti a piazza Tahrir.
Si stima che almeno 800 persone siano rimaste uccise durante le proteste anti-Mubarak, quando la polizia aprì il fuoco contro i manifestanti. Una carneficina della quale ora dovranno rispondere i funzionari governativi, accusati di aver avuto un ruolo nel trasmettere l’ordine agli agenti di sicurezza. Quel che è certo è che al momento l’Egitto tutto sembra tranne che un paese pacificato, nonostante le manifestazioni di gioia alla notizia dell’arresto degli uomini del “clan” Mubarak.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso
- Mercoledì 13 Aprile 2011


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