
Barack Obama (Credits: Ansa/Mark Wilson)
Tre discorsi in una serata: uno all’aperitivo, l’altro a cena e l’ultimo a notte fonda. Barack Obama ha iniziato con un tour de force culinario, mondano e politico la sua campagna elettorale per il 2012.
Da Washington è volato a Chicago. Presidente di giorno, candidato di notte. La sua serata in Illinois è stata il primo appuntamento nella corsa per rimanere alla Casa Bianca. Non ha detto nulla di nuovo nei tre discorsi. ma ci teneva a ricominciare da dove aveva iniziato quattro anni fa, dal suo quartier generale, dalla sua città.
Obama vuole una campagna elettorale da record. Non solo raggiungere quota un miliardo di dollari per finanziarla, ma anche contattare a uno a uno tutti gli elettori che nel 2008 lo votarono. Milioni di volontari che a loro volta contattano milioni di elettori per invitarli a rivotare per Obama. Twitter, Facebook, semplici sms. La rete sarà ancora regina.
Ricreare la magia, riprodurre l’effetto di Grande Comunità in Marcia vero un unico Obiettivo: il Cambiamento. Ora, come allora, nonostante gli anni passati sulla tolda di comando, a capo della nazione. Non sarà facile.
I suoi strateghi sanno che la Storia non si ripete; che le condizioni (storiche) del 2008 non sono le stesse che ci saranno tra un anno. Once in the lifetime. Ma ora c’è bisogno del bis. Che deve essere basato su due fattori: l’opera di governo di Obama in questi anni alla Casa Bianca e il fatto che, dicono i suoi consiglieri, i repubblicani non abbiano (ancora) un candidato credibile.
I suoi consiglieri pensano che sarà necessario tenere la tensione per tutto l’anno che precede l ’appuntamento del novembre 2012. Con un occhio particolare a due o tre stati chiave, gli swinging states, quelli che possono diventare blu (democratici) o rossi (repubblicani) per pochi voti.
La macchina elettorale punta su Virginia, Colorado e Nevada (dove Obama vinse) e su Texas, Arizona e Georgia (dove perse) per capire se quelli sono gli stati su cui scommettere, lasciando da parte gli altri storici swinging states come Florida e Ohio, ormai dati saldamente nelle mani dei repubblicani.
Dopo la prima serata a Chicago si è capito che per i suoi consiglieri, la rielezione di Barack Obama è alla portata, ma non sarà una passeggiata. Un secondo mandato non è scontato. Le danze sono aperte. Let’s dance.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Venerdì 15 Aprile 2011


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Commenti
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Il 16 Aprile 2011 alle 2:46 Barack Obama: presidente di giorno, candidato di notte | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2011/04/15/barack-obama-presidente-di-giorno-candidato-di-notte/ AKPC_IDS += “30651,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on aprile 16th, 2011 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 16 Aprile 2011 alle 18:43 anna.one ha scritto:
Obama non ha mai smesso d’essere un “candidato” e la gente ormai ne ha le tasche piene dei suoi discorsi.
Comunque, in Oklahoma hanno la loro causa, e Virginia hanno la loro propria, che fa già 28 stati che “portano” Obobo in tribunale per la sua legge sanitaria.
I 25 Stati ad unirsi alla causa della Florida sono Alabama, Alaska, Arizona, Colorado, Georgia, Indiana, Idaho, Iowa, Kansas, Louisiana, Maine, Michigan, Mississippi, Nebraska, Nevada, North Dakota, Ohio, Pennsylvania, South Carolina, South Dakota, Texas, Utah, Washington, Wisconsin e Wyoming. Con Oklahoma e Virginia, abbiamo un totale di 291 voti nel collegio elettorale contro Obama e i democrats. Un candidato ha bisogno solo di 270 per essere eletto presidente.
La sinistra pensa ancora Obama sarà rieletto nel 2012?
Il 18 Aprile 2011 alle 5:30 anna.one ha scritto:
http://www.youtube.com/watch?v.....r_embedded
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