
(Credits: Epa/Luca Zennaro)
Il duello tra Francia e Italia prosegue lungo i binari del confine di Ventimiglia. Nel fine settimana sono stati fermati i treni che dalla frontiera di Mentone portano in territorio francese. Centinaia di turisti bloccati insieme ai tunisini. Roma si scaglia contro Parigi. L’Europa tace.
La situazione è ancora calda al confine italo-francese, anche se i treni hanno ripreso a circolare. Ma per diverse ore nella giornata di ieri il traffico da Ventimiglia è stato bloccato. “Motivi di ordine pubblico“, dicono le autorità francesi, alludendo all’occupazione dei binari da parte di gruppi di tunisini che, con i permessi di soggiorno temporaneo rilasciati dall’Italia, chiedevano di poter oltrepassare il confine. Nel pomeriggio di ieri un treno carico di attivisti per i diritti umani e di ragazzi dei centri sociali (il Treno della Dignità) è arrivato a Ventimiglia per unirsi ai tunisini e manifestare, organizzando una protesta sui binari, di fatto bloccati. Pronta la risposta del ministro degli Esteri Franco Frattini: “Faremo un passo diplomatico. La Francia chiarisca“.
Se questo è Schengen, verrebbe da dire. E in effetti la situazione ieri a Ventimiglia sembrava surreale. Centinaia di viaggiatori di tutte le nazionalità (e quindi anche italiani) sono per ore rimasti bloccati nella stazione di Mentone. Una cosa che non si vedeva da anni in Europa, dove le frontiere sono aperte e, appunto, il trattato di Schengen garantisce la “libera circolazione di persone, beni e merci”. Parigi si arrocca dietro la motivazione dei “disordini” che hanno bloccato i binari, ma la mossa del ministro dell’Interno francese, Claude Guéant, sembra avere un retrogusto diverso.

(Credits: Epa/Luca Zennero)
Nella giornata di sabato, mentre i primi flussi di tunisini varcavano la frontiera di Ventimiglia, Guéant annunciava il nuovo piano francese per i soggiorni di lavoro a cittadini stranieri, che passerranno da 200 mila a 180 mila. Ventimila persone in meno potranno ottenere l’autorizzazione di risiedere e lavorare in Francia. Un ulteriore irrigidimento (questa volta numerico), dopo le dichiarazioni degli ultimi giorni. In sostanza, Parigi dichiara di non aver bisogno di tanti lavoratori come in passato, in seguito alla pesante crisi economica che ha vessato il Paese e l’Europa.
Riduzione e contenimento sono le parole chiave a Parigi in questi giorni, dove l’Eliseo già è in piena campagna elettorale e il Fronte National di Marine Le Pen è dato in salita nei sondaggi. Segno che una parte dell’elettorato sta trovando nell’ultradestra xenofoba le risposte che cerca a un periodo di grande incertezza, sia economica che sociale. Nicolas Sarkozy preferisce dunque spostare l’ago della bilancia a destra e ridurre gli ingressi degli immigrati è una carta politicamente pesante agli occhi dell’elettorato francese.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Lunedì 18 Aprile 2011


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