
Il rogo della Deepwater Horizon (Credits: Ansa/Epa Photo)
Dodici mesi dopo, cosa rimane del più grave disastro ecologico della storia degli Stati Uniti, dell’esplosione della piattaforma petrolifera che provocò la fuoriuscita dell’equivalente di milioni e milioni di barili di petrolio nelle acque del Golfo del Messico? Cinque miliardi di danni, 50 anni di sofferenza ambientale per una delle regioni più importanti per gli Usa, quattro Stati colpiti (Louisiana, Texas, Mississippi e Florida) e milioni di persone coinvolte.
Rimangono i danni visibili, all’eco-sistema e all’economia, agli allevamenti di gamberi e ostriche cancellati dalla Marea Nera (che ha tolto il lavoro a migliaia di pescatori), all’habitat di decine di specie di uccelli spazzati via dal greggio, alle decine di posti di lavoro nell’industria petrolifera rimasti “sospesi” a causa del blocco delle trivellazioni. E rimangono i danni “invisibili”, quelli provocati dai quasi sette milioni di solventi chimici sparsi in mare nel tentativo di cancellare la Macchia Nera di Petrolio.
Rimangono le storie e le biografie dei protagonisti. Quelle aggiornabili. E quelle a cui non si può più aggiungere alcuna nota, se non quella dei ricordi, come le 11 storie delle undici vittime del rogo della Deepwater Horizon. Di altri personaggi chiave si può dire, invece, che fine hanno fatto.
Ricordate Tony Hayward? Era l’amministratore delegato della BP. Divenne in poco tempo l’uomo più odiato d’America a causa delle sue gaffes, della sua insensibilità nei confronti dei colpiti dalla tragedia, della sua mancata assunzione di responsabilità nel disastro.
La sua posizione divenne insostenibile dopo che, mentre milioni di americani erano angosciati per gli effetti della Marea Nera, mentre altre migliaia erano impegnati nel combatterla, lui prese un aereo e tornò nella natia Gran Bretagna per seguire una regata della sua barca a vela.
Dopo quell’episodio fu fatto fuori dai vertici della British Petroleum, ma non per questo è diventato un homeless. Anzi. Con una buonauscita di circa 2 milioni di dollari, Hayward è stato “dirottato” nel consiglio di amministrazione della BP- TNK, la società joint venture tra la multinazionale britannica e una società russa. Per il suo impegno viene pagato circa 150.000 dollari all’anno.
Rimane anche la vicenda di un altro (co)protagonista: Joe Barton. Il suo nome non dice molto al grande pubblico, ma la rivista online Politico ha voluto ricordare che questo deputato repubblicano, all’epoca della macchia di greggio, fece delle pubbliche scuse (a nome delle istituzioni americane?) alla BP dopo che la Casa Bianca chiese il famoso pagamento di danni di 20 miliardi di dollari alla multinazionale britannica.
Con quell’uscita, Barton, molto vicino alla lobby petrolifera, si è giocato (qualche mese dopo) il prestigioso posto di presidente della commissione energia della Camera dei Rappresentanti. John Boehner, lo speaker, ha deciso di tenerlo fuori e di preferirgli un altro candidato repubblicano.
Della tragedia rimangono i tentennamenti della Casa Bianca, la sottovalutazione iniziale della situazione da parte dell’amministrazione, le critiche da parte di molto scienziati ed ecologisti rispetto all’opera del governo Usa.
Rimane l’esaurimento fisico (come lui stesso l’ha definito) dell’ammiraglio Thad Allen, il comandante della Guardia Costiera statunitense che ha lavorato senza sosta per mesi per bloccare la falla. Il quale, ora che è un consulente della Rand Corp., una società che si occupa di sicurezza, può permettersi di dire che quella tragedia è stata responsabilità di molti, di tutti i protagonisti della vicenda, dalla BP all’amministrazione.
Rimane anche il nome di Liz Birnbaum, a capo della (ora defunta) Minerals Management Service, l’agenzia federale che si occupava delle trivellazioni petrolifere, l’unico alto funzionario a pagare con le dimissioni per l’esplosione della Deepwater Horizon. Nessun altro ha perso il suo posto per la Macchia Nera.
Un anno dopo, rimane, infine, la confusa politica di Barack Obama nei confronti delle nuove trivellazioni nel Golfo del Messico. Washington ha dato un paio di permessi negli ultimi mesi, ma le pressioni dei lawmaker e di governatori di entrambi gli schieramenti per far ripartire i progetti sono molto forti.
Appelli a cui Barack Obama deve mostrarsi sensibile. Non solo perché in gioco ci sono i posti di lavoro dell’industria petrolifera, ma anche perché (più banalmente) la produzione del petrolio del Golfo del Messico (in calo rispetto al passato) contribuisce a determinare il prezzo della benzina negli Usa. Ora troppo alto, a causa delle tensioni in Medioriente. Un argomento che sta molto a cuore agli elettori.
Un anno dopo, è sempre una questione di petrolio.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
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- Martedì 19 Aprile 2011


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Commenti
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Il 19 Aprile 2011 alle 13:11 yahuwah ha scritto:
News unfolding from the oil crisis in the Gulf of Mexico has linked media censorship to investment bankers at Goldman Sachs (GS) stewarding the Vatican’s wealth, and increasing evidence that the explosion was intended.
A near total news blackout from independent sources, and arrests of anyone caught photographing and filming the devastation, show the Halliburton-British Petrolium (BP) oil crisis is being criminally controlled, implicating some of Wall Street’s heaviest hitters.
Three weeks before the “natural gas leak,” the George Bush/Dick Cheney 9-11-linked Halliburton company negotiated the purchase of the world’s largest oil-spill cleanup firm (Boots & Coots) at the exact time keen observers on Wall Street–financial intelligence agents at Goldman Sachs (GS; often called “Government Sachs”)–unloaded 44% of their stock in BP.
The scariest part of this whole story is that Mr. Sutherland, the man standing with one foot in GS, and the other on the burning Halliburton-BP oil rig, is the Consultor of the Extraordinary Section of the Administration of the Patrimony of the Apostolic See. In other words, Sutherland is the chief financial adviser to the Pope…
Se capio o ancora no capio??? :)
Il 19 Aprile 2011 alle 13:46 Stati Uniti: la tragedia della Deepwater Horizon, un anno dopo | Notizie Più ha scritto:
[...] more: Stati Uniti: la tragedia della Deepwater Horizon, un anno dopo Segnala presso: Articoli CorrelatiBarack Obama: presidente di giorno, candidato di notteStati [...]
Il 19 Aprile 2011 alle 17:26 anna.one ha scritto:
Tutto procede per il meglio, in Florida non abbiamo avuto nessun problema e in Louisiana la stagione dei gamberi é incominciata….
http://www.louisianaseafoodnew.....-april-18/
Ora basterebbe che Obamao concedesse i permessi per continuare le trivellazioni, ma finora ne ha concesso uno a Shell Oil e.. a Petrobas. 270 shallow e 52 deepwather applicazioni sono in limbo burocratico, migliaia di posti di lavoro persi, i rigs se ne sono andati overseas e Brazil, l’US Gulf Drilling Company é la seconda dopo Seahawk che va in fallimento per Obamao moratorium, ma nello stesso tempo Dear Leader grant il permesso di trivellare nel Gulf al Brazil, a Petrobas dove il suo mentor Soros ha fortemente investito, si parla di $900 milioni (dicembre 2009) per offshore drilling.
Questo é uno scandalo che come al solito i MSM cercano di ignorare, ma sembra che alcuni giornalisti seri (Texans) finalmente stanno ponendo le domande giuste causando le reazioni rabbiose di questo poser, question whit boldness and the messiah cracks, looses his cool, BHO non é il messiah, é il più grande impostore che mai sia apparso nella scena politica americana.
Il 19 Aprile 2011 alle 17:31 anna.one ha scritto:
Correction, loses not looses…his cool…
http://www.theblaze.com/storie.....-reporter/
Il 19 Aprile 2011 alle 17:48 anna.one ha scritto:
E te pareva, mr.Albore e le sue cospirazioni, naturalmente di Bush/Cheney/Halliburton e..il sempre presente Vaticano.
Chissà se anche questa é una cospirazione..
Bob Chapman, a well respected international economic forecaster, reported that one of the largest sellers of BP stock, in the weeks before this disaster occurred, was the investment company, Vanguard. Vanguard, through two of its financial arms, Vanguard Windsor II Investor and Vanguard Windsor Investor, unloaded over 1.5 million shares of BP stock saving their investors hundreds of millions of dollars.
Chief among their investors is President Obama. (Hu hu!!!)
It’s not known if Obama benefited by the stock sales.
President Obama holds all of his wealth in just two Vanguard funds, Vanguard 500 Index Fund where he has 3 accounts and the Vanguard FTSE Social Index Fund where he holds another 3 accounts.
Two institutional firms stand out as selling large blocks of stock just a few weeks before the spill; Goldman Sachs Asset Management sold 4,680,822 shares of stock for a total price of $277 million. PNC Wealth Management, a new holding in the George Soros (hmmm Soros, again?)
http://moneycentral.msn.com/ow.....;Symbol=BP
Goldman Sachs was doubly lucky. The firm seems to have gone short on BP by selling stock while maintaining a long position on Nalco, the manufacturer of Corexit. The trio of Blackstone, Apollo Management and Goldman Sachs Capital Partners owns Nalco, the company that provids the highly toxic dispersant, Corexit, to BP. Writer Anthony Martin ties the three together. [...]
Il 19 Aprile 2011 alle 18:35 anna.one ha scritto:
“Three weeks before the “natural gas leak,” the George Bush/Dick Cheney 9-11-linked Halliburton company negotiated the purchase of the world’s largest oil-spill cleanup firm (Boots & Coots)”
Quello che si sono “dimenticati di informarci” quelli del blog degli UFO, e’ che Halliburton non “negozio’” l’acquisto della compagnia tre settimane dall’incidente, ma era in trattative con Boots&Coots dal dicembre del 2009. 2009??? WOW sono certa che yhwh vorrebbe avere la loro sfera di cristallo!!!
http://www.bootsandcoots.com/n.....04_12.html
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