- Tags: Franco Frattini, guerre di pace, Libia, Nato, truppe
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(Credits: Ap Foto/Nasser Nasser)
L’ultimo tabù è stato infranto martedì quando Abdallah Abdoullati, uno dei leader degli insorti di Misurata, ha chiesto formalmente all’Occidente l’invio di truppe di terra per spezzare l’assedio contro la terza città della Libia attuato dalle forze fedeli a Muammar Gheddafi. In particolare, gli insorti chiedono a Francia e Gran Bretagna l’invio di forze terrestri in base a principi umanitari. “Se non arrivano moriremo”, hanno affermato.
Gli insorti di Misurata non hanno contatti diretti con le forze della coalizione internazionale e Abdoullati ha spiegato che la richiesta è stata inviata la scorsa settimana per lettera attraverso il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di Bengasi.
Finora, gli insorti libici avevano chiesto a più riprese un’intensificazione dei raid aerei alleati precisando sempre di non volere truppe straniere sul territorio libico. “Finora non abbiamo accettato soldati stranieri nel nostro Paese ma ormai, con i crimini perpetrati da Gheddafi, chiediamo sulla base di principi umanitari e islamici che qualcuno venga a far cessare la carneficina”‘, ha affermato Abdoullati. Che ha poi legittimato la sua richiesta anche dal punto di vista religioso, ricordando che il Corano prevede - nell’impossibilità di ottenere aiuto dai musulmani - di poterlo richiedere anche ai cristiani.
“Non avremmo mai accettato interferenze prima che Gheddafi cominciasse a colpirci con razzi Grad e aerei da guerra, ora è questione di vita o di morte”, ha aggiunto il Abdoullati con toni propagandistici (è dal 19 marzo che la no-fly zone impedisce a Gheddafi di impiegare i suoi jet) concludendo enfaticamente che “anche se 400 mila persone morissero e 100mila vivessero sarebbe una vittoria”. Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé si è detto, però, “completamente ostile” all’idea di un impiego di truppe di terra in Libia.
“Per quanto mi riguarda rimango totalmente contrario all’impiego di forze sul terreno”, ha detto Juppé e anche il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha reso noto che la larga maggioranza della comunità internazionale, Italia inclusa, non ritiene possibile un intervento di terra in Libia per proteggere la popolazione civile. Secondo Frattini l’unica via percorribile è “l’autodifesa degli stessi libici”, dal momento che anche gli attacchi aerei in aree urbane come Misurata, dove il regime ha infilato i suoi carri armati, sono altamente rischiosi.
L’unica apertura è arrivata sul fronte dei consiglieri militari, ufficiali in grado di addestrare i combattenti ribelli. Londra ne invierà dieci a Bengasi, l’Italia altrettanti come ha precisato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiegando che “questa decisione è stata assunta dopo un colloquio tra il presidente del Consiglio Berlusconi e il premier britannico, David Cameron”.
Parigi invece si limiterà a inviare a Bengasi un gruppo di ufficiali di collegamento che affiancheranno il rappresentante diplomatico di Parigi per “fornire consulenze e assistenza dal carattere essenzialmente tecnico, logistico e organizzativo”, e per “contribuire a rafforzare la protezione della popolazione civile e migliorare la distribuzione degli aiuti umanitari e sanitari”. La portavoce governativa, Christine Fage, ha sottolineato che si tratterrà di “un piccolo numero” di ufficiali, meno di dieci.
Davvero uno sforzo limitato per tre Paesi che ripetono da oltre un mese che Gheddafi se ne deve andare e che occorre proteggere la popolazione anche se il fronte dei ribelli sembra sempre meno coeso. Qualche sorpresa potrebbe giungere dalla flotta d’assalto anfibio britannica che tra due settimane transiterà di fronte alle coste libiche con a bordo 600 Royal Marines destinati a effettuare una grande esercitazione nelle aree militari che Londra conserva a Cipro.
L’esercitazione era già stata pianificata da tempo ma secondo una fonte anonima del ministero della Difesa britannico, il dispiegamento della forza anfibia a Cipro è tesa a fornire alla Gran Bretagna “un’estrema capacità di reazione agli eventi in sviluppo” in nordafrica.
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- Mercoledì 20 Aprile 2011

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Commenti
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Il 20 Aprile 2011 alle 17:12 I ribelli libici ora vogliono truppe Nato al loro fianco – L’ANALISI | Notizie Più ha scritto:
[...] here: I ribelli libici ora vogliono truppe Nato al loro fianco – L’ANALISI Segnala presso: Articoli CorrelatiComiche di guerra – L’ANALISILibia: la Nato [...]
Il 21 Aprile 2011 alle 11:14 giovannimartinelli ha scritto:
Uno degli aspetti più importanti quando si avvia un’operazione militare (nell’ottica, ovviamente, di ottenere un successo) è rappresentato dalla chiarezza: di intenti, di obbiettivi, delle modalità con cui impiegare i propri assetti, sugli alleati che opereranno al proprio fianco., ecc.
Ebbene, quello che invece è evidente a tutti e che quanto sta avvenendo in Libia va esattamente contro questa (elementare ma fondamentale) regola; un’azione affettata e frettolosa, male organizzata e gestita, con un “end-state” chiaro in teoria (con Gheddafi che se ne deve andare) , molto meno nella sostanza (come e quando non si sa) e, infine, difficoltà a gestirne l’evoluzione (o involuzione).
Tra “no-fly zone” e “no-fly zone plus”, fra armi ai ribelli no e armi ai ribelli sì, fra intervento a terra no e intervento a terra forse, tra consiglieri militari no e consiglieri militari sì (ma giusto per fare un po’ di scena), il risultato è che il livello di confusione aumenta e quello di chiarezza diminuisce.
In tutto questo spicca l’Italia, con i suoi continui cambi di direzione, le sue dichiarazioni roboanti poi smentite dai fatti, la sua smania di recuperare il tempo perduto (come con il riconoscimento del CNT o l’invio dei consiglieri militari) agendo però sempre a rimorchio degli altri Paesi, sempre pronta ad apparire (vedi il Comando nelle operazioni di embargo navale) ma ben poco disposta a fare (vedi il rifiuto a partecipare ai bombardamenti).
Un brutta pagina un po’ per tutti ma, soprattutto, una brutta pagina sulla quale nessuno è ancora in grado di scrivere la parola “fine”.
Il 22 Aprile 2011 alle 9:01 fsl ha scritto:
A questo punto, mi aspetto che il nostro glorioso ministro della difesa , spinto da qualche forza di governo, imponga agli istruttori quei caveat che tanto caratterizzano il nostro impegno militare all’estero.
I Francesi già si occuperanno dell’intelligence e comunicazioni, gli inglesi del combattimento, noi potremmo limitarci a:
addestramento formale, (marcia in ranghi e saluto), cartografia e navigazione, come fare il cubo sulla branda, organizzazione delle ferie e permessi premio.
Sempre con l’approvazione dei principali alleati!
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