
(Credits: Ansa)
I due barchini dei pirati messi in mare da una nave-madre l’hanno assaltata alle 4 di notte nel Mare Arabico riuscendo facilmente a salire sul ponte. La motonave Rosalia D’Amato era diretta in Iran ed è stata intercettata a circa 320 miglia a sud dell’Oman e a 300 a est dell’isola di Socotra. A bordo, oltre ai 6 italiani, tra cui il comandante, 16 filippini. La nave italiana è ora in mano ad alcuni pirati e sta dirigendo verso le coste somale. Il cargo appartiene alla società armatrice di Napoli “Fratelli D’Amato”, la stessa proprietaria della petroliera Savina Caylyn, anch’essa caduta nelle mani dei pirati l’8 febbraio scorso con 22 persone a bordo, 5 italiani e 17 indiani.
La Rosalia D’Amato è tenuta d’occhio da una nave militare turca in attesa che la raggiunga un’imbarcazione da guerra italiana non meglio precisata dal Ministero della Difesa. Un paio di navi militari, tra fregate e pattugliatori, vengono mantenuti dalla marina nell’Oceano Indiano nell’ambito delle flotte internazionali a contrasto della pirateria e per controllare i movimenti della Savina Caylyn.
Il sequestro di una seconda nave italiana evidenzia ancora una volta il prezzo che gli armatori italiani sono costretti a pagare di fronte all’incapacità di governo e parlamento di approvare leggi che consentano l’imbarco di militari o di guardie private sui cargo. Dal 2008, quando esplose il fenomeno della pirateria somala, tutti gli altri Paesi occidentali si sono dotati di leggi specifiche. In Italia invece si sono persi tre anni in chiacchiere e valutazioni inconcludenti delle diverse opzioni.
L’assenza di concrete contromisure militari internazionali ha inoltre favorito i pirati somali le cui forze sono state stimate alla recente Conferenza di Dubai per la lotta alla pirateria in 1.500 uomini che solo nel 2010 hanno catturato 1.200 marinai, 53 imbarcazioni e, al momento, tengono prigionieri almeno 600 ostaggi. L’International Maritime Bureau ha registrato nel primo trimestre del 2011 un incremento delle attività dei pirati somali di oltre un terzo rispetto al 2010.
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- Giovedì 21 Aprile 2011

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Commenti
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Il 21 Aprile 2011 alle 15:28 Arabia: un’altra nave italiana nelle mani dei pirati somali – L’ANALISI | Notizie Più ha scritto:
[...] here to read the rest: Arabia: un’altra nave italiana nelle mani dei pirati somali – L’ANALISI Segnala presso: Articoli CorrelatiArabia: un’altra nave italiana nelle mani dei pirati somali [...]
Il 22 Aprile 2011 alle 8:33 fsl ha scritto:
E’ da ingrati tacciare il governo ed il ministro della nostra “in-difesa” solo di incapacità ad affrontare questo problema; basta leggere la seguente dichiarazione apparsa su un importante quotidiano nazionale :
http://www.corriere.it/esteri/.....ea49.shtml
Della vicenda si sta occupando anche il governo e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato che una nave della Marina militare italiana si sta dirigendo verso il luogo dove si trova la motonave sequestrata per «capire la situazione». La nave in mano ai pirati «attualmente è monitorata - ha affermato il ministro - da una unità militare turca e si trova a distanza ancora non lieve da una nave militare italiana: all’inizio erano mille miglia». «Sembra che si stia dirigendo verso la Somalia, ma le notizie ancora sono non complete», ha proseguito La Russa, aggiungendo che «la nave militare italiana si trovava già lì ed ora si sta dirigendo sul punto per capire la situazione».
Le frasi “Capire la situazione” e “Sembra che si stia dirigendo verso la Somalia” sono splendide(!)
Forse era meglio se dichiarava “no-comment”
Parafrasando le ultime fregnacce che ci hanno propinato, immagino che il ministro, nei prossimi giorni, potrebbe aggiungere:
“Visto il nostro passato segnato dall’epoca delle repubbliche marinare, non possiamo permetterci di usare la forza per liberare la nave per evitare vittime civili.”
“Stiamo già facendo abbastanza per affrontare la pirateria”
“L’ONU ci ringrazia per il nostro lavoro”
“Un po’ di avventura non sarà un grosso problema per i nostri ragazzi tanto avvezzi alla dura vita di mare!”
“Non possiamo imbarcare nostri militari sui mercantili, perché servono per difendere i confini nazionali dall’emergenza clandestini”.
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