
(Credits: Epa/Asahi Shimbun)
Sono due gli aggiornamenti che, oggi, ci portano a mettere in discussione l’efficienza dei soccorsi giapponesi relativamente alla messa in sicurezza delle centrali di Fukushima rimaste significativamente danneggiate dal terremoto e dallo tsunami dello scorso marzo. Anzitutto la Tepco ha riconosciuto che ci vorrà almeno un anno prima di poter finalmente affermare che la situazione è davvero sotto controllo. Inoltre, le autorità sanitarie del Sol Levante si sono inaspettatamente rifiutate di adottare una serie di misure che, secondo alcuni esperti, permetterebbero di ridurre alcuni rischi legati alla contaminazione per la popolazione e per gli operatori che da più di un mese stanno lavorando all’interno degli impianti. Questo nonostante siano state rinvenute tracce di iodio nel latte materno di quattro donne ad est di Tokyo.
Fortunatamente è intervenuto il governo, e Tokyo ha saggiamente deciso di vietare a tutti i giapponesi di avvicinarsi all’area delle centrali. Solo i residenti potranno tornare nelle loro case per raccogliere velocemente i propri effetti personali. E le sessanta famiglie che non si sono mai allontanate dal distretto saranno ora costrette ad andarsene. Chi non rispetterà questa nuova normativa verrà punito con multe fino a 1.200 dollari e una detezione fino a 30 giorni.
Nel frattempo, il presidente del consiglio di amministrazione della Tepco, Tsunehisa Katsumata, ha annunciato che solo fra tre mesi sarà forse possibile riuscire a registrare livelli di radioattività ridotti, e solo dopo altri sei il tasso di contaminazione potrà di nuovo essere considerato basso e, di conseguenza, non pericoloso. Ecco perché in molti trovano scandaloso il fatto che le persone che per i prossimi nove mesi continueranno a lavorare agli impianti per cercare di garantire la massima sicurezza all’intera comunità internazionale non possano essere protetti tanto quanto le tecniche di prevenzione di oggi permetterebbero. Gli esperti sottolineano infatti che la somministrazione di una cura preventiva per salvaguardare la salute dell’intera popolazione avrebbe dovuto essere approvata già alla fine di marzo, quando era evidente che dalle centrali poteva fuoriuscire materiale radioattivo. Ma la Commissione nazionale per la sicurezza ritiene che l’impatto fisico e psicologico di questa misura sia eccessivo, soprattutto dal momento che non c’è stato il modo per chiedere il consenso alla popolazione.
E anche se c’è chi continua a ribadire che l’allarmismo è inutile, il fatto che una concentrazione di iodio radioattivo superiore alla norma sia stata trovata nel latte materno di quattro donne nelle prefetture di Chiba e Ibaraki, nella capitale, lascia pensare che, se tempestivamente avvertite della gravità delle conseguenze dei danni che hanno subito le centrali la popolazione non si sarebbe di certo mostrata riluttante a sottoporsi a un trattamento preventivo capace di garantire maggiore sicurezza.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Giovedì 21 Aprile 2011


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Commenti
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Il 21 Aprile 2011 alle 16:49 yahuwah ha scritto:
Solo in Giappone?
BREAKING NEWS: Radiation Spreads throughout the Northern
by Norwegian Institute for Air Research : http://www.nilu.no
For the dynamic version of this map, regional dynamic maps as well as technical information click below. Jpan and North america static maps are indicated below
You will need to refresh the dynamic map , April 20, 2011
http://transport.nilu.no/brows.....;region=NH
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