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India, centinaia di migliaia di fedeli danno l'ultimo saluto a Sai Baba (Credits: AP Photo/Biswaranjan Rout)
È morto Sathya Sai Baba, il guru di 85 anni il cui carisma è riuscito a stregare politici, uomini del mondo dello spettacolo e imprenditori di fama mondiale come i Beatles, l’astronauta Neil Amstrong, Steven Seagal, Sarah Ferguson, Indira e Rajiv Gandhi e, sembra, persino Michael Jackson. Il santone non ce l’ha fatta a risolvere i problemi cardiaci che, appena un mese fa, lo avevano costretto al ricovero. Il dottore che si è occupato di lui, A.N. Safaya, ha spiegato che già da una settimana Sai Baba non respirava più autonomamente ed era sottoposto a dialisi nell’Istituto di scienze mediche Sri Sathya Sai.
Da questa mattina, nei centri dell’Organizzazione Sathya Sai di tutto il mondo si prega per la scomparsa del “dio vivente”, e milioni di fedeli si sono messi in viaggio per andare a rendere omaggio alla salma che rimarrà esposta per due giorni nell’ashram di Puttaparthi, la città natale di Sai Baba, in Andhra Pradesh, nell’India sud-orientale, dove le autorità hanno proclamato un lutto di quattro giorni in attesa dei funerali di stato di mercoledì.
Non si contano le persone che per anni hanno fatto l’impossibile per assistere di persona a una delle tante prodezze soprannaturali di cui era capace Sai Baba, definito oggi a gran voce come una delle più importanti -e controverse- figure spirituali del Subcontinente. Da sempre, c’è chi lo considera un eroe dotato di poteri magici come quello far apparire oggetti, curare i malati e ricordare vite precedenti –il guru ha sempre dichiarato di essere la reincarnazione di Shirdi Sai Baba, un mistico indiano del XIX secolo. Alcuni lo ricordano come il benefattore che ha finanziato la costruzione di scuole e ospedali nei villaggi più poveri del paese, altri come un truffatore, colpevole di aver commesso anche reati a sfondo omosessuale rimasti, purtroppo, impuniti.
I compagni di scuola lo ricordano come un bambino prodigio che amava recitare poemi in sanscrito e arrampicarsi sugli alberi più alti per essere lasciato in pace a meditare. I simpatizzanti che si sono avvicinati a lui negli anni ‘70, il periodo in cui Sai Baba ha raggiunto l’apice della popolarità, lo descrivono come il santone che ha curato le loro anime senza costringerli a cambiare religione, e che ha speso i loro soldi in opere di bene. Resta incerto, invece, il futuro dell’Organizzazione da lui fondata e, soprattutto, del fondo fiduciario creato dai sostenitori, in cui nel tempo sono stati accumulati ben nove miliardi di dollari. Una fortuna già contesa tra i familiari, i fedelissimi dell’associazione e le autorità dell’Andhra Pradesh.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Lunedì 25 Aprile 2011


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Commenti
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Il 26 Aprile 2011 alle 14:04 indigesto ha scritto:
Uno di quei santoni che fanno molto comodo al turismo locale. Scaltro solo in funzione della dabbenaggine dei suoi seguaci, quali che siano.
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