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Credits: LaPresse
Da quando il presidente dell’unità comunista di Chongqing è lo spregiudicato Bo Xilai, non si contano le iniziative di propaganda organizzate in una delle metropoli cinesi più popolose del paese. Chongqing Cable TV ha cancellato tutti i film e i telefilm dalla prima serata per sostituirli con “programmi culturali” che promuovono la ”cultura rossa“, trasmissioni “rivoluzionarie” e di propaganda che aiutino la popolazione a ricordare i successi del Partito comunista.
In passato il segretario del Comitato del partito di Chongqing ha organizzato concerti amatoriali cui ha invitato decine di migliaia di concittadini a cantare “canzoni rosse” e ricordare storie rivoluzionarie ed espressioni maoiste. Oggi Bo Xilai è andato oltre, e ha ordinato ai 31 milioni di residenti di imparare i testi di 36 nuove canzoni di propaganda, le stesse preselezionate nel concorso nazionale per “cantautori rivoluzionari“ organizzato dal dipartimento centrale di propaganda in collaborazione con l’emittente televisiva CCTV e China National Radio, che tutti i media devono impegnarsi a promuovere il più possibile.
Tutto questo per celebrare al meglio, il primo luglio prossimo, il novantesimo anniversario della fondazione del partito, in cui verranno annunciati i dieci vincitori del concorso per il quale sono stati presentati 18.000 brani.
Nel frattempo, per evitare che possa affievolirsi lo spirito rivoluzionario in città, oltre a chiedere a 750.000 studenti di lavorare fianco a fianco con operai, contadini e soldati per almeno quattro mesi del loro percorso universitario e guadagnare così “esperienza sociale”, Bo Xilai ha iniziato ad inviare regolarmente sms dai toni sfacciatamente maoisti come: “il mondo è nostro; ognuno di noi deve partecipare alla gestione della cosa pubblica”; “gli esseri umani hanno bisogno di avere uno spirito rivoluzionario”; “il mondo appartiene ai giovani: sono forti come il sole del mattino”; “una volta decisa la linea politica, è la qualità della dirigenza a fare la differenza”.
Con queste iniziative Bo Xilai vuole lusingare i burocrati di Pechino e assicurarsi così una poltrona nel Comitato permanente dell’Ufficio politico del partito, il cosiddetto “Politburo“.
Un classico della propaganda cinese: “Io amo Beijing Tiananmen”
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Martedì 26 Aprile 2011


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Il 15 Novembre 2011 alle 14:06 Cina: il Politburo va a scuola di immagine e bon ton | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] migliorare l’immagine del paese, la Repubblica popolare ha speso miliardi di dollari in una campagna mediatica studiata per far conoscere al mondo i politici di Pechino. Eppure, tanti sforzi sembrano essere [...]
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