
Giovani libici a Bengasi (AP Photo/Ben Curtis)
È bastata una telefonata del presidente statunitense Barack Obama per convincere il governo italiano a modificare le posizioni sul ruolo dell’Italia nel conflitto libico annunciando che anche i nostri jet bombarderanno le forze di Gheddafi.
“L’Italia accoglie l’appello lanciato dalla Nato agli alleati e da’ il suo via libera ad ‘azioni mirate’ su obiettivi libici”. L’annuncio è arrivato da Palazzo Chigi la sera di Pasquetta e ha determinato le proteste della Lega Nord. La richiesta statunitense pare però fosse arrivata da alcuni giorni, almeno da venerdì, quando il premier ha ricevuto John Kerry, presidente della Commissione Affari Esteri del Senato Usa, latore di un messaggio del Presidente Obama.
Il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa era stato a Washington lunedì scorso dove aveva ribadito al suo collega Robert Gates che l’Italia in questa crisi faceva già abbastanza e non avrebbe seguito il gruppo di Paesi che accettano di compiere attacchi al suolo (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Canada, Danimarca e Norvegia) restando all’interno dei limiti operativi già adottati da una decina di Paesi che aderiscono alla Coalizione ma si limitano a pattugliare lo spazio aereo libico.
Una posizione condivisa anche dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, che il 14 aprile aveva ricordato il nostro passato coloniale spiegando che per quanto riguarda la partecipazione degli aerei italiani ai bombardamenti ”vi è una certa riluttanza a livello nazionale”. Secondo Frattini eventuali raid aerei italiani, con relativi danni collaterali, potrebbero fare il gioco del regime di Gheddafi che evocherebbe, ”per propaganda”, il passato coloniale dell’Italia in Libia.
Cosa ha fatto cambiare idea al governo? Le pressioni di Obama? il rischio di restare indietro rispetto ai franco britannici nella leadership nelle operazioni belliche? La volontà di rispondere positivamente alle pressanti richieste dei ribelli di Bengasi? Frattini ha spiegato la decisione dell’Italia di partecipare ad azioni aeree mirate come “l’esito di una serie di contatti che ci hanno portato a una decisione importante che non è affatto una marcia indietro rispetto alle precedenti perplessità a partecipare direttamente ai bombardamenti considerato il passato coloniale dell’Italia”.
Per chiarire meglio le motivazioni, Frattini spiega che è arrivato a Roma il capo del Consiglio Nazionale Transitorio e ha chiesto all’Italia un impegno più grande.”E’ evidente – ha dichiarato il ministro - che sentito dire dai libici, questo ha un effetto importante”. Ma i ribelli libici è da due mesi che chiedono a tutti, non solo agli italiani, di bombardare Gheddafi e i suoi soldati.
Anche La Russa ha provato a smorzare l’effetto bellico dei nuovi raids che i nostri jet condurranno dai prossimi giorni precisando che “l’Italia si mantiene sempre nei limiti previsti dal mandato dell’operazione e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Non ci saranno ”bombardamenti indiscriminati ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici” ha detto La Russa aggiungendo che i missili italiani colpiranno “obiettivi rigidamente selezionati in modo da non mettere a rischio la vita dei cittadini”.
Frasi che sul campo di battaglia non hanno molto significato perché tutti gli obiettivi colpiti finora dai jet alleati erano selezionati e dalla guerra del Vietnam in poi gli occidentali non hanno mai compiuto bombardamenti indiscriminati. Ciò nonostante i danni collaterali non sono mancati, neppure in Libia, anche perché le truppe di Gheddafi occultano corazzati e artiglierie nei centri urbano proprio per complicare i bombardamenti alleati.
La Russa, che a Gates aveva detto che l’Italia non avrebbe fornito ”altri assetti rispetto a quelli già messi a disposizione” ha giustificato la nuova posizione e il rafforzamento del dispositivo aereo (con altri aerei Tornado, Amx e Harrier) adducendo la situazione umanitaria della città di Misurata sotto il tiro dell’artiglieria di Gheddafi. “La decisione è maturata all’interno del governo già da alcuni giorni perché la situazione a Misurata è diventata terribile”- ha detto il ministro. ”Di fronte ad una vera e propria emergenza umanitaria l’Italia non ha voluto sentirsi da meno degli altri Paesi che hanno voluto assistere i cittadini che sono sotto i colpi dell’esercito di Gheddafi”.
Dopo una lunga altalena durata due mesi l’Italia entra in guerra a tutti gli effetti e non può certo sottrarsi a tutti i rischi che questa scelta comporta anche se resta un punto paradossale: i nostri jet bombardano le truppe libiche ma non sono autorizzati a fare altrettanto contro i talebani afghani che ammazzano i militari italiani.
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- Martedì 26 Aprile 2011

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