
I segni delle esplosioni a Maiduguri (Credits: AP Photo - Njadvara Musa)

Ancora sangue in Nigeria. Tre bombe sono esplose il giorno di Pasqua in una stazione degli autobus e in un hotel nella città di Maiduguri, nel nord est del paese. Fonti della polizia attribuiscono l’attacco alla setta islamica estremista Boko Haram, che interviene così prepotentemente nel caos post elettorale del paese. Almeno 3 i morti e 15 i feriti.
E intanto sale anche il bilancio delle vittime degli scontri dopo l’appuntamento elettorale che ha confermato Goodluck Jonathan alla guida del più popoloso stato africano. Secondo Shehu Sani, capo della Ong nigeriana Civil Rights Congress, di base nello stato di Kaduna nel nord del paese, i morti in seguito ai disordini sarebbero diverse centinaia. Oltre 70 mila gli sfollati. Le autorità terrebbero nascosto il vero numero delle vittime per evitare ulteriori violenze.
Ora le urne sono aperte per l’elezione dei governatori, che avrà però luogo solo in 24 dei 36 stati di cui si compone la Nigeria: non si voterà infatti in quelle aree dove gli scontri sono stati più violenti, come Kaduna e Bauchi, dove il voto è stato rinviato di almeno 2 giorni. Basterà a scongiurare ulteriori violenze?
E così in una situazione di già altissima tensione, un nuovo fattore x si aggiunge alla già difficile lettura della situazione politica nigeriana. La setta islamica estremista di Boko Haram.
Il nome è un mix arabo-hausa e significa “educazione occidentale vietata”. Boko Haram nasce nel 2002 a Maiduguri, capitale dello stato di Borno, grazie al leader Mohammed Yusuf, morto nell’agosto del 2009 durante un tentativo di fuga dopo essere stato catturato dalla polizia nigeriana (anche se la sua morte rimane avvolta nel mistero). Accoglie anche molti ciadiani fra le sue fila e vuole istituire uno stato islamico in Nigeria.
Le autorità nigeriane da due anni a questa parte seguono con costante preoccupazione il proliferare degli affiliati alla setta che rifiuta la cultura occidentale (e ogni religione diversa dall’Islam) perché “fonte di corruzione”.
Da anni, sono i miliziani di Boko Haram sono responsabili di una serie di attacchi a chiese cristiane e stazioni di polizia nel nord del paese, oltre a eclatanti assalti alle carceri per liberare gli affiliati imprigionati. Le autorità nigeriane non sono finora riuscite a reprimere l’organizzazione e ogni volta Boko Haram pare avere la capacità di rialzare la testa, con forza.
La setta trae linfa vitale dalle assai povere condizioni socio-economiche del nord e potrebbe secondo molti commentatori favorire l’ingresso nel paese di organizzazioni più strutturate, come Al Qaeda a cui Boko Haram ha dichiarato solidarietà e ha anche recentemente lodato pubblicamente.
Secondo molti osservatori, non vi sono collegamenti con Al Qaeda “madre” e i militanti non avrebbero una visione jahdista globale, ma legata eslcusivamente alle vicende nigeriane. Il caos post elettorale e le tensioni mai risolte fra nord e sud, fra musulmani e cristiani, le grosse differenze economiche delle due aree del paese, offrono di certo terreno vertile.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Independent, Die Zeit. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”.
www.giampaolomusumeci.com
- Martedì 26 Aprile 2011

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