
(Credits: Epa/Khaled Elfiqi)
Hamas e Fatah da rivali tornano ad essere amici. I palestinesi che governano la West Bank con il presidente Abu Mazen e l’organizzazione terroristica che ha il potere nella Striscia di Gaza hanno stretto un patto di unità al Cairo. Entro otto mesi nuove elezioni. E trema Israele.
Da separati in casa e acerrimi avversari ad amici. I sorrisi ieri si sprecavano durante la conferenza stampa dal Cairo che annunciava il nuovo accordo tra Fatah e Hamas per la formazione di un governo di unità nazionale in Palestina. Cinque i punti all’ordine del giorno del patto che verrà ufficializzato il 5 maggio prossimo, sempre in Egitto. Secondo Mahmoud Al-Zahar, uno dei leader di Hamas che ha preso parte al summit, l’accordo prevede l’organizzazione di elezioni (che probabilmente si terranno entro dicembre), la formazione di un governo ad interim e l’unione delle forze di sicurezza che fanno capo alle due fazioni palestinesi.
“Abbiamo anche discusso dell’attivazione del Consiglio Legislativo Palestinese (Plo) e della creazione di un governo composto da figure eminenti che stiamo ancora definendo”, ha detto il leader di Hamas, aggiungendo che l’accordo prevede anche la liberazione dei prigionieri di entrambe le fazioni. Immediata la reazione di Israele, prima con Benjamin Netanyahu e subito dopo con il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, che non lesina le parole al vetriolo.

(Credits: Ap Foto/Adel Hana)
“La Palestina deve decidere se fare la pace con Israele o con Hamas“, ha dichiarato il premier da Gerusalemme, mentre più duro è stato il capo della Diplomazia israeliana che ha detto: “Adesso Hamas prenderà il controllo anche sulla West Bank“. Ipotizzando uno scenario drammatico per gli equilibri dell’intera regione. Preoccupazione espressa anche dagli Stati Uniti, che vedono allontanarsi la possibilità di giungere ai colloqui di pace invocati a più riprese dall’amministrazione di Barack Obama.
D’altronde, Hamas ha immediatamente sgombrato il campo dai possibili dubbi sulla sua linea: nessun riconoscimento dello Stato di Israele e un “no” netto ai colloqui di pace con Gerusalemme. E da Teheran arriva il plauso per la riconciliazione tra i due (ex) rivali palestinesi. Il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che auspica che “gli sviluppi nell’area palestinese portino alla vittoria definitiva sull’occupazione sionista“.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Giovedì 28 Aprile 2011

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