
Il certificato di nascita di Barack Obama (Credits: Ansa/White House)
L’avevano sempre messa sul ridere quando si parlava di quel benedetto pezzo di carta, di quel certificato. Le prime uscite sulla stampa, il primo tam tam su internet, la nascita dei Birther (scusate il gioco di parole) erano state snobbate perché loro, i consiglieri di Barack Obama, l’avevano sempre considerata come un fenomeno (comunque) marginale, per amanti della teoria della cospirazione: a metà strada tra X File e un B Movie sul Grande Complotto.
Avevano quindi deciso che non avrebbero dato peso ad alcuna delle dichiarazioni di coloro che volevano sapere dove fosse venuto alla luce il presidente; non avrebbero dato risposte a chi considerava la sua elezione illegittima perché non nato (secondo loro) sul sacro suolo degli Stati Uniti. Farlo, dicevano gli uomini più vicini a Obama, avrebbe voluto dire concedere del credito a questa teoria avanzata dai settori più conservatori della destra americana per attaccare il presidente. E loro, non volevano farlo.
Tutto questo fino a ieri. Fino a quando, come un fulmine a ciel sereno, la Casa Bianca ha annunciato che entro poche ore avrebbe pubblicato sul suo sito la copia della versione integrale dell’ormai famosissimo e ricercato certificato di nascita di Barack Obama. Il quale, sorprendendo (davvero) tutti si è poi presentato in sala stampa per mostrare pubblicamente il documento, bollare come ”folli” gli adepti della teoria dei Birther, e invitare tutti, in primo luogo i repubblicani, a pensare ai problemi veri del paese, non a quelli (inventati, ha detto) relativi al suo birth certificate.
Un vero colpo di teatro. Che Obama ha deciso di fare per diverse ragioni. La prima, la più evidente, è che nelle ultime settimane il dibattito sul suo luogo di nascita aveva ripreso quota. Grazie soprattutto a Donald Trump, il miliardario che potrebbe candidarsi alle elezioni del 2012 con i repubblicani. La sua notorietà ha fatto da grancassa alle sue dichiarazioni televisive contro il presidente. Trump, in un paio di occasioni, l’aveva sfidato a mostrare il certificato. Da giorni, come abbiamo scritto in un post precedente, i media se ne occupavano, fornendo ossigeno alla teoria dei Birther. La Casa Bianca ha deciso che il livello di guardia era stato superato e che fosse necessario intervenire.
Donald Trump ha rivendicato l’obiettivo raggiunto. Ma non ha mollato l’osso. L’istrionico miliardario, in una conferenza stampa che ha fatto da controcanto a quella di Obama, ha detto che ora attende la verifica di periti indipedenti per essere sicuro dell’autenticità del documento. Insomma, per lui, la saga va avanti.
Mostrando la sua carta, invece, Barack Obama ha voluto mettere la parola fine. E non solo a causa del “pericolo Trump”. Ma anche perché la campagna dei Birther stava diventando così pervasiva che una paio di stati (Arizona e Oklahoma) stavano discutendo leggi e norme sull’obbligo da parte dei candidati alle elezioni di qualsiasi livello di presentare documenti anagrafici validi. Sarebbe (stato) uno schiaffo per il presidente. Non dal punto di vista legale (il certificato esiste e afferma che è nato negli Usa), ma simbolico.
Questa pressione iniziava a essere troppa per Barack Obama. In un momento in cui la sua popolarità è in calo e i sondaggi indicano come gli americani siano pessimisti sul futuro, poco fiduciosi che il presidente possa risolvere la difficile situazione economica, l’offensiva dei Birther rischiava di gettare altre cupe ombre sulla sua presidenza.
Da qui la decisione di cambiare completamente approccio sulla storia del certificato. Due giorni fa, Barack Obama ha chiesto all’anagrafe di Honolulu il documento, che gli è stato mandato il giorno dopo. Per lui ora diventa un’arma. Non solo contro i Birther, ma più semplicemente di propaganda. Il discorso che ha fatto ai giornalisti è stato chiaro. Sono impegnato in cose serie (budget, libia, cambiamenti ai vertici del Pentagono e della Cia), quindi, per favore non disturbate il manovratore.
Per molti Birther, invece, la battaglia è solo all’inizio. Sulla rete, già molti hanno messo in dubbio l’autenticità del documento mostrato. The show goes on.
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Giovedì 28 Aprile 2011

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 29 Aprile 2011 alle 11:47 indigesto ha scritto:
Poichè questa storia dura da parecchio, è possibile che negli USA un certificato di nascita, che dovrebbe essere un documento pubblico, abbia bisogno di un colpo di scena per essere rintracciato ed esibito?
Il 30 Aprile 2011 alle 20:52 anna.one ha scritto:
” Sono impegnato in cose serie (budget, libia, cambiamenti ai vertici del Pentagono e della Cia), quindi, per favore non disturbate il manovratore”
Yeah!!! Barry é impegnato in cose serie..diamine…e va to tape un’altro episodio of Oprah..
“Reince Priebus, the newly elected chairman of the Republican National Committee, is unsatisfied with who President Obama is palling around with and what the world leader is focused on.
“We’re borrowing four and a half billion dollars a day and this president is more worried about birth certificates, Oprah Winfrey and fundraisers at the Waldorf Astoria,”
Il 2 Maggio 2011 alle 4:43 anna.one ha scritto:
WOW!!!! Finalmente Usama Bin Laden é kaput!!!
:)
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.