
Il bar di Marrakech dopo l'attentato (Credits: AP Photo/Tarik Najmaoui)
Trema il Marocco. Dopo la strage di Casablanca del maggio 2003, che fece 45 morti, il paese nordafricano deve fronteggiare ancora una volta la minaccia del terrorismo.
L’attentato di Marrakech potrebbe essere ricondotto a due gruppi differenti: il primo, Al Qaeda per il Maghreb Islamico, che ha basi in Algeria e nelle zone desertiche fra Mali e Niger. È il gruppo terroristico più strutturato e potente della regione. Conta mezzi e uomini a sufficienza per destabilizzare l’area.
Fino ad oggi i servizi di sicurezza marocchini sono riusciti ad evitare che il gruppo nato dalle ceneri del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (di origine algerina) riuscisse a penetrare efficacemente nel paese. In passato non sono però mancati segnali preoccupanti come il rinvenimento di armi al confine con il Sahara Occidentale.
Il secondo è il Gruppo Islamico Marocchino Combattente, che è poco meno di un mistero. Non si sa quanti membri conti, si ipotizza un legame con Al Qaeda “madre” mentre è certo che vi siano “cellule” in Europa. Trarrebbe finanziamenti dal traffico di armi e documenti falsi. Sono gli autori dell’attentato di Casablanca del 2003 e di Madrid dell’11 marzo 2004.
Il gruppo nasce nei primi Anni 90 da un altra formazione ben più antica, lo Shabiba Islamiya, dalle cui costole avrebbe visto la luce. Secondo fonti della sicurezza statunitensi, tra le sue fila vi sarebbero anche miliziani che hanno combattuto in Afghanistan.
Tra i suoi leader, Mohamed Fizazi, condannato a 30 anni di carcere dopo gli attacchi di Casablanca, uomo legato ad Al Qaeda. Tra gli obbiettivo del gruppo, instaurare uno stato islamico in Marocco e supportare Al Qaeda nella sua guerra contro l’Occidente.
Il Marocco è fra gli stati del Maghreb quello che ha forse più efficacemente finora allontanato lo spettro di una massiccia sollevazione popolare. Il re Mohammed VI ha promesso riforme costituzionali, che molti marocchini giudicano però insufficienti.
Il ministro delle Comunicazioni Khalid Naciri ha definito l’attentato “un atto terroristico”: “Il Marocco si trova di fronte alle stesse minacce del 2003″, ha detto il ministro, riferendosi proprio alle stragi di Casablanca e ha aggiunto che i processi di riforma avviati non sono messi in discussione.
È evidente che gli autori dell’attentato hanno sfrutttato a loro vantaggio gli sforzi che le autorità marocchine stanno facendo per evitare che il vento della rivoluzione soffi anche nel paese “più occidentale” del Maghreb. Le rivoluzioni nel mondo arabo, come abbiamo già scritto in passato, sono un’opportunità per i gruppi estremisti che possono sfruttare il caos e l’inevitabile spostamento dell’attenzione della polizia sull’ordine pubblico.
Altro importante fattore di natura strategico-comunicativa: è evidente che le massicce sollevazioni popolari di questi mesi, che non hanno connotazioni religiose, stanno in qualche modo “rubando la scena” ai proclami e ai manifesti jahidisti che sono invece fortemente connotati dal punto di vista religioso. Con questo attentato, Al Qaeda o il Gruppo Islamico Marocchino hanno riacceso i riflettori sulla “guerra santa”.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Independent, Die Zeit. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”.
www.giampaolomusumeci.com
- Venerdì 29 Aprile 2011


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