
Barack Obama, Leon Panetta e David Petraeus (Credits: Ansa/Michael Reynolds)
Per Pechino la morte di Bin Laden rappresenta “una grande vittoria nella lotta internazionale al terrorismo“. Del resto, “il terrorismo è il vero nemico comune dell’intera comunità internazionale, di cui anche la Cina è rimasta vittima”, ha precisato il portavoce del Ministero degli Esteri della Repubblica popolare, sottolineando altresì che la lotta contro questo pericolosissimo movimento dovrà continuare fino a quando “non verrà del tutto eliminato il terreno su cui continua a proliferare”.
Il consenso della classe politica non trova però corrispondenza tra i blogger orientali, che hanno iniziato a far circolare sul portale Sina Weibo la notizia della morte del leader di Al Qaeda circa un’ora prima dell’annuncio ufficiale del Presidente Barack Obama. Tanti cinesi hanno reagito alla notizia con stupore e incredulità, ma parecchi hanno manifestato anche dispiacere e rammarico “per la perdita di un eroe dell’antiamericanismo“, una considerazione che dimostra che esiste ancora oggi in Cina una frangia di nazionalisti convinti, che è stata alimentata dai media e dai “falchi” dell’Esercito di liberazione popolare.
“Voglio esprimere tutto il mio cordoglio per la morte di Bin Laden”, ha scritto l’utente Jiajia Nuwu, un commento che è stato ripreso da molti altri blogger, tutti convinti di aver perso “un altro eroe antiamericano”. Su altre pagine c’è stato chi ha dato il benvenuto a questa notizia “eccellente”, perché “ha lasciato al mondo un solo altro terrorista: gli Stati Uniti”.
Per quanto resti molto difficile stabilire la porzione della popolazione cinese che condivide questi sentimenti, va ricordato da un lato che nella Repubblica popolare si corrono meno rischi parlando male degli stranieri -soprattutto se ci si riferisce agli americani, che manifestando il proprio disappunto su iniziative volute dal governo centrale. Dal’altro che sono stati tanti anche i blogger che hanno manifesato la propria soddisfazione per la scomparsa del leader dei terroristi, ricordando che Al Qaeda ha minacciato direttamente anche la Cina con i suoi infiltrati nello Xinjiang. “America, grazie per averci aiutato”, ha scritto Zhaoling Tongzi. “Non era un amico, ma un nemico”.
Analisti più raffinati, invece, si sono limitati a sottolineare cosa potrà cambiare oggi per la Cina. Il giornalista Wen Yunchao ha messo in evidenza che “fino a ieri gli Stati Uniti hanno avuto bisogno della Repubblica popolare per combattere il terrorismo, un aiuto che ha permesso a Pechino di ottenere non poche concessioni. Ora che Bin Laden è morto, l’Occidente ha guadagnato più potere nei confronti della Cina”. Più divertente è invece il commento di un altro blogger, Xiang Shijie, che a un utente che ha immaginato che gli Stati Uniti avessero catturato Bin Laden molto tempo fa e abbiano deciso di annunciare solo oggi la sua morte per utilizzare la notizia per sostenere il Presidente Obama in un momento difficile ha risposto: ”ben fatto: gli americani devono aver capito a fondo la strategia cinese“. Tanto da iniziare ad utlizzarla a loro favore.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Martedì 3 Maggio 2011


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Commenti
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Il 4 Maggio 2011 alle 2:15 paolodellasala ha scritto:
Prima di trovare questo commento, avevo scritto questi appunti, in vista di un articolo: http://lapulcedivoltaire.blogo.....laden.html
Il 7 Maggio 2011 alle 14:53 cesare.s ha scritto:
Salve, le ho scritto una mail al suo indirizzo @unibo.it; però non sono sicuro che Lei utilizzi ancora quell’indirizzo, se così fosse mi potrebbe fornire una email dove poterla contattare?
Grazie
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