
Ismail Hanyeh, capo di Hamas a Gaza: "Bin Laden era un eroe" (Credits: AP Photo/Adel Hana)
Bin Laden è morto e Hamas è in lutto: il padre di al-Qaida era un “santo guerriero arabo” e la sua uccisione rappresenta “una continuazione della politica americana basata sull’oppressione e lo spargimento di sangue musulmano”, ha detto Ismail Haniyeh, il capo di Hamas nella Striscia di Gaza. Lacrime da coccodrillo. Già, perché fino a pochi giorni fa Hamas aveva dichiarato guerra aperta ad Al-Qaeda, o meglio a quella galassia di gruppi salafiti che si ispiravano più o meno direttamente all’ideologia di Bin Laden.
Due parole: Vittorio Arrigoni. Non stiamo parlando di storia antica, stiamo parlando dell’attivista italiano barbaramente ucciso da gruppi che si definivano “salafiti” (il termine non sarebbe esattissimo, ma diciamo che in questo contesto significa “vicino ad Al-Qaeda”) attivi nella Striscia di Gaza. Ebbene, qualcuno ricorderà che Hamas (il quale di fatto governa a Gaza da quando ha preso il potere nel 2007), non ha preso affatto bene l’assassinio del giovane italiano. Tanto che la milizia palestinese ha vendicato la morte di Arrigoni con un blitz armato, in cui sarebbero rimasti uccisi due terroristi salafiti.
Hamas e Al-Qaeda non sono mai andati d’accordo, anche se si tratta in entrambi i casi di gruppi terroristici che si ispirano a una lettura iper-radicale dell’Islam. Tanto per cominciare , si tratta di una banale lotta per il potere: la Striscia di Gaza è piccola, e non c’è spazio per tutti e due. Poi esistono anche delle divergenze ideologiche. Hamas si inserisce nel cosiddetto Islam politico, crede nell’instaurazione di uno Stato islamico attraverso la politica, anche se non disdegna l’utilizzo del terrorismo. I salafiti invece vogliono ritornare all’Islam delle radici, al califfato, e per loro elezioni, governi e parlamenti fanno solo parte della decadenza occidentale. (Per leggere un’analisi più approfondita delle divergenze tra Hamas e Al-Qaeda, cliccate qui).
E allora perché Ismail Haniyeh, il capo di Hamas a Gaza, si straccia le vesti per la morte di Osama Bin Laden? Come si diceva, sono lacrime da coccodrillo. Dettate da motivazioni politiche. Hamas sta attraversando un periodo estremamente delicato: ha recentemente siglato un accordo per formare un governo di unità nazionale con il Fatah, partito di Abu Mazen, considerato dai settori più estremisti della popolazione palestinese come “venduto” a Israele e all’Occidente. Contemporaneamente, sempre sul versante della popolazione più estremista, Hamas se la deve vedere con la concorrenza di altri gruppi, come la Jihad islamica e, appunto, le cellule vicine ad al-Qaida.
Che cosa ne consegue? Che per evitare di essere bollati pure loro come “venduti all’Occidente” a causa del loro accordo con Abu Mazen, i dirigenti di Hamas devono fare di tutto per “recuperare punti” davanti alle frange più intransigenti della popolazione palestinese. Una bella orazione funebre di Bin Laden è quello che faceva al caso loro. E costava pure poca fatica.
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Anna Momigliano è una redattrice di Studio, bimestrale di attualità culturale. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher
- Martedì 3 Maggio 2011

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Commenti
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Il 3 Maggio 2011 alle 18:33 yahuwah ha scritto:
With its takeover of Gaza after the 1967 war with Egypt, Israel hunted down secular Palestinian Liberation Organization factions, but dropped the previous Egyptian rulers’ harsh restrictions against Islamic activists.[19] In fact, Israel for many years tolerated and at times encouraged Islamic activists and groups as a counterweight to the secular nationalists of the PLO and its dominant faction, Fatah.[19][20]
Among the activists benefited was Sheikh Ahmed Yassin, leader of the Muslim Brotherhood in Gaza, who had also formed the Islamist group Mujama al-Islamiya, a charity recognized by Israel in 1979. Israel allowed the organization to build mosques, clubs, schools, and a library in Gaza.[19]
Yitzhak Segev, the acting governor of Gaza in 1979, said he had no illusions about Yassin’s intentions, having watched an Islamist movement topple the Shah as Israel’s military attache in Iran. However, according to Segev, Yassin and his charity were “100% peaceful” towards Israel during this time, and Segev and other Israeli officials feared being viewed as an enemy of Islam. Segev maintained regular contact with Yassin, met with him around a dozen times, and arranged for Yassin to be taken to Israel for hospital treatment.[19]
Also, Segev said, Fatah was “our main enemy.”[19][21] Islamists frequently attacked secular and leftist Palestinian movements, including Fatah, but the Israeli military avoided getting involved in those quarrels.[19] It stood aside, for example, when Mujama al-Islamiya activists stormed the Red Crescent charity’s headquarters in Gaza, but Segev did send soldiers to prevent the burning down of the home of the head of the organization.[19]
In 1984 the Israeli army received intelligence that Yassin’s followers were collecting arms in Gaza. Israeli troops raided mosques and found a cache of weapons.[19] Yassin was arrested, but told his interrogators the weapons were meant to be used against secular Palestinians, not Israel. The cleric was released a year later and allowed to continue to develop his movement in Gaza.[19]
Around the time of Yassin’s arrest, Avner Cohen, an Israeli religious affairs official, sent a report to senior military officers and civilian leadership in Gaza advising them of the dangers of the Islamic movement, but this report and similar ones were ignored.[19] Former military intelligence officer Shalom Harari said the warnings were ignored out of neglect, not a desire to fortify the Islamists: “Israel never financed Hamas. Israel never armed Hamas.”[19][22
http://en.wikipedia.org/wiki/H.....y_of_Hamas
Sin quando esista il caos ” de facto ” , non si conoscera’ mai una VERA PACE. Mantenere le popolazioni sotto ” l’ombrello del terrore ” e’ il loro comune fine, da 1 parte e dall’altra, in “mutua” conoscenza e concomitanza. Il resto sono solo chiacchiere.
Il 6 Maggio 2011 alle 11:15 «Fermate Freedom Flotilla 2» - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] solo alla popolazione ma anche a un’organizzazione i cui esponenti non hanno esitato a condannare la cattura e l’uccisione di Osama Bin Laden da parte degli Stati [...]
Il 7 Maggio 2011 alle 23:41 uliveto ha scritto:
interessante l’articolo di oggi su Haaretz.Decine di salafiti si sono scontrati con Hamas ,dopo essersi riuniti nella piazza principale di Gaza City con poster di bin Laden e intonando slogan: “Vi avvertiamo America, vi avvertiamo Europa ” “Osama vive dentro di noi”. Le forze di polizia di Hamas hanno isolato i manifestanti ordinando loro di andarsene.Il capo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh ,ha denunciato l’uccisione di Bin Laden come un assassinio “di un guerriero arabo santo”
.Gli analisti hanno affermato che stava cercando di raffreddare le tensioni con i gruppi salafiti che considerano Hamas un’organizzazione troppo moderata. Nelle ultime settimane ci sono stati scontri armati tra le due fazioni
http://www.haaretz.com/news/di.....a-1.360382
Il 9 Maggio 2011 alle 17:49 anna.one ha scritto:
Hamas, Fatah, al Qaeda, Hezbollah sono le molte teste dell’idra cheé il fondamentalista Islam.
Hamas ha condannato l’uccisione di UBL, anche se questo può shockare i progressisti, molti che conoscono “jihad” sanno che entrambi, il fondatore di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin e di Al-Qaeda, UBL, hanno avuto lo stesso mentore, Abdullah Azzam. Negli anni ‘90 i terroristi della Hamas furono addestrati da Al-Qaeda in Sudan e in Afghanistan. Anche se ufficialmente Hamas mantiene le distanze da Al-Qaeda, é dietro le quinte che hanno legami. Entrambi sono emanazione dei Fratelli Musulmani e sono Salafalist in dottrina. Il loro disaccordo è come combattere: Al-Qaeda vuole combattere una jihad globale, Hamas vuole concentrarsi prima su Israele. Ma entrambi vogliono un califfato. Essi sono fratelli.
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