
L'annuncio delle riforme democratiche di Bouteflika lo scorso 15 aprile (Credits: AP Photo/Sidali Djarboub)
Nove feriti (sei studenti e tre poliziotti), il 2 maggio scorso ad Algeri. I giovani protestavano e sfidavano il divieto di marce ad Algeri. Al grido di “potere assassino” e “abbasso la repressione” hanno sfilato per la via Didouche Mourad fino alla piazza della Grande Poste, il cuore di Algeri. E la Polizia ha risposto schierando 200 agenti in assetto antisommossa e mezzi blindati. E così, ancora una volta, è finita a bastonate.
Non è la prima manifestazione ad Algeri, né sarà certamente l’ultima. Il vento della rivoluzione spira anche qui, ma non si trasforma in quell’uragano che alcuni vorrebbero. Protestano i giovani studenti. Protestano contro una riforma scolastica che secondo loro svaluta i diplomi superiori. Entrata in vigore cinque anni fa, avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per portare le università algerine allo stesso livello di quelle d’Europa. Invece, sta solo causando forti malcontenti e mettendo in crisi un settore che già boccheggia: quello del lavoro, specie giovanile.
Intanto il Presidente Abdelaziz Bouteflika ha promesso riforme, anche riguardanti la stampa. In Algeria ci sono 80 giornali privati, ma lo stato controlla la maggior parte dei media.
Nel cantiere di quelle più volte promesse da Bouteflika, ci sono anche la modifica della Costituzione datata 1996, la revisione della legge elettorale e della legge sui partiti. Il Presidente algerino aveva annunciato che avrebbe svolto consultazioni ad ampio raggio nel mondo politico e nella società civile, prima di procedere.
Crisi degli alloggi, mercato del lavoro e allarme terrorismo sono tra le emergenze del governo Bouteflika che, a 74 anni, malato, al suo terzo mandato, dovrebbe risolvere prima di lasciare il potere nel 2014.
Proprio pochi giorni fa la polizia ha ucciso in un blitz a Boumerdes due estremisti, tra cui Rebah Abdellah, esponente di spicco del Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento, da cui è nata Al Qaeda nel Maghreb Islamico.
AQMI oltre a detenere quattro francesi, ha in ostaggio l’italiana Maria Sandra Mariani, rapita il 2 febbraio scorso in territorio algerino. E il 2 maggio scorso le autorità maliane hanno parlato di un video, nuova prova del fatto che la 53enne toscana sia in vita. Proseguono intensi gli sforzi diplomatici per far tornare a casa la donna di cui dal 18 febbraio scorso non si avevano più notizie. Ora l’uccisione di Bin Laden potrebbe complicare, come per i quattro francesi, le trattative in corso.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Independent, Die Zeit. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Giovedì 5 Maggio 2011


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