
(Credits: Epa/Patrick Sinkel)
Il gruppo di contatto sulla Libia si è riunito per la seconda volta a Roma. Presente anche il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, che ha incontrato separatamente il ministro Franco Frattini. Si è discusso su come aiutare i ribelli, soprattutto dal punto di vista finanziario.
Il tour romano del capo della Diplomazia Usa ha previsto anche incontri con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sul tavolo dei bilaterali non si è parlato solo di Gheddafi e delle operazioni della coalizione in Libia, ma anche di Siria e del post-Osama Bin Laden.
A luglio, gli americani cominceranno a ritirarsi dall’Afghanistan e l’uccisione del leader di Al Qaeda implicherà un naturale riequilibrio delle forze in campo proprio tra Afghanistan e Pakistan. Un momento delicato e su più fronti.
Il meeting del gruppo di contatto ha visto partecipare le delegazioni di 22 Paesi, più quattro Stati osservatori, l’Unione Africana (cruciale nel ruolo di mediazione con il Colonnello) e i rappresentanti del Consiglio Nazionale Transitorio (Cnt) di Bengasi, che hanno presentato una roadmap per uscire dallo stallo libico.
Per parte italiana, è stato premuto l’acceleratore sulla necessità di arrivare a una “soluzione politica” della guerra e, soprattutto, di approdare quanto prima alla cosiddetta “fase due”, quella in cui i raid aerei della Nato saranno sostituiti dal tavolo negoziale della Diplomazia. L’intensificazione delle operazioni militari su Tripoli e nei territori (come Misurata), dove ancora si consumano feroci scontri tra truppe lealiste e ribelli, dovranno sostanzialmente servire ad aumentare la pressione su Gheddafi, affinché abbandoni il suo scranno.

(Credits: Epa/Mohamed Messara)
Ma la posizione americana sembra essere più dura. Dal palcoscenico romano Hillary Clinton ha lanciato un appello a “isolare” il Colonnello e ha chiesto agli alleati di rifiutare i suoi emissari e di chiudere le sedi diplomatiche in Libia. Ciò implica, ha sottolineato il numero due dell’Amministrazione di Barack Obama, la necessità di “sostenere la transizione democratica in Libia attraverso un processo politico”, sotto l’egida del giordano Abdel Ilah Khatib, inviato speciale delle Nazioni Unite.
E sulle armi ai ribelli, il Segretario di Stato Usa ha chiarito che qualsiasi sostegno agli insorti dovrà essere no lethal, escludendo - almeno ufficialmente - la possibilità di vendita di armi e attrezzature militari. In compenso, però, il gruppo di contatto ha raggiunto un accordo sulla costituzione di un fondo speciale per i ribelli, definito un “meccanismo finanziario temporaneo“, che ha come obiettivo il far arrivare fondi al Cnt di Bengasi, anche attraverso l’acquisto da parte dei Paesi occidentali del petrolio prodotto in Cirenaica, territorio saldamente in mano alle truppe anti-Gheddafi.
In questo, il gruppo di contatto ha sostanzialmente seguito la “linea” Juppè. Alla vigilia del vertice, infatti, il ministro degli Etseri francese aveva proposto di scongelare i frozen assets libici; tradotto, di riavviare la commercializzazione sul mercato internazionale del petrolio e dei suoi derivati. D’altronde, il comitato degli insorti ha già presentato il conto, sostenendo di avere bisogno di 2-3 miliardi di dollari per “sopravvivere”.
Ma Hillary Clinton a Roma non si è occupata solo di Libia. Altre (e tante) le questioni calde sul palcoscenico internazionale, a cominciare dai nuovi equilibri dopo la morte di Osama bin Laden. Sul gelo diplomatico con il Pakistan, la Clinton ha dichiarato che gli Usa sono tuttora “impegnati a sostenere la popolazione e la democrazia che il Pakistan rappresenta”, ricordando la “collaborazione” tra Washington e Islamabad, fianco a fianco nella guerra al terrorismo. Insomma, Hillary getta acqua sul fuoco, laddove il Pakistan esprime invece tutta la sua preoccupazione di futuri interventi americani nella “Terra dei Puri”, volti a sgominare cellule terroristiche ancora esistenti.
Infine, la Siria. Alla luce anche dei 300 arresti nella periferia di Damasco, indice che la repressione del regime di Assad non è ancora giunta la termine, Hillary Clinton ha puntato nuovamente il dito contro il raìs, dichiarando che in Siria è in atto “una brutale repressione” ai danni della popolazione e ha ricordato che gli Usa “hanno annunciato sanzioni contro singoli individui” e contro il network di società vicine a Bashar al Assad.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Giovedì 5 Maggio 2011


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Il 5 Maggio 2011 alle 18:05 Guerra in Libia, Hillary Clinton a Roma: “Isoliamo Gheddafi e … | Italia in Guerra ? ha scritto:
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