
Il caffè distrutto a Marrakesh (Credits: AP Photo/Tarik Najmaoui)
Tre cittadini marocchini sono i principali sospettati per la strage al Caffé Argana di piazza Jemaa el Fna a Marakesh, che ha fatto finora 17 morti e decine di feriti. I servizi di sicurezza li hanno arrestati in una località a sud di Casablanca.
L’individuazione e gli arresti sono avvenuti nella città di Safi, circa 350 km a sud di Casablanca, secondo quanto riferisce una fonte della sicurezza marocchina. I tre sospetti avevano tutti dei precedenti e uno di loro era conosciuto anche come reclutatore di jihadisti ai tempi della guerra in Iraq. Quest’ultimo, in particolare, è stato accusato di aver fabbricato le due bombe telecomandate usate poi nell’attentato.
I servizi di sicurezza marocchini tentano di stringere i tempi. Bisogna trovare in fretta i colpevoli. Bisogna liquidare l’affaire Al Qaeda in Marocco in tempi stretti. Ci sono pressanti esigenze a cui rispondere.
Non è escluso che “ci siano altre ramificazioni e altre persone da fermare” nelle indagini marocchine sull’attentato dello scorso 28 aprile, ha detto il ministro francese dell’Interno, Claude Gueant, parlando con l’agenzia France Presse. La Francia segue con particolare attenzione le indagini: otto dei 17 morti erano infatti cittadini transalpini.
Intanto, il re Mohammed VI deve andare avanti con le riforme che ha promesso nel marzo scorso. Importanti quelle costituzionali, che garantiranno maggiori diritti e libertà ai cittadini marocchini, che daranno poteri a un Primo Ministro che sarà vero soggetto politico e di governo, e che dovranno risolvere la annosa questione del Sahara Occidentale.
“Non possiamo ipotizzare nel futuro una vera e propria monarchia parlamentare, ma di sicuro una monarchia equilibrata con un bilanciamento dei poteri fra il re e il governo nominato dal parlamento”, ha spiegato il politologo Mohamed Darif. Di sicuro, una rottura con il passato e un deciso passo in avanti.
Un passo in avanti che l’attentato di Marrakech voleva, fra le altre cose, probabilmente arrestare. Oltre ad assestare un duro colpo a un’economia che trae dal turismo straniero ampi benefici. Riusciranno ora le autorità marocchine a rassicurare i turisti di mezzo mondo che non vi sono pericoli a Marrakech come a Essaouira?
Nel frattempo, c’è solo una strada all’orizzonte per il re Mohammed, che vincerà solo adottando una strategia molto semplice, almeno sulla carta: pugno duro contro i terroristi e mano morbida sulle riforme.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Independent, Die Zeit. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Venerdì 6 Maggio 2011


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