La guerra libica finirà entro tre o quattro settimane. Parola del Ministro degli esteri Franco Frattini secondo il quale la comunità internazionale intende stringere i tempi della missione militare della Nato aumentando la pressione su Gheddafi per dare poi il via all’iniziativa politica.
L’ottimismo di Frattini è influenzato probabilmente dalle pressanti richieste della Lega Nord di porre una “data di scadenza” alle operazioni belliche. A meno che non abbia ragione Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm), secondo il quale i bombardamenti italiani potrebbero cessare in 3 o 4 settimane perché “il carburante e quanto altro serve per far volare i jet si sta esaurendo con molta rapidità“.
Gheddafi infatti appare ancora molto combattivo e lontano dall’ottemperare alle richieste della Nato. Le tre condizioni fissate per cessare i raid aerei sono lo stop delle violenze contro i civili; il ritiro delle forze militari libiche e il libero accesso degli aiuti umanitari.
I tempi dipenderanno quindi dalla capacità di resistenza militare di Gheddafi, messa a dura prova secondo il ministro della Difesa Ignazio La Russa, dai raid della coalizione. “Non si può fissare un termine certo alla missione ma c’è ottimismo perché l’80per cento delle strutture militari del raìs non esiste più“.
Sarà anche vero ma le basi e i comandi distrutti dai raid sono necessari a combattere una guerra convenzionale non ad affrontare le milizie improvvisate degli insorti. Non mancano infatti indizi di una forte vivacità delle forze libiche. Le sue truppe continuano a bombardare Zenten, le zone in mano ai ribelli lungo il confine tunisino e Misurata, dove i jet libici sembra abbiano sfidato con successo la no-fly zone imposta dalla Nato distruggendo depositi di carburante caduti in mano ai ribelli.
Dopo aver subito pesanti attacchi lungo tutta la fascia costiera, le truppe di Gheddafi operano ora in colonne motorizzate che muovono da sud, dal deserto, come quelle che hanno attaccato sabato il centro petrolifero di Jalu situato circa 250 chilometri a sud da Agedabia.
Secondo Abdel-Hafiz Ghoga, vice presidente del Consiglio Nazionale Transitorio (CNT) di Bengasi, i lealisti starebbero puntando ad aggirare le roccaforti avversarie attraversando il deserto in direzione est fino a Tobruk, alla frontiera con l’Egitto, per prendere gli insorti alle spalle.
Dal campo di battaglia non sembrano quindi emergere elementi che sostengano l’ottimismo di Frattini, messo in imbarazzo dal pubblico ringraziamento del CNT che ha annunciato la decisione italiana di fornire ”molto presto” armi agli insorti per contribuire a combattere le forze fedeli a Gheddafi. “Ci daranno le armi e le riceveremo molto presto”, ha detto Ghoga ai giornalisti spiegando che alcuni ufficiali militari avevano firmato un accordo in tal senso con dei funzionari italiani.
Fonti della Farnesina hanno smentito ricordando che l’Italia fornisce solo “materiali per l’autodifesa” agli insorti, cioè non vere armi ma materiale logistico, radio e giubbotti antiproiettile. “Non mi risulta che l’Italia abbia dato o abbia intenzione di dare armi, se non strumenti difensivi come camion e cose del genere” ha detto La Russa aggiungendo che “il ministero della Difesa assolutamente non è a conoscenza di armi date ai libici”.
Considerata la pesante censura che circonda le missioni aeree italiane sulla Libia , se Roma armasse i ribelli libici probabilmente non lo comunicherebbe ai media e all’opinione pubblica, specie se si trattasse di armi prelevate dai depositi del nostro esercito.
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- Lunedì 9 Maggio 2011


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Commenti
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Il 9 Maggio 2011 alle 18:06 giovannimartinelli ha scritto:
I casi sono due: o il Ministro Frattini ha a disposizione informazioni riservate tali da consentirgli di fissare con tale disinvoltura il termine ultime delle operazioni oppure (ipotesi ben più probabile, così come osservato, giustamente, dal Direttore) si tratta di una dichiarazione a scopo interno (della maggioranza di Governo).
L’ipotesi del termine “fisiologico” di tali operazioni (cioè la fine di carburante e/o munizionamento) in effetti non appare così remota; la speranza (a questo siamo ridotti) è che però alla fine non si materializzi.
La sensazione complessiva tuttavia è che la fine di questa avventura bellica non appare così vicina; in altri termini, se la Coalizione pensava di cavarsela con uno schema in base al quale essa forniva il proprio appoggio aereo e i ribelli libici svolgevano il “lavoro sporco” a terra, almeno fino a oggi questo schema non sembra funzionare:
Una campagna aerea a bassa intensità, la pochezza militare dei ribelli e la spregiudicatezza delle forze di Gheddafi stanno infatti producendo una situazione di stallo piuttosto seria.
Una situazione di stallo che (purtroppo) potrebbe dover essere sbloccata da quell’intervento di terra che però nessuno vuole (a ragione).
Piuttosto gustosa anche la vicenda sulla (presunta) fornitura italiana di armi agli insorti; ancora una volta abbiamo sfiorato il ridicolo parlando, addirittura, di “armamento non letale” (cosa avrà voluto dire …?)
Un dettaglio che unito agli scarni/osceni comunicati dello SMD sull’attività dei nostri velivoli impegnati in azione sui cieli della Libia, danno l’esatta dimensione di quanto il nostro Paese sia ancora profondamente immaturo rispetto ai temi della sicurezza e della Difesa.
Ma non si preoccupi Direttore, nei prossimi giorni leggeremo dettagliati resoconti sulla gloriosa attività di raccolta della “munnezza” in quel di Napoli!
Questo sì che è importante, che diamine!
Il 10 Maggio 2011 alle 14:45 carlo.tosi ha scritto:
Sono baggianate buttate li per tenere buoni i contrari a questa “sporca” operazione! Come la guera in Iraq e Afganistan doveva finire in poche settimane ed invece continua a mietere vittime e costare montagne di soldi, così sarà per la guerra in Libia! Alla faccia di quanto dice il nostro frattini.
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