Non si fermano le proteste in Siria, dove la morsa del regime si sta stringendo attorno alla terza città del Paese. Ad Homs i carri armati stanno facendo fuoco contro un quartiere residenziale. Morti due militari. Incerto il numero dei feriti e delle vittime tra i manifestanti, si parla di 9 persone rimaste uccise.
Nonostante le promesse di riforme imminenti, il presidente siriano Bashar al Assad ha ordinato al suo esercito di fare nuovamente fuoco sulle persone scese in piazza per protestare contro il suo regime. Le truppe governative tengono in assedio Homs, 160 chilometri a nord di Damasco, che da stamattina vibra di cannonate e spari.
A nulla sono finora servite le sanzioni decise dall’Unione europea che colpiscono tredici personaggi vicini al raìs. In molti si sono chiesti come mai le sanzioni non siano indirizzate direttamente contro Bashar al Assad, ma Catherine Ashton, a capo della Diplomazia europea, ha detto che presto arriveranno anche per lui e che per ora si sono voluti colpire i diretti responsabili degli scontri e dei morti in Siria.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, è tornato a chiedere al governo siriano la fine dei massacri e di onorare le promesse fatte su imminenti riforme. Ban Ki-moon ha inoltre protestato per il divieto agli operatori umanitari di entra a Dara’a e in altre città dove l’esercito tiene nel mirino i manifestanti.
E in un’intervista per il New York Times, Rami Makhlouf, cugino del presidente Assad e tra le tredici persone sanzionate dall’Ue, avverte: “il governo è pronto a combattere fino alla fine per sedare le proteste” e garantire la stabilità del Paese. “Non scapperemo - ha proseguito il famigliare di Assad - rimarremo qui,”. Anche perchè, secondo Makhlouf l’alternativa ad Assad sarebbe un governo di salafiti, che “scatenerebbero una guerra nel Paese e forse nella regione“.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Mercoledì 11 Maggio 2011



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