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Buste rosse della fortuna offerte al drago danzante (Credits: AP Photo/Chiang Ying-ying)
Dopo aver ammesso che nella Repubblica popolare quello della corruzione è un problema “gravissimo” che rappresenta una “minaccia nei confronti della legittimità del Partito Comunista al potere”, Pechino ha deciso di fare sul serio, e ha confermato la condanna a morte per Xu Zongheng, 56 anni, ex sindaco di Shenzhen, colpevole di aver accettato tangenti per cinque milioni di dollari.
Ancora, il governo ha finalmente deciso di rendere illegale l’abitudine di molte aziende di “comprare notizie” sulla stampa nazionale. E sempre per evitare che la popolazione possa dimenticare che questa volta Pechino è determinata a sradicare il fenomeno della corruzione su scala nazionale, sempre a Shenzhen, una delle città più frizzanti del Guangdong, è stata allestita una mostra che raccoglie già più di 2.500 volti di cinesi disonesti. Una raccolta che viene di volta in volta aggiornata in base alle nuove condanne. E l’ultimo dipinto, naturalmente, non potrà che essere quello di Xu Zongheng.
Di questi tempi, è difficile non ammirare la determinazione dei massimi esponenti del partito a sradicare la corruzione, esponendosi in prima persona persino negli ambienti privati. Il regime ha infatti deciso di scoraggiare anche la “pratica tradizionale” di inserire all’interno dei fascicoli preparati per i media in occasione delle conferenze stampa bustine rosse, hongbao, piene di contanti. Pur avendola di fatto tollerata fino a pochissimo tempo fa, oggi la paura è che in virtù della maggiore esposizione a livello internazionale, continuando a offrire “contributi per sollecitare una copertura mediatica positiva” molte aziende cinesi possano mettere in imbarazzo il paese, confermando quanto la corruzione all’interno rappresenti ormai una piaga endemica. Anche se, è opportuno ricordarlo, l’attivismo di Pechino volto a cancellare la pratica degli “articoli comprati” non va di pari passo con l’interesse a stroncare un altro subdolo pagamento, quello riservato ai reporter per impedire loro di occuparsi di fatti di cronaca giudicati “sensibili” dal regime.
Ecco perché, se potessero, gli artisti coordinati dall’artista-regista Zhang Bingjian che si sono occupati di dipingere i volti dei cinesi corrotti aggiungerebbero anche alcune delle personalità più autorevoli del partito ai loro 2.500 ritratti in mostra a Shenzhen. Un numero che ha lasciato sbalorditi gli stessi autori, che mai più avrebbero immaginato che, scavando nel mondo dell’illegalità orientale, avrebbero trovato così tante personalità da dipingere. Oggi, il gruppo di artisti che per il momento si limita ad esporre per strada le identità incriminate spera che la campagna anti-corruzione lanciata da Wen Jiabao in persona possa aiutarli a trovare uno spazio più istituzionale per le loro opere. Anche perché, è evidente, se il partito fosse stato contrario all’iniziativa avrebbe già trovato il modo per stroncarla. Mentre potrebbe trovare utile sostenerla per disporre in prima persona di una rappresentazione figurativa capace di illustrare la vittoria finale nella campagna contro i funzionari viziosi, che verrà raggiunta quando non ci saranno più visi da dipingere. E, a quel punto, l’esposizione potrebbe continuare a lungo a convincere la popolazione dell’affidabilità dei politici di Pechino.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Lunedì 16 Maggio 2011


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Commenti
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Il 31 Maggio 2011 alle 3:28 asiaop ha scritto:
Sig.ra Astarita Shenzhen non e’ la capitale del Guangdong, la cap amministrativa e’ Guangzhou, come si evince anche dalla targa degli autoveicoli che in Cina come prima lettera riportano sempre la citta’ classificata in ordine di importanza e questo per ogni singola provincia. Infatti e’ per questo che la targa di Guangzhou ha la lettera A, altro esmepio Hangzhou cap amministrativa dello Zhejiang utilizza la A.
Se fosse mai stata a Shenzhen avrebbe visto le targhe auto di quella citta’ con la prima lettera riportare una B.
Per quanto riguarda le Hong Bao 洪保 (sono due parole) infatti questi era un ambasciatore cinese della dinastia Ming. Donare questa busta e’ una tradizione che si osserva durante i capodanni cinesi e non e’ nata per la “mera” corruzione ma per omaggiare in scala ” di importanza” i parenti, piu’ soldi si donano ad un parente con questa busta piu’ significa che questa persona e’ da noi considerata importante rispetto ad altri parenti.
Mi stupisco Signora che una docente universitaria a maggior ragione di Relaz internaz con l’Asia non conosca queste cose.
Io vivo qui da molto e non ho nessuna cattedra ma credo che bisgnerebbe esssere piu’ precisi a livelli come il suo.
Buon lavoro.
Il 31 Maggio 2011 alle 15:30 claudia astarita ha scritto:
Gentile asiaop, su Shenzhen ha perfettamente ragione: si è trattato di una svista che ha fatto bene a segnalare permettendomi così di correggerla.
Non capisco invece la sua puntualizzazione sulle buste rosse. Quanto scrive è vero, e infatti la tradizione delle buste rosse in Cina è già stata affrontata più volte in questo blog. In questo caso il post parlava di un’altra abitudine, ma come avrà notato in corrispondenza della parola hóngbāo c’è un link che permette ai più curiosi di approfondire anche l’aspetto più tradizionale del rito dello scambio delle buste rosse.
Quanto al mio livello di preparazione, studio l’Asia da tantissimi anni e con molta passione, cercando costantemente di migliorarmi. Tuttavia, mi creda, può capitare di commettere qualche errore per la fretta. Ecco perché apprezzo chi mi aiuta a notarli permettendomi di correggerli.
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