
Barack Obama spiega la nuova strategia Usa in Medio Oriente (Credits: Ansa/Abed al Hashlamoun)
Quarantacinque minuti per spiegare i prossimi due anni di mosse degli Usa in Medio Oriente. Una lunghezza inusuale per un discorso di politica estera, ma Barack Obama ha bisogno di tempo per fissare i punti della futura strategia statunitense nell’area.Atteso da settimane, dalle dimissioni di Hosni Mubarak, ma rinviato più volte (anche in attesa dell’esito dell’operazione che ha portato alla morte di Osama Bin Laden) il discorso che il presidente americano tiene al Dipartimento di Stato non sarà solo la presentazione della nuova roadmap statunitense per la regione, travagliata ancora del conflitto israelo-palestinese e percorsa dalle rivolte delle popolazioni contro i loro regimi, ma anche il tentativo di attualizzare il famoso discorso del Cairo, quello che Obama tenne due anni fa e che fu la pietra miliare della nuova politica americana verso il mondo arabo dopo gli anni dell’epoca Bush.
Un discorso, quello del Cairo, che, secondo molti, è stato fonte d’ispirazione per molti giovani arabi e per le rivolte che poi li hanno visti come protagonisti.
Nel nuovo discorso, Barack Obama parlerà della situazione in Bahrain (dove anche gli americani “sopportano” la repressione contro gli oppositori), in Yemen e (soprattutto) in Siria. Il discorso sarà l’occasione per fare pressioni su Bashar al Assad, annunciare nuove sanzioni contro Damasco e chiedere al presidente siriano di porre fine alle stragi contro i civili. Tratterà anche del nucleare iraniano e della politica che Washington intende adottare contro gli ayatollah.
Un discorso che sarà dedicato anche ai regimi “amici”. Per loro, l’invito a continuare (o iniziare) la strada delle riforme politiche, promettendo aiuti concreti a chi la intraprenderà. Milioni di dollari americani arriveranno all’Egitto del post-Mubarak, nella speranza che la strada iniziata venga proseguita fino a libere elezioni presidenziali: 400 milioni di dollari di investimenti americani sono stati invece promessi da Obama a Re Abdullah di Giordania nella sua recente visita a Washington.
Un discorso che (probabilmente) non piacerà agli storici alleati sauditi. Tra Washington e Riad esiste una strisciante tensione proprio a causa della richiesta di riforme politiche avanzata (con prudenza) dall’Amministrazione Obama e alla quale i regnanti dell’Arabia Saudita sono molto riottosi a dare una risposta positiva.
Barack Obama dovrà stare attento a come calibrerà le parole. Dovrà evitare di apparire come colui che soffia sul fuoco delle rivolte, ma allo stesso tempo dovrà mandare messaggi di sostegno alle opposizioni che lottano per liberarsi dai loro regimi oppressivi. Dovrà rassicurare i governanti amici che non intende farli cadere senza però, allo stesso tempo, sembrare un loro “complice” agli occhi delle opinioni pubbliche arabe che li contestano.
Il messaggio che lancerà (probabilmente) sarà: esiste una via “araba” alla democrazia e l’America di Barack Obama aiuterà chiunque voglia imboccarla.
Il nodo israelo-palestinese sarà quello più difficile da spiegare. La spinta di Obama per risolverlo, molto forte all’inizio del suo mandato, si è appannata dopo alcuni mesi. Secondo alcuni osservatori, il presidente Usa potrebbe fare dei riferimenti allo stato palestinese, ma non è certo. Il nuovo abbraccio tra Hamas e Al Fatah è un fattore che complica le cose per gli Stati Uniti. E non di poco. Di sicuro c’è che Obama parlerà del contenuto del suo discorso con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un incontro a Washington già previsto da tempo.
Barack Obama fonirà la sua visione del Medio Oriente. Per lui, che tanto ha puntato sul rapporto con il mondo arabo, sulla risoluzione del conflitto israelo-palestinese, ma che ha raggiunto pochi risultati concreti, quella regione è la Nuova Frontiera della politica estera americana.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Mercoledì 18 Maggio 2011


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Commenti
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Il 18 Maggio 2011 alle 18:56 yahuwah ha scritto:
DUBAI- Mohammed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, principe della corona e governante di fatto degli Emirati Arabi Uniti, ha chiesto alla Blackwater, compagnia privata militare americana già impegnata in Iraq e Afghanistan, di formare un esercito di 800 mercenari stranieri per difendere gli Emirati da proteste, scioperi e interferenze ‘stranieri’.
http://italian.irib.ir/analisi.....-al-nahyan
Il 18 Maggio 2011 alle 20:09 anna.one ha scritto:
..take two..three…four..
Chissà se Obama ammetterà che, con le dimissioni di George Mitchell venerdì scorso, la sua politica in MO è stata un completo fallimento? In caso negativo, la stampa insisterà su una risposta soddisfacente? Oppure, sarà la stampa a fare quello che fa con ogni tentativo di Obummer: far finta che nulla è ancora accaduto, e la sua nuova politica in realtà è la sua unica politica o la stessa politica?
Esempio, Afghanistan..due takes uno nel marzo 2009 e un’altro nel dicembre 2009, per la stampa vale solo quello di dicembre come se l’annuncio di marzo fosse mai accaduto…sulle trivellazioni, su Mubarak, Iran, Syria e Qaddafi..take three..four..
Non ho mai visto un presidente “tentare di nuovo” cosi’ tanto e affermare con la faccia di tolla “Non ho mai detto thats”, come questo. In realtà, probabilmente si potrebbe sommare tutti i fare over di tutti i precedenti presidenti e cio’ non ammonterebbe a quello che Obama ha già ottenuto aiutato da una certa stampa duplicitious e servile.
Il 19 Maggio 2011 alle 17:02 anna.one ha scritto:
“DUBAI- Mohammed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, principe della corona e governante di fatto degli Emirati Arabi Uniti, ha chiesto alla Blackwater,[...]”
Ha scelto il massimo, bravo Sultan bin Al-Nahyan, dopotutto ha funzionato per la Francia, pensa alla FFL!
Il 19 Maggio 2011 alle 17:55 anna.one ha scritto:
OT guardate che cosa é up to il “nostro” Medaglia d’Onore Salvatore Giunta!
http://www.blackfive.net/main/.....games.html
:)
Il 19 Maggio 2011 alle 19:02 anna.one ha scritto:
Bene, BHO ha gettato anche Israele sotto il bus! Ritorno al ‘67 border.
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