- Tags: Cina, Corea del Nord, dittatura, Iran, libertà , Nazioni-Unite, nucleare, povertà , Pyongyang
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A Sinuiju, sgraditi controlli per il principale alleato di Pyongyang, la Cina (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)
Un paio di giorni fa ha iniziato a circolare la notizia secondo cui Corea del Nord e Iran si starebbero scambiando tecnologie nucleari violando le sanzioni delle Nazioni Unite, e, ancora più grave, con la complicità di un paese confinante. Una dichiarazione che ha fatto pensare subito alla Cina, e, secondo alcuni, sarebbe proprio questo il motivo che ha spinto Pechino a bloccare la pubblicazione del rapporto Onu sulla vicenda.
L’Ambasciatore portoghese Jose’ Felipe Morales Cabral, presidente del comitato dell’Onu che monitora le sanzioni del Palazzo di Vetro contro Pyongyang, ha spiegato alla stampa che “non c’è consenso all’interno del comitato in merito alla pubblicazione del rapporto”, ma numerosi diplomatici che hanno preferito rimanere anonimi hanno specificato che sarebbe stata proprio la Repubblica popolare l’unica nazione a negare l’autorizzazione alla pubblicazione.
Il rappresentante di Pechino alle Nazioni Unite ha chiarito che “la Cina ha soltanto bisogno di tempo per studiare meglio la relazione” redatta dai sette esperti nominati dal Palazzo di Vetro proprio per verificare che Pyongyang si stesse attenendo agli obblighi specifiati dalle sanzioni del 2006, negando a prescindere ogni coinvolgimento nei trasferimenti illegali di materiale balistico proibito. Â
Dal punto di vista della responsabilità della Cina sul piano internazionale, sarebbe un duro colpo per Pechino essere giudicata corresponsabile nell’intermediazione dello scambio di tecnologie nucleari tra Pyongyang e Teheran, ma è anche vero che la Repubblica popolare non è mai riuscita a nascondere i propri interessi economici e strategici nella penisola coreana.
Ma è anche vero che capire quale sia il vero rapporto tra Pechino e Pyongyang è ancora oggi molto difficile. La Repubblica popolare ha continuato a investire in Corea del Nord, creando aziende e infrastrutture fondamentali per sostenere il commercio bilaterale e lo sviluppo economico della nazione. Ancora, i due stati stanno anche cercando di verificare insieme la presenza di pozzi petroliferi nel Mar Giallo.
A dimostrazione di questa affinità  tra le due dittature asiatiche, un giornalista cinese entrato in Corea del Nord grazie a uno pseudonimo ha poi pubblicato un reportage in cui ha tratteggiato un’immagine del regime un po’ diversa rispetto a quella a cui siamo abituati. Pur rendendosi conto che per andare d’accordo con i militari coreani basta fare attenzione a non fotografare ne’ loro ne’ paesaggi che possano dare l’impressione che la Corea sia un paese povero, il giornalista orientale si è reso conto che al posto di uno stato pieno di uomini che si comportano come robot che sono stati sottoposti a un efficace lavaggio del cervello, ne ha trovato uno che assomiglia molto alla Cina degli anni ‘90.
Consapevole che il salario medio mensile nel paese non supera il tetto di un dollaro, il reporter cinese è rimasto molto sorpreso scoprendo che le guide ne guadagnano almeno 15 al giorno, mance incluse. Non solo, le guide sarebbero addirittura aggiornate con la cronaca della politica estera internazionale, confermando che, almeno qualche fetta di questo paese isolato, vive come noi nell’era della globalizzazione. E, proprio come facevano i cinesi fino a qualche tempo fa, i coreani che poseggono un telefono cellulare lo tengono legato alla cintura per potersene vantare con i connazionali.
In realtà , quello che ha capito il giornalista cinese è che in Corea del Nord ci sono cittadini di serie A e B. I primi sono quelli che hanno la fortuna di nascere nella capitale o a Shinuiju, la città di riferimento di una sorta di zona economica esclusiva locale. Poi vengono tutti gli altri. Ecco perché le donne coreane ambiscono a sposare cittadini di Pyongyang, possibilmente laureati e, perché no, membri del partito. Consapevoli che, proprio come in Cina, con fama e denaro si può ottenere tutto.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Mercoledì 18 Maggio 2011


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