
(Credits: Ap Foto/Richard Drew)
Dominique Strauss-Kahn alla fine ha ceduto alle pressioni di Washington e si è dimesso dal Fondo Monetario Internazionale. Al momento è John Lipsky, il numero due, a detenere l’incarico di direttore ad interim del Fondo. Presto il board nominerà il suo successore.
Il Segretario del Tesoro americano, Timothy Geithner, l’aveva più volte chiesto pubblicamente: “Strauss-Kahn deve fare un passo indietro e lasciare la direzione del FMI”, e così è stato.
In una lettera scritta dal carcere di Riken Islands, dove si trova attualmente, DSK ha chiesto scusa ai famigliari e agli amici per quanto sta accadendo, si è detto estraneo alle accuse che gli vengono mosse di aggressione e stupro ai danni di una cameriera di 32 anni del Sofitel di New York e ha abbandonato il suo incarico da direttore.
“E’ con infinita tristezza - scrive Strauss-Kahn - che mi trovo obbligato a presentare al Consiglio di amministrazione le mie dimissioni dall’incarico“, e continua: “In questo momento penso a mia moglie (la giornalista franco-americana Anne Sinclair ndr), che amo più di ogni altra cosa al mondo, ai miei figli, alla mia famiglia e ai miei amici. E penso anche ai miei collaboratori al FMI, con i quali abbiamo ottenuto grandi risultati in più di tre anni”. “A tutti loro - conclude DSK - dico che rifiuto con estrema fermezza tutte le accuse contro di me. Desidero preservare questa istituzione che ho servito con onore e devozione e, soprattutto, voglio indirizzare tutte le mie forze, il mio tempo e le mie energie nel dimostrare la mia innocenza”.
Insomma, DSK dà la zampata finale, da vero leone. Anche dimettendosi, ribadisce la sua estraneità ai fatti e promette di lottare senza esclusione di colpi. A cominciare dalla richiesta degli arresti domiciliari su cauzione. Cosa che gli era stata negata in prima istanza dal giudice Melissa Jackson.
I suoi avvocati proveranno a presentare domanda di rilascio su cauzione per la seconda volta. La cifra in ballo è notevole, circa 1 milione di dollari, ma Strauss-Kahn si impegna a versarla e a restare sul suolo americano, a New York, nell’appartamento di sua figlia Camille a Manhattan. Il giudice prenderà in considerazione questa nuova istanza nelle prossime ore. La linea difensiva di DSK sembrerebbe orientata ad affermare che la donna fosse “consensuale”, anche se lei ha dichiarato il contrario.
E intanto, infuria il toto-nomine per il prossimo direttore del FMI. Se, da una parte, i Paesi emergenti chiedono che sia “uno dei loro”, come ha dichiarato esplicitamente il Sudafrica, da Bruxelles José Manuel Barroso risponde che, invece, il nuovo capo del Fondo sarà europeo.
Secondo indiscrezioni riportate dal New York Times, potrebbe essere proprio il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde, il successore di DSK. La Lagarde (55 anni) si è distinta in quei di Washington per il suo acume e la sua brillantezza su temi economici e finanziari, tanto da far ricordare - scrive il quotidiano di New York - proprio Strauss-Kahn, seppure in versione con la gonna. Ma per il momento non c’è nulla di concreto sul tavolo.

(Credits: Epa/Ian Langsdon)
Ieri si è inoltre diffusa la voce di un’altra tegola sulla testa di DSK. Secondo il New York Post, la cameriera di origini guineane che lo accusa sarebbe sieropositiva e vivrebbe in una “Casa per malati di Aids” gestita dalla Harlem Community nel Bronx. Cosa che è stata prontamente smentita dagli avvocati della donna, che hanno definito “scandalose” le notizie. Ma i media finora non sono riusciti a trovare conferma né della bontà dell’informazione né della sua smentita, e il dubbio continua ad aleggiare spettrale sulla testa dell’ex uomo più potente del mondo.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Giovedì 19 Maggio 2011


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