
Un manifesto con l'immagine di Ouattara ad Abidjan (Credits: AP Photo/Sunday Alamba)
E così, sabato 21 maggio a Yamassoukro in Costa d’Avorio, ci sarà il conferimento del mandato al Presidente regolarmente eletto Alassane Ouattara. Un passo ufficiale verso la normalizzazione del Paese, dopo mesi di guerra civile, sanguinose battaglie e un lungo braccio di ferro con Laurent Gbagbo che si è concluso con il suo arresto.
Anche il presidente francese Nicolas Sarkozy sarà presente sabato alla cerimonia. D’altronde, senza l’appoggio delle sue forze speciali, difficilmente gli uomini di Ouattara avrebbero arrestato Gbagbo e messo fine alla sanguinosa guerriglia. Gli intrecci e gli interessi economici franco-ivoriani sono altissimi. E Ouattara e Sarkozy sono “amici” di lunga data come loro stessi hanno affermato in passato.
Insomma il mandato di Ouattara nasce sotto gli auspici francesi e questo non è da sottovalutare.
Eletto il 28 novembre scorso, Ouattara ha effettivamente assunto la Presidenza dopo cinque mesi di crisi, sfociati in una guerra civile nella quale sono intervenuti i contingenti dell’Onu e francese presenti nel Paese. Il Capo di Stato uscente, Laurent Gbagbo, si era infatti rifiutato di riconoscere il risultato del voto. Il conflitto fra i due schieramenti, terminato con l’arresto di Gbagbo l’11 aprile scorso, ha provocato secondo stime ufficiali, oltre 3 mila morti.
Pace dunque, a livello politico e istituzionale, ma sul terreno, la situazione non è così limpida. Vediamo perché.
- Sicurezza e sfollati.
Mentre in alcuni quartieri di Abidjan ci sarebbero ancora miliziani pro-Gabgbo sul piede di guerra, il governo Ouattara dovrà fronteggiare l’emergenza sfollati: oltre mezzo milione (alcune stime parlano di un milione) di ivoriani che hanno lasciato le loro case a causa degli scontri. Nella sola missione cattolica di Duekoue ce ne sono 27mila, ed è già allarme colera.
- Crimini e violenze.
Ouattara ha ufficialmente chiesto al procuratore della Corte Penale Internazionale, Josè Luis Moreno-Ocampo, di indagare sui “crimini più gravi” commessi in Costa d’Avorio dal 28 novembre 2010.
La richiesta di Ouattara di rivolgersi alla Corte Penale Internazionale denuncia l’inadeguatezza del sistema giudiziario ivoriano di poter giudicare quello che è accaduto in questi mesi. Il problema è che la Costa d’avorio non ha mai ratificato lo statuto fondatore della corte e quindi la CPI non potrà che intervenire a livello di inchiesta.
Ci sarà da fare chiarezza su parecchi episodi, di certo non tutti imputabili a Gbagbo, come gli 800 morti trovati a fine marzo e denunciati dalla Caritas a Duekoué, nell’ovest della Costa d’Avorio, zona controllata dai miliziani fedeli al neo-presidente. E poi ci sono le numerose violenze e uccisioni di civili effettuate dai pro-Gbagbo, compresi attacchi ai Caschi blu Onu.
- Economia.
Sono finalmente ripartite le esportazioni di cacao, ma il Paese, dopo 5 mesi di guerra civile, ha bisogno di aiuti e stabilità. Dopo 4 mesi di embargo, la settimana scorsa, un primo cargo da 1700 tonnellate è partito verso gli Usa. Il cacao rappresenta il 20% del Pil dello Stato.
- Tensioni etniche
Da sempre, la Costa d’Avorio ha vissuto regimi e poteri forti. E da sempre vi sono tensioni etnico religiose, sfociate poi nella lunga guerra civile del 2002. Riuscirà Ouattara a proseguire nella costruzione di una identità nazionale che superi ogni divisione? E ad dare voce e rispettare le minoranze, per esempio burkinabé, spesso discriminate?
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Independent, Die Zeit. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Venerdì 20 Maggio 2011


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