
(Credits: Ansa/Fermo immagine da Tg)
I servizi segreti afghani hanno annunciato che il Mullah Omar, leader dei talebani in Afghanistan, è “scomparso dal suo rifugio” a Quetta, in Pakistan, da dove manca da più di cinque giorni. Inizialmente voci lo davano per morto.
Ma il portavoce dell’intelligence di Kabul, Nutfullah Mashal, ha ribadito che, se da una una parte può essere confermata la scomparsa del terrorista, dall’altra non è possibile invece confermare la sua morte. Il presidente afghano Hamid Karzai dovrebbe presto tenere una conferenza stampa sulla questione, ma intanto si rincorrono le voci.
Sul fronte dei talebani, la notizia dell’uccisione di Mullah Omar è stata immediatamente bollata come “propaganda” dell’Occidente. I talebani hanno dichiarato che Mullah Omar è “vivo e vegeto in Pakistan” e che sta continuando la lotta per la causa degli insorti. Ma il mistero rimane e da più parti si cerca di essere cauti. Se fosse confermata l’uccisione del terrorista, sarebbe una seconda vittoria per gli Stati Uniti, che già hanno messo a segno l’uccisione del “principe del terrore”, Osama bin Laden.
Il Mullah Omar è da quindici anni in cima alla lista nera del terrorismo mondiale e sulla sua testa pende una taglia di più di 20 milioni di dollari. Il “Comandante dei Fedeli”, come si fa anche chiamare in Afghanistan dopo la presa di Kabul del 1996, secondo Washington ha favorito la protezione e l’assistenza ai vertici di Al Qaeda, incluso Osama Bin Laden, che proprio in Afghanistan potevano contare su rifugi e basi operative.
Su di lui si sa ben poco e pochissime sono state le sue apparizioni pubbliche. L’unico dettaglio è che negli anni ‘80 perse l’occhio destro durante la guerra con i russi. Al suo periodo di “interregno” in Afghanistan sono legate storie terribili, legate a una visione politica impregnata di fanatismo religioso e interpretazione oscurantista della sharia (la legge islamica). Tra il 1996 e il 2001, quando il Mullah regnava nel Paese centro-asiatico, fu introdotto l’obbligo per le donne di indossare il burqa e fu vietato alle ragazze di frequentare le scuole.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Lunedì 23 Maggio 2011


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