
(Credits: Ap Foto)
Alle elezioni amministrative in Spagna è doccia fredda sui socialisti. Il Psoe, mai così giù, viene staccato di dieci punti dai Popolari guidati da Mariano Rajoy e perde tutti i suoi feudi, inclusa Barcellona, dove vincono le liste autonomiste.
27,4% contro il 38,3%. I numeri parlano chiaro e anche i giornali iberici, che parlano di uno “tsunami 22 maggio” che ha investito il premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero. La Spagna volta pagina e lo fa in maniera netta, assestando un duro colpo alla sinistra e “premiando” la destra del Partido Popular (PP). Trentaquattro milioni di elettori alle urne per rinnovare i governi di 8.116 città e 13 regioni. I risultati sono impietosi per il Psoe, che non riuscirà a formare il governo in 12 regioni su 13.
E anche nelle maggiori città Zapatero prende schiaffi: Madrid, Siviglia, Cordoba sono saldamente nelle mani dei Popolari, che osannano il loro leader Rajoy, che ieri si è concesso il bagno di folla non appena è stato chiaro a tutti che le previsioni dei sondaggi erano state pienamente rispettate e, anzi, hanno suonato ancora più del previsto la campana a morto per il governo di Zapatero. Barcellona, invece, va agli autonomisti, vero incubo del leader socialista.
“E’ l’espressione di un malessere collettivo e legittimo“, sono le prime parole della portavoce dei socialisti, Elena Valenciano, che lega il risultato delle elezioni all’aumento del numero dei disoccupati nel Paese. Il partito socialista ha perso circa 1 milione e mezzo di voti rispetto al 2007 e Zapatero, in tarda serata, si è assunto personalmente la responsabilità del fallimento, riconoscendo la dolorosa sconfitta e attribuendola a una sorta di “punizione” per gli ultimi tre anni di pesante crisi economica.
Il premier, scuro in volto e attorniato dai vertici del Psoe, ha poi aggiunto che non ci saranno elezioni anticipate e che continuerà a lavorare per portare a termine “le riforme economiche necessarie al Paese”, ma ha anche annunciato che non ha intenzione di candidarsi alle prossime elezioni del 2012.

(Credits: Ansa/Ricardo Suarez)
Intanto, cresce la “quota” degli astenuti. Sono andati alle urne il 66,05% degli aventi diritto, mentre gli altri hanno preferito “l’arma” dell’astensione, che quest’anno più che mai ha assunto il colore degli indignados. Migliaia di giovani si sono dati appuntamento alla Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, per protestare contro i “signori della politica”, sia di destra che di sinistra, e per chiedere più riforme sociali, asili nido e mense per i dipendenti, oltre al lavoro per i disoccupati.
Un movimento spontaneo che non tifava per nessuno in particolare. Alla Puerta del Sol ieri non c’era nessun maxi-schermo dal quale seguire lo scrutinio dei voti. I ragazzi hanno promosso la scelta dell’astensione per punire i partiti tradizionali e dare un segnale di forza. Anche se, alla fine, anche molti di loro (soprattutto di sinistra) hanno preferito andare ai seggi.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Lunedì 23 Maggio 2011


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