
A Sinuiju, sgraditi controlli per il principale alleato di Pyongyang, la Cina (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)
Dopo aver annunciato la visita nella Repubblica popolare di Kim Jong-un, terzogenito e delfino di Kim Jong-il, è stato il padre a spostarsi, per la terza volta in un anno, in territorio cinese. Per la sua nota paura di volare, anche questa volta il dittatore si è spostato in treno, ma è difficile spiegarsi come mai abbia deciso di non portare il figlio con sé, visto che un viaggio a Pechino del giovane vice presidente della Commissione militare centrale del Partito coreano dei lavoratori avrebbe potuto significare l’approvazione implicita da parte del governo cinese del prossimo passaggio di consegne.
L’obiettivo di Kim Jong-il, giunto oggi nella capitale del Regno di Mezzo, è quello di rinnovare il sostegno diplomatico del gigante asiatico per il regime coreano e ottenere qualche aiuto alimentare e qualche investimento in più, nonché l’approvazione definitiva della scelta del terzogenito come legittimo successore. Ecco perché è possibile che il dittatore abbia giudicato imprudente e provocatorio presentarsi a Pechino accompagnato dal figlio, mentre per altri analisti Kim padre avrebbe avuto paura di mostrare al figlio ventottenne il forte contrasto tra ricchezza cinese e povertà coreana. Del resto, secondo il World Food Program sarebbero ben sei milioni, su una popolazione complessiva di 23, i coreani costretti a vivere in condizioni di totale indigenza.
Non è chiaro se durante i colloqui privati con Hu Jintao verrà affrontata anche la spinosa questione del nucleare, visto che l’attuale isolamento diplomatico della Corea del Nord dipende anche dalla determinazione del regime a non smantellare i reattori nonostante le promesse della comunità internazionale di andare incontro alle esigenze della nazione con aiuti materiali e nuove tecnologie. Per il momento Pechino si è limitata a dichiarare che Kim Jong-il si trova in Cina per studiare “la ricetta del successo economico del paese” e per “osservare i progressi compiuti da questa sorprendente nazione”. Tant’è che il dittatore più temuto del mondo ha persino trovato il tempo per approfittare in prima persona del benessere cinese concedendosi qualche ora di shopping, alla ricerca di riso, olio da insalata e altri generi di prima necessità, pur senza acquistare nulla. Ancora, il leader coreano ha visitato a Nanjing alcune aziende del comparto dell’elettronica, per ammirarne le catene di montaggio.
Un portavoce del Ministro degli Esteri cinese, dopo essersi rifiutato di fornire dettagli sulle prossime tappe del viaggio di Kim Jong-il, ha confermato che i rapporti tra le due nazioni sono ottimi. Ma secondo Kim Yong-Hyun, un docente dell’Università Dongguk di Seul, è molto difficile immaginare che anche dopo questo viaggio Pyongyang possa intraprendere la strada dell’apertura economica e delle riforme già battuta da Pechino: il regime non è ancora pronto a sostenere le inevitabili conseguenze di questo radicale cambiamento.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Mercoledì 25 Maggio 2011


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