I ministri degli Esteri di Algeria, Mali, Mauritania e Niger hanno raggiunto un accordo per la creazione di una forza di intervento rapido finalizzata alla lotta al terrorismo nella regione del Sahel, cioè per affrontare le milizie e le cellule terroristiche di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI).
Nata nel 2007 dall’unificazione del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento e altri movimenti jihadisti attivi nel Sahel, l’organizzazione eversiva oggi è forse la più attiva e pericolosa ramificazione di Al Qaeda . Da anni i suoi miliziani conducono attacchi contro le forze governative dei Paesi dell’area che con i pochi soldati e mezzi disponibili non riescono a controllare aree così vaste.
Per finanziarsi, l’AQMI punta da tempo anche sui sequestri di persona e nelle sue mani ci sono attualmente quattro cittadini francesi e l’italiana Maria Sandra Mariani, 53 anni, rapita in febbraio vicino a Djanet, nel sud dell’Algeria vicino alla frontiera con il Mali.
L’AQMI rappresenta un serio pericolo anche sul fronte terroristico, in particolare per i Paesi europei. Il direttore centrale del Reinsegnement interieur, i servizi di sicurezza interna francesi, Bernard Squarcini, ha affermato in un’intervista al giornale Le Telegramme della scorsa settimana che Al Qaeda nel Maghreb islamico ha gli strumenti per cambiare marcia.
“Grazie ai riscatti versati per liberare i numerosi ostaggi stranieri rapiti in Mali, in Niger, in Algeria, e ai traffici locali, questo gruppo dispone di un vero tesoro di guerra con il quale ha potuto comprare attrezzature di ultima generazione: armi, Gps, materiale di comunicazione criptata e per la visione notturna, veicoli, e reclutato nuovi combattenti”.
Secondo l’intelligence algerina il conflitto libico avrebbe recentemente permesso ai jihadisti di dotarsi di esplosivi e armi sofisticate, forse anche missili antiaerei portatili, trafugati dai depositi dell’esercito di Gheddafi.
L’intesa tra i Paesi della regione, firmata il 21 maggio a Bamako, in Mali, rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto alla Trans Sahara Counter Terrorism Initiative varata da Washington nel 2002 e potenziata nel 2005, che vede le forze speciali statunitensi fornire aiuti, addestramento e consulenza nella lotta al terrorismo.
Per il ministro degli esteri del Mali, Soumeylou Boubeye, i quatto Paesi del Sahel dovranno mobilitare sul terreno fino a 75 mila soldati (oltre la metà algerini) per contrastare i miliziani in modo coordinato. Alla guida della piccola Nato del Sahel ci sarà uno stato maggiore operativo congiunto (Cemoc) guidato da un generale algerino e con sede a Tamanrasset, nel sud dell’Algeria, cui spetta il compito di definire le strategie e gli interventi.
La cooperazione non sarà solo militare ma riguarderà anche l’intelligence dei quattro Paesi che da tempo riceve il supporto statunitense.
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- Giovedì 26 Maggio 2011


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