- Tags: Air France, Airbus, Bea, latinoamericana, Parigi, Rio, tragedia, volo AF 447
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Oltre ai resti dell’aereo e ai corpi, circa una trentina recuperati nelle ultime settimane, adesso anche le scatole nere cominciano a “parlare”. Per dire cosa sia realmente successo quasi due anni fa nella sciagura del volo Air France 447 decollato la sera del 31 maggio 2009 da Rio de Janeiro con destinazione Parigi e precipitato poche ore dopo nell’Oceano Atlantico, uccidendo 228 persone, 10 delle quali italiane.
Secondo un comunicato reso noto poco fa dalla BEA, l’ufficio di indagini e analisi francese, cominciano a chiarirsi innanzitutto i tempi della tragedia. L’Airbus AF 447 avrebbe impiegato 210 secondi per schiantarsi nell’Atlantico, cioè circa 3 minuti e mezzo.
Altra informazione inquietante: gli strumenti all’improvviso sarebbero “impazziti“. I rilevatori di velocità dell’Airbus AF 447, gli anemometri, a un certo punto, infatti, hanno cominciato a dare valori totalmente contraddittori tra loro, con uno che indicava un “netto calo” della velocità e l’altro che smentiva.
Ma i dati più drammatici, comunicati alla stampa solo parzialmente, riguardano, però, i dialoghi tra il personale di bordo. Due minuti e mezzo prima che si interrompessero le registrazioni delle scatole nere, uno dei piloti infatti disse ad alta voce: “Non abbiamo nessuna indicazione valida”. Si riferiva all’assenza del comandante che in quel momento era fuori dalla cabina per riposarsi?
I co-piloti lo chiamano infatti più volte per farlo ritornare a prendere i comandi. Quando l’aereo precipita a guidare è uno dei secondi che prima dello schianto aveva avvertito l’equipaggio che si stava per entrare in una zona di turbolenze fortissime. “Dovremmo attraversare una zona dove si ballerà più di adesso, fate attenzione”, aveva annunciato senza sapere che di lì a poco il volo sarebbe finito in tragedia.
Solo alla fine di luglio, tuttavia, la BEA renderà noto un rapporto più dettagliato ma dai dati finora divulgati sul sito si rafforza l’ipotesi che alla base del disastro ci sia il malfunzionamento degli anemometri che avrebbe indotto ad una lettura errata della velocità di volo. Una condizione che può avere conseguenze fatali. Per gli inquirenti tuttavia questa ipotesi da sola non sarebbe sufficiente a spiegare le cause della tragedia.
L’unica certezza, invece, è che Airbus e Air France continuano ad essere indagati per omicidio colposo a seguito della tragedia.
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Paolo Manzo, giornalista free-lance, vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Parla 6 lingue, laurea alla Bocconi, master all’ICE e scrive, tra gli altri, per CartaCapital, Le Monde Magazine, The News, La Stampa e Il Secolo XIX. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri
- Venerdì 27 Maggio 2011


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Commenti
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Il 27 Maggio 2011 alle 21:53 indigesto ha scritto:
Credo, ad occhio e croce, come si dice, che, affrontare una turbolenza senza conoscere la velocità a cui si procede e senza perciò poterne avere il controllo, sia impresa impossibile per chiunque. Credo, inoltre, che la preparazione di un co-pilota debba essere tale da poter supplire, in ogni situazione governabile, quella del comandante. Credo, infine, che col tempo ne sapremo di più.
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