
Sarah Palin (Credits: LaPresse/Craig Rattle)
La donna che non aveva mai abbandonato la corsa si presenta ai nastri di partenza della gara elettorale con la ragionevole speranza di poter vincere la nomination repubblicana e con il recondito sogno di entrare alla Casa Bianca. Se non nel 2012, forse quattro anni dopo.
Sarah Palin is on the run. Inizia domenica il suo viaggio negli States che, nelle sue intenzioni, dovrebbe portarla ad essere la candidata che il GOP metterà di fronte a Barack Obama.
Sarah Palin is on the road. Parte da Washington, da uno storico raduno di motociclisti, i Rolling Thunder, tipi alla Easy Rider , molti veterani del Vietnam, che si ritrovano ogni anno, al Memorial Day.
La prima tappa sarà su due ruote. Le altre, su quattro. Il giro in pullman si snoderà attraverso le strade della East Coast, toccando mete fondamentali per la storia e la cronaca politica americana. Gettysburg e Antietam, i campi di battaglia della Guerra di Secessione; Filadelfia, una delle culle della Nazione; il New Hampshire, uno dei primi Stati a votare per le primarie.
L’annuncio ufficiale della candidatura dovrebbe arrivare, anche se alcuni osservatori dicono che la Palin potrebbe nicchiare ancora. Tutti i segnali però dicono che la corsa inizierà veramente.
Dalla sua parte rimane la forte popolarità (non sempre sinonimo di consenso) che l’ex governatrice dell’Alaska gode a livello nazionale, grazie alle sue continue apparizioni (molto ben pagate) su Fox News Television e grazie allo spazio di cui beneficia sugli altri media americani.
Un altro fattore a suo favore è poi la debolezza dei candidati rivali. Dopo la rinuncia di Donald Trump, l’avversario più accreditato è quel Mitt Romney che non ha mai fatto impazzire le folle repubblicane. Troppo cool, troppo understatement. Non caldo, come Sarah La Rossa. Che, invece, scalda le platee, soprattutto quelle del Tea Party, di cui la Palin è diventata l’eroina.
I sondaggi interni al GOP la confortano. Gli altri concorrenti non dovrebbero essere un pericolo. Non certo quel Newt Gingrich che rappresenta più il passato (gli anni ‘90) che il futuro. E neppure quel Ron Paul, anch’egli vicino al Tea Party, ma molto meno famoso tra il grande pubblico americano.
La discesa in campo della Palin non dovrebbe essere turbata neppure dalla possibile candidatura di Michele Bachmann, l’altra figura femminile emergente nel campo conservatore.
Sarah la Rossa ha pianificato le sue mosse: ha spostato il suo quartier generale dalla lontana Alaska alla più centrale Arizona, dove ha comprato una casa per un milione e settecentomila dollari.
Ha poi commissionato un documentario biografico a Stephen K. Bannon, un filmaker vicino ai repubblicani, che il prossimo mese verrà distribuito in Iowa, Nevada, New Hampshire e South Carolina, gli Stati dove si terranno le prime primarie.
Sarah Palin inizia la corsa. Comunque vada a finire, anche se non dovesse conquistare la nomination, per lei sarà una gara vincente. Da quando John McCain la scelse come sua vice (candidata), la fortuna non l’ha mai abbandonat. Ed è diventata e rimasta un personaggio politico con cui tutti devono fare i conti.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Venerdì 27 Maggio 2011


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