
(Credits: Epa/Maurizio Gambarini)
La decisione è arrivata dopo una non stop notturna della coalizione capeggiata da Angela Merkel, alla presenza dei Socialdemocratici e dei Verdi tedeschi. La Germania chiuderà tutti i suoi reattori nucleari entro il 2022. Un passo dal quale non si torna indietro.
Fukushima ha modificato i piani tedeschi. All’indomani del disastro, Angela Merkel era stata la prima in Europa a dichiarare di voler congelare la costruzione di nuove centrali nucleari in Germania, per migliorare la sicurezza dell’energia atomica e impedire una catastrofe come quella che ha colpito il Giappone dopo il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo scorso. Ma stanotte il governo tedesco è andato oltre. Il nucleare viene completamente abbandonato e si punterà invece unicamente sul mix di energie rinnovabili e di carbon fossile.
Una scelta pesante, salutata con favore dalla maggioranza dei tedeschi che si dichiarano fermamente contro il nucleare. La Germania è dotata di 17 reattori in tutto. Sei sono stati chiusi subito dopo Fukushima. Uno era già fermo da tempo. Altri sei verranno chiusi entro il 2021 e per un anno verranno mantenuti in funzione solo 3 impianti, che garantiranno la sicurezza energetica in caso di possibili black-out dovuti al passaggio alle altre fonti di energia. Ma nel 2022 anche questi ultimi reattori verranno chiusi e la Germania volterà definitivamente pagina.
“E’ definitivo: l’ultima data per le ultime tre centrali nucleari è il 2022″, ha detto Norbert Roettgen, il ministro dell’Ambiente, alla fine del vertice di questa notte, aggiungendo che “Non ci saranno clausole di revisione“. Insomma, la Merkel va per la sua strada e mette la firma su una roadmap della portata storica, che modificherà sostanzialmente le abitudini della quarta economia del mondo. Proprio la Merkel aveva rischiato grosso voltando le spalle al nucleare lo scorso marzo, ma adesso la Cancelliera sembra aver vinto la sua partita.
E, curiosamente, proprio mentre la Germania annuncia il suo addio al nucleare, dalla Gran Bretagna arrivano dati sconfortanti sulle emissioni dovute al carbon fossile, che sono aumentate nonostante la pesante recessione che ha colpito il Regno. Il che fa pensare che Londra difficilmente centrerà gli ambiziosi obiettivi fissati dai target europei in merito alla lotta ai cambiamenti climatici (la riduzione del 20% delle emissioni entro il 2020, ndr).
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Lunedì 30 Maggio 2011


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Commenti
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Il 31 Maggio 2011 alle 10:37 indigesto ha scritto:
Credo, gentile Professoressa, che anche la Merkel si dia alla politica degli annunci. Comunque vada, ancora dieci anni di elettronucleare aiuteranno non poco l’economia tedesca. Non dimentichiamoci, poi, che la Germania ha buone riserve di carbone, che incentiva il rinnovabile in modo serio e che nella ricerca e nella produzione di impianti in questo settore è un bel pezzo avanti. Dunque nessun paragone con noi, che siamo lenti in tutto, tranne che nell’importare, anche tecnologie dalla stessa Germania per il rinnovabile. E’ difatti notorio che si fa più “finanza” con le importazioni che non con il produrre. Accade purtroppo anche in settori in cui potevano dire la nostra! Saluti.
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