
Militari statunitensi e paracadutisti italiani della "Folgore", coadiuvati da unità delle Forze speciali nel Turkmenistan, la zona di sicurezza nella delicata area di Bala Mourgab, Afghanistan, in una foto del 20 maggio 2011. (Credits: Ansa)
Centro di Herat, solo quattro giorni fa. Il Provincial reconstruction team (Prt), di competenza dei militari italiani ma che impiega anche personale civile, ha sede in un vecchio quartiere della città. Attraverso il cancello colpito questa mattina dai kamikaze talebani scortata dai soldati di Camp Arena, la vera a propria base militare a pochi chilometri da Herat. Le misure di sicurezza in difesa del palazzo sono strettissime. Per avvicinarci dobbiamo segnalare il nostro arrivo via radio, davanti all’ingresso ci sono le barriere fatte con blocchi di cemento. Penso subito che se qualcuno volesse sfondarle in auto, non ci riuscirebbe. Prima di entrare poi un soldato controlla l’eventuale presenza di ordigni dentro e sotto ogni auto. Queste precauzioni mi fanno sentire tranquilla. E la mia sensazione è confermata all’interno: il Prt non è un luogo dove avere paura. Tutti lavorano serenamente, l’atmosfera è rassicurante. Ci sono un bar, una mensa, gli uffici e un piccolo mercato in cortile. La stessa città di Herat era considerata, fino a oggi, relativamente sicura.
Il gruppo di ricostruzione provinciale (Prt), attualmente sotto la responsabilità del 132esimo reggimento artiglieria terrestre della brigata “Ariete” che ha sede a Maniago, vicino a Pordenone, ha il compito di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo, a fianco delle autorità locali. Incontro il comandante, il colonnello Paolo Pomella, che è arrivato a Herat ad aprile. Mi parla dei progetti portati a termine e di quelli in programma per il 2011. Per quest’anno il Prt ha a disposizione 5 milioni di euro per costruire 45 strutture, tra scuole, centri medici, fognature, pozzi, impianti di irrigazione. Il tutto concordato con il governatore di Herat, Daud Saba, e con le shure (le assemblee dei saggi) delle città e dei villaggi. “Durante la cerimonia di inaugurazione delle strutture realizzate – spiega Pomella – sediamo accanto alle autorità del posto, al mullah, agli elders (gli anziani, ndr). E per noi è una grande soddisfazione vedere che il lavoro fatto è apprezzato e utile, riconosciuto da tutti”, dice Pomella con l’orgoglio di chi considera la fiducia degli afgani la migliore conquista. Una fiducia che oggi è stata il vero obiettivo delle autobomba contro il Prt.
Dopo il pranzo a base di piatti rigorosamente italiani, partiamo per visitare alcuni dei centri avviati con il sostegno del Prt. Il Women social center, dove 36 donne vendono prodotti locali in negozi di cui sono titolari. Il Center for visual arts, dove altre 200 donne stanno imparando a leggere, a dipingere, a cucire. Il Teacher training center, la scuola di formazione per gli insegnanti che ha 2 mila studenti, di cui il 70 per cento donne. Lungo tutto il tragitto abbiamo una scorta imponente, auto blindate, viaggiamo con il giubbetto antiproiettile. L’attività di ricostruzione, ci spiegano, non può fare a meno della sicurezza, che rimane uno dei compiti principali del contingente italiano nella regione di Herat. Sembra incredibile che, con tante precauzioni, gli attentatori siano riusciti a colpire così in profondità.
- Lunedì 30 Maggio 2011

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