
(Credits: Epa/Dai Kurokawa)
Dopo i tecnici-volontari con divisa bianca e mascherina sul naso che hanno avuto il coraggio di entrare nelle centrali di Fukushima per cercare di mettere in sicurezza i reattori, l‘Occidente ha definito “neo-kamikaze” anche i volontari-pensionati che hanno dato la propria disponibilità a prestare servizio nelle centrali ancora in difficoltà.
Del primo gruppo alcuni sono morti a causa di esplosioni improvvise, altri sono stati contaminati dalle radiazioni, altri ancora continuano a fare di tutto per impedire un disastro nucleare. E con tanta pazienza sono effettivmente riusciti a far tornare l’elettricità necessaria a rimettere in funzione i sistemi di raffreddamento dei reattori. Il secondo gruppo, invece, non è ancora entrato in azione, ma già si è posto l’obiettivo di risolvere l’emergenza in pochi mesi.
I valori in cui credono sono molto simili a quelli dei samurai: sono pronti al sacrificio per tener fede all’ideale patriottico e pongono il bene comune sempre al di sopra di quello individuale. Ma non amano essere etichettati come ”kamikaze buoni” o “samurai moderni“. Si definiscono un “corpo qualificato di veterani”, composto prevalentemente da ingegneri in pensione, pronti ad esporsi ai rischi di contaminazione al posto dei giovani. E stufi di rimanere a osservare passivamente come si evolve la situazione.
L’idea di creare un corpo speciale è venuta a Yasuteru Yamada, ex-ingegnere di 72 anni, che dopo aver constatato che più di un migliaio di giovani operai e lavoratori non qualificati continuano ad essere impegnati quotidianamente nelle attività di riparazione delle centrali danneggiate ha contattato al telefono, via email e anche grazie al passaparola dei social network altri 200 ex-colleghi oggi in pensione sperando che potessero essere disposti, come lui, a offrire il proprio contributo per “salvare la nazione“. “Vista la situazione, anche i pensionati non possono più permettersi di rimanere alla finestra ad aspettare, ma devono rimboccarsi le maniche e aiutare, come possono”.
Pur lodata dall’intero esecutivo, la proposta di Yamada non è stata accettata, e Goshi Hosono, Consigliere Speciale del Primo Ministro incaricato di gestire la crisi, ha ribadito ”il principio di non coinvolgere gruppi suicidi” nelle operazioni di emergenza. Ma il nuovo eroe giapponese, che mal sopporta sia l’etichetta di eroe sia quella di kamikaze, ha precisato di aver “paura della morte come tutti i suoi colleghi pensionati”, ma anche che questa squadra non ha nessuna intenzione di immolarsi per la patria: “noi torneremo a casa, dopo aver messo a disposizione del paese la nostra esperienza e le nostre conoscenze, come del resto sta facendo il resto della popolazione nei settori che ognuno conosce meglio. Un comportamento normale in un momento di totale emergenza. Siamo tutti perfettamente consapevoli dei rischi che corriamo, ma questo non basta a definire la nostra come un’iniziativa suicida. A me pare logico, non coraggioso, chiamare noi pensionati a sostituire quei giovani già da troppo tempo quotidianamente esposti alle radiazioni di Fukushima”, ha spiegato alla BBC. Senza giri di parole Yamada ha chiarito che l’impatto delle stesse su di loro sarà comunque molto inferiore a quello che potrebbero avere su questi ragazzi. “Il cancro ha bisogno anche di venti o trent’anni per manifestarsi, e noi ne vivremo massimo altri dieci o quindici, quindi per noi queste malattie degenerative non rappresentano un problema”. E ora spera di riuscire a convincere la maggioranza dei parlamentari ad autorizzarli, finalmente, all’azione.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Martedì 31 Maggio 2011


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