- Tags: Aiea, disastro nucleare, Fukushima, Giappone, Tepco, tsunami, world news
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(Credits: Tepco Handout)
Il disastro di Fukushima avrebbe potuto essere evitato (o contenuto) se il Giappone non avesse sottovalutato gli effetti dello tsunami che ha colpito l’Impero del Sol Levante l’11 marzo scorso. E’ quanto si legge nelle anticipazioni del dossier dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica).
Secondo il gruppo di esperti inviato dall’agenzia delle Nazioni Unite che vigila sull’utilizzo dell’energia nucleare nel mondo, i giapponesi non hanno considerato a dovere le conseguenze di una minaccia concreta come quella di un imponente tsunami e, quindi, alcune centrali atomiche, tra le quali quella di Fukushima Daiichi, hanno subito gravi danni mettendo a rischio l’intero Paese.
A poco più di un mese dal terremoto (di magnitudo 8.9 sulla scala Richter) e dallo tsunami che hanno messo in ginocchio il Giappone, causando 15,280 morti e circa 8,500 dispersi, ancora non si hanno numeri certi sull’effettivo rischio derivato dalla contaminazione nucleare dovuta all’incidente di Fukushima, dove tutti e quattro i reattori si sono surriscaldati ed è stato quasi impossibile, nelle prime tre settimane, riuscire a spegnerli, a causa dei danni subiti dai generatori di emergenza allagati dalle onde anomale, che hanno raggiunto i 14 metri di altezza.
La centrale di Fukushima è costruita 6 metri sopra il livello del mare. Troppo poco secondo i tecnici dell’Aiea, che a fine giugno presenteranno il rapporto definitivo del loro lavoro di indagine in Giappone. Ma, sul fronte della reazione l’Impero del Sol Levante si aggiudica una medaglia d’oro. Se, da una parte, i rischi sono stati sottostimati, dall’altra la reazione per la messa in sicurezza della centrale di Fukushima secondo l’Aiea è stata “esemplare“.

(Credits: Tepco Handout)
Decine di tecnici hanno continuato a lavorare giorno e notte nell’impianto dove si generavano continui incendi e si verificavano pericolose esplosioni. Molti di loro sono già considerati degli eroi, perché hanno messo a rischio le loro vite e sono stati contaminati, sacrificandosi per il bene della comunità.
Intanto, Standard & Poor’s ha ulteriormente degradato la Tepco, la società semi-statale che si occupa della manutenzione ordinaria e d’urgenza della maggior parte delle centrali nucleari in Giappone. Da l livello “AA-” prima della crisi nucleare, a “B+”. E’ il quarto downgrading in un mese, cosa che in patria ha fatto guadagnare alla Tepco l’appellativo di “società spazzatura”.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Mercoledì 1 Giugno 2011


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Commenti
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Il 1 Giugno 2011 alle 10:43 BLOG : La voce di quasi tutti ha scritto:
[...] Media 4.00 su 5 [...]
Il 2 Giugno 2011 alle 17:20 tails ha scritto:
Mah, direi che uno tsunami con onde da 14 metri e un terremoto del 9 grado della scala richter sono abbastanza difficili da prevedere.
Hanno fatto il possibile, anche considerando lo stato tecnologico della centrale che risaliva agli anni ‘70.
E’ stato un caso abbastanza estremo.
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