
Miliziani fedeli a Nkunda a Rutshuru nel 2008 (Credits: Giampaolo Musumeci)
Il prossimo autunno si voterà per le elezioni presidenziali e legislative in Repubblica Democratica del Congo. E il Presidente Kabila fa evidentemente le “prove di trasparenza”. E ha deciso così di rendere pubblici i contratti riguardanti lo sfruttamento minerario, petrolifero e delle foreste.
Tutti i nuovi contratti relativi a esplorazione o sfruttamento delle ricche risorse congolesi saranno così alla luce del sole. L’Ong Global Witness che lavora e lotta per la trasparenza e che da anni punta il dito sul paese africano non fa i salti di gioia. Il problema sono infatti i vecchi contratti in essere.
La corruzione e l’assenza di trasparenza hanno trasformato il settore minerario in Congo, e in particolar modo in Kivu, regione dell’est al confine con il Rwanda, in un vero e proprio far west. Bande armate ribelli e governative estraggono illegalmente i minerali, senza che le attività abbiano reali ricadute sulla popolazione.
Quanto il provvedimento farà ora chiarezza su quella regione? E ancora: restano segreti gli accordi multimiliardari (9 miliardi di dollari) siglati tra Kinshasa e un gruppo di società cinesi nel 2007. Gli accordi prevedevano intensi sfruttamenti minerari in cambio della costruzione di infrastrutture e strade. Rivisti al ribasso nel 2009, furono proprio quegli accordi a scatenare la guerra alla fine del 2008 tra il governo congolese e i ribelli del CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo) di Laurent Nkunda, sostenuto da Stati Uniti e Rwanda. Molte società furono in quel modo estromesse dai “giochi”. E, come per incanto, il gruppo ribelle conquistò quasi tutto il nord Kivu.
Il Congo possiede un terzo delle riserve mondiale di cobalto, oltre al 18% del totale dei diamanti e larghi giacimenti di cassiterite e coltan, fondamentali per l’industria hi-tech.
L’instabilità e l’insicurezza di vaste regione come il Katanga sono a beneficio delle numerose bande armate. L’assenza di regole e legalità permette la conclusione di contratti (quando ci sono) a dir poco spregiudicati.
Che il nuovo provvedimento sia un passo nella giusta direzione? I più scettici alzeranno le sopracciglia. E non a torto.
—
Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Channel4, Independent, Die Zeit. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
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- Lunedì 6 Giugno 2011


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