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Israele, Siria e il confine di cui ci eravamo dimenticati -L’ANALISI

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  • Tags: Generazione Tel Aviv, golan, Israele, rivolte islam, siria
  • 5 commenti

Truppe israeliani nei pressi del villaggio di Majdal Shams nelle Alture del Golan lungo il confine con la Siria (AP Photo/Ariel Schalit)

Truppe israeliani nei pressi del villaggio di Majdal Shams nelle Alture del Golan lungo il confine con la Siria (AP Photo/Ariel Schalit)


Anna MomiglianoQualche tempo fa l’Economist dedicava una copertina a quello che considerava “Il confine più pericoloso del mondo“, ovvero quello tra India e Pakistan, due potenze nucleari in perenne tensione tra loro. Sarà, ma c’è anche un altro confine che dovrebbe fare preoccupare, non poco, la comunità internazionale. E di cui, erroneamente, a lungo abbiamo dimenticato: sto parlando della frontiera tra Siria e Israele, una delle zone più calde del Medio Oriente, come gli scontri di domenica dimostrano: il bilancio è di 20 morti e oltre 200 feriti.

La notizia, in breve, è questa: in occasione dell’anniversario della disfatta araba del 1967, quando la Siria ha perso le alture del Golan, oggi annesse a Israele, un gruppo di manifestanti ha tentato di oltrepassare la frontiera con lo Stato ebraico. I soldati israeliani di guardia al confine hanno avvertito: “Chiunque cercherà di attraversare il confine sarà ucciso.” Ma molti dei manifestanti hanno tentato ugualmente di entrare nel territorio israeliano, così i militari hanno sparato.

Il dato più preoccupante è che non si tratta di un caso isolato. Qualcuno ricorderà senz’altro che scontri simili si erano verificati lo scorso 15 maggio, in occasione di un altro anniversario, quello della Nakba, ossia la “catastrofe”, termine con cui gli arabi ricordano la nascita del moderno Stato di Israele, avvenuta nel 1948. E non è da escludersi che nuove violenze si ripetano nel prossimo futuro lungo la frontiera israelo-siriana. Martedì, tra l’altro, si celebra un altro anniversario dolente per la memoria araba: la conquista israeliana di Gerusalemme Est, avvenuta sempre nel 1967.

(Credits: Ap Foto/Sham News Network)

(Credits: Ap Foto/Sham News Network)


Anniversari a parte, il dato è un altro: il confine tra Siria e Israele sta diventando uno dei punti più burrascosi del Medio Oriente. E, per la cronaca, Israele ha già dei serissimi problemi con altri due frontiere: quella con la Striscia di Gaza, governata da Hamas e da dove partono razzi che colpiscono le cittadine, e quella con il Libano, da cui per anni Hezbollah ha lanciato razzi katyusha ed effettuato operazioni di guerriglia, anche se ora le truppe delle Nazioni Unite riescono a tenere relativamente a bada la situazione.

Ora, la situazione tra Siria e Israele non è mai stata idilliaca. I due Paesi non intrattengono relazioni diplomatiche. E tra le due nazioni c’è una contesa territoriale che verte, appunto, sulle alture del Golan. Che costituisce, nello scacchiere mediorientale, un problema a sé e troppo a lungo determinato. In breve, di cosa si tratta? Durante la guerra del 1967, Israele ha conquistato una serie di territori, sottraendoli ai Paesi arabi confinanti: la Striscia di Gaza (sottratta all’Egitto, che poi non l’ha voluta indietro, tanto che nel 2005, quando l’esercito israeliano si è ritirato, essa è finita in mano palestinese), la Cisgiordania (sottratta al Regno di Giordania, che tuttavia ha rinunciato a questo territorio, auspicando la creazione di uno Stato palestinese), e infine il Golan, sottratto alla Siria. Che, a differenza di Egitto e Regno di Giordania, rivuole questo pezzo di terra indietro.

Il fatto è che Israele proprio di restituire il Golan non ne vuole sapere. Anche perché queste alture sono fondamentali per l’approvvigionamento idrico del Paese. Non solo: a differenza della Cisgiordania, che rimane tuttora “Territori occupati” dallo status giuridico quanto meno vago, il Golan è stato formalmente annesso al territorio israeliano, con una legge apposita del 1981.

A lungo, tuttavia, nonostante tutte queste ragioni di tensioni, il confine tra Israele e Siria era rimasto relativamente tranquillo. Resta da chiedersi, dunque, come mai tutte queste violenze stanno esplodendo proprio adesso. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu potrebbe non avere tutti i torti quando sostiene che sono fomentate dal regime di Damasco, che sta attraversando un momento di crisi come molte altre dittature arabe, per “distogliere l’attenzione” interna e mondiale da quello che sta avvenendo in Siria. Dove il regime di Bashar al-Assad sta reprimendo la rivolta nel nel sangue. Le vittime della repressione di Assad, infatti, sarebbero già più di mille, inclusi alcuni bambini. Per saperne di più cliccate qui.

Insomma, che Assad abbia tutto l’interesse di creare un diversivo, utilizzando il conflitto con lo Stato ebraico, è poco ma sicuro. Ma questa non è una buona ragione per ignorare la questione del Golan, che è uno dei dossier più spinosi dell’intera regione mediorientale. Troppo a lungo la comunità internazionale se n’è disinteressata, forse anche perché trovare una soluzione sostenibile pare impossibile. Il problema è che, come spesso accade, quando si accantona una questione troppo a lungo, i problemi ri-esplodono nel peggiore dei momenti.

—

Anna Momigliano è una redattrice di Studio, bimestrale di attualità culturale. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher


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  • annamomigliano
  • Lunedì 6 Giugno 2011

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Commenti

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Il 6 Giugno 2011 alle 17:17 anna.one ha scritto:

Al- Assad crea la diversione dai suo “problemini” anche a costo di una guerra con Israel.

Clue: $1000 promessi da al- Assad ad ogni dimostrante volontario che riesce a tagliare un pezzo di recinto (razor wire) sul confine e $10,000 alla famiglia se viene impallinato (martirizzato) prima di raggiungere il suo goal.
Malgrado l’honey sembra che non ci siano stati molti takers.

Il 7 Giugno 2011 alle 1:16 enkisamael ha scritto:

LA STORIA SI RIPETE.Come ci riferisce Richard Falk,il professore ebreo di diritto internazionale della Princeton University e inviato speciale ONU nei territori palestinesi,Israele con il suo comportamento guerrafondaio viola “la legge internazionale,le leggi umanitarie internazionali e la convenzione di Ginevra”.In tal modo la politica israeliana assume i chiari connotati di “crimini di guerra”, “tendenze genocide”, “risvolti da Olocausto”, e “Olocausto in corso”. Perciò Falk ha esortato il Tribunale Criminale Internazionale ad analizzare con serietà e ferma volontà la situazione di palese etnocidio che si protrae da più di mezzo secolo, compiuto dagli israeliani con l’indegno appoggio internazionale, per giungere ad accusare “i leader israeliani per crimini di guerra”. Come sosteneva il defunto generale israeliano Moshe Dayan: “la dichiarazione dello stato di Israele nel 1948 è stata fatta alle spese della pulizia etnica di 513 villaggi palestinesi, creando più di 700.000 rifugiati palestinesi, espropriando le loro terre, case e negozi per il 78% della Palestina… Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse una precedente popolazione (palestinese)”. Per dare uno stato agli Ebrei lo hanno tolto ai Palestinesi!
da: LA RELIGIONE CHE UCCIDE
COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
(Nexus Edizioni), giugno, 2010.
517 pagine, 130 immagini, € 25

http://www.shopping24.ilsole24.....H246200038

Il 7 Giugno 2011 alle 16:01 anna.one ha scritto:

Olocausto? Esageratoooo…con 4,043,218 milioni di abitanti dei territori palestinesi non si puo’ certamente usare questo termine!

Richard Falk, quello dell’”Olocausto Palestinese”, hey ma é lo stesso Falk che visito’ Khomeini nel 1979, quando era in esilio in Francia e due settimane prima che ritornasse in Iran per condurre la rivoluzione, e lo difese a spada tratta?

“Lo stile di Khomeini è quello di esprimere le sue opinioni reali con aria di sfida e senza scuse, senza riguardo delle conseguenze … Supporre che l’Ayatollah Khomeini è un ipocrita sembra quasi incredibile. Avendo creato un nuovo modello di rivoluzione popolare basata, per la maggior parte, sulla tattica non violenta, l’Iran puo’ ancora fornirci un modello di un disperato bisogno di governance umana di un paese del terzo mondo” Siiii, abbiamo visto!

Ma che sto’ Falk odi Israel? Mah!

Il 7 Giugno 2011 alle 22:16 anna.one ha scritto:

People for Peace.. ma che bella idea!

Se i fanatici sono cosi’ preoccupati della situazione palestinese (Olocausto) questo semplice piano dovrebbe essere preso in considerazione, naturalmente cio’ would zap la fonte principale del loro welfare…

http://thoughtfulideas.blogspo.....-east.html

Il 9 Giugno 2011 alle 15:16 annamomigliano ha scritto:

Assad sta chiaramente fomentando gli scontri con Israele per coprire le sue malefatte. Quello che è più interessante è che anche i palestinesi che vivono nei campi profughi in Siria (due volte vittime in questa faccenda) se ne stanno accorgendo, tanto che in occasione dei funerali se la sono presa con gli scagnozzi di Assad
http://www.tgcom.mediaset.it/m.....orti.shtml

Detto questo, ciò non giustifica il fatto che l’esercito israeliano abbia sparato sulla folla.

Detto questo, evitiamo le solite squallide cavolate sui paragoni ai nazisti. Mai sentito parlare di legge di Godwin?
« Mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1 »

http://it.wikipedia.org/wiki/L....._di_Godwin

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