
Barack Obama (Credits: LaPresse/Charles Dharapak)
Quel numero se lo sogna di notte. Non è ancora un incubo, ma potrebbe diventarlo presto; non è ancora un’ossessione, ma c’è il rischio che si trasformi in qualche cosa di più di un assillo. Se sulla roulette dell’economia americana non usciranno altri numeri, ma alla fine del giro, la pallina rimarrà sempre su quella casella, allora lui rischia di perdere il banco. E la presidenza.
Lui sa che potrebbe essere costretto a lasciarla proprio a causa di quel numero e di quella percentuale: 9.1%. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti. Alto, troppo alto per permettere a un presidente di essere rieletto. Ci riuscì Franklin Delano Roosvelt. Ma lui combatteva con un numero inferiore dell’esercito dei senzalavoro (7.2%) e con una situazione economica peggiore rispetto a quella che ha dovuto governare Barack Obama.
Ci riuscì anche Ronald Reagan (nonostante quella quota, 7.2), ma solo perché gli americani gli diedero fiducia, pensando che il trend positivo della ripresa dell’occupazione (che iniziava a profilarsi) sarebbe proseguito nei mesi seguenti.
Tutti gli altri presidenti che si sono trovati con un tasso di disoccupazione alto hanno fallito la missione di conquistare un secondo mandato. E’stato il caso Gerald Ford, Jimmy Carter e George W. H. Bush, i cui sogni svanirono di fronte al numero 6 (%), il tasso di disoccupazione che si registrava all’epoca dell’elezione che avrebbe dovuto confermarli alla Casa Bianca e che, invece, li rimandò a casa.
Barack obama sa bene che quel numero ora solo nei suoi sogni può diventare il peggiore dei suoi incubi. Gli americani l’hanno eletto anche sulla scorta della sua promessa di creare nuovi posti di lavoro. Ma per più di 13 milioni di persone la ricerca di un nuovo job dopo aver perso il precedente risulta essere un’impresa difficilissima se non (come dicono le fredde statistiche) impossibile. Molti altri milioni di persone hanno già deciso di abbandonarla, scoraggiati dai tentativi andati a vuoto, rassegnati a rimanere disoccupati.
Le divisioni politiche non aiutano, anzi aumentano le difficoltà a trovare le ricette adatte. I repubblicani non vogliono che vengano spesi altri soldi pubblici per investimenti e programmi federali che finora hanno solo evitato il crollo del mercato del lavoro, ma che non sono stati in grado di alimentare la sua ripresa. Il GOP punta ai soldi dei privati come motore della macchina dell’occupazione.
La Casa Bianca e i democratici sono indirizzati ancora verso il rilancio delle infrastrutture e sulle esportazioni (dopo aver convinto il Drago Cinese) a comprare più prodotti Made in Usa.
In realtà sembra che nessuno abbia la bacchetta magica o l’idea giusta per risolvere il problema. E’vero che le aziende licenziano di meno rispetto ai mesi precedenti, ma è anche e soprattutto vero che non vengono creati nuovi jobs. La situazione è stagnante.
Barack Obama non sa come venirne fuori. Christina Romer, ex consigliere speciale del presidente per l’economia, in una recente occasione pubblica si è lasciata scappare che una parte dell’Amministrazione non sembra aver capito che la disoccupazione debba essere la priorità numero uno per (Il Problema) per il governo americano.
La campagna elettorale si farà su quello. Mitt Romney, l’ex governatore del Massachusetts, che ha deciso di correre per la nomination dei repubblicani, ha iniziato la sua campagna elettorale mutuando dal campo avversario un vecchio slogan di Bill Clinton: “It’s the economy, stupid“. Svanito- o scemato- l’effetto Bin Laden, con gli Usa ancora invischiata in Afghanistan, sarà questo il terreno di scontro per la Casa Bianca. “Obama ha fatto fallire l’America” - ha detto Romney nel suo primo comizio.
E che l’economia sia al centro dello scontro politico, Barack Obama ne è ancora più conscio da domenica sera, da quando, con un inusuale report, l’agenzia Moody’s ha avvertito che se non verrà trovata un’intesa credibile tra democratici e repubblicani per ridurre il deficit, sarà costretta a declassare il rating del debito pubblico americano.
L’avvertimento di Moody’s arriva dopo che, alcune settimane fa, l’altra agenzia di rating per eccellenza Standard & Poor’s aveva deciso di bocciare il debito americano per quello che la Casa Bianca bollò come un giudizio basato su motivazioni politiche e non tecniche.
La disoccupazione, il debito, l’economia: le spine nel fianco di Barack Obama
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Lunedì 6 Giugno 2011


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Commenti
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Il 6 Giugno 2011 alle 16:49 anna.one ha scritto:
“Obama ha fatto fallire l’America”
No, Romney disse: Obama HAS failed America. O’Bama ha fallito, c’é forse qualcuno che si sorprende? Forse non si era informato sulle capacità/credenziali del candidato/ community organizer.
:)
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